Tehran Book Fair: il digitale sfida la censura

Photo credit: Tehran Times

Se parliamo di Fiere del Libro probabilmente i primi nomi che vi verranno in mente saranno Torino, Francoforte e Bologna. Le tre fiere che anche chi non è del settore inevitabilmente finisce per aver sentito nominare almeno una volta. Ma ci sono anche Fiere meno conosciute, fuori (almeno per ora) dalla rosa dei Big: è il caso della Tehran Book Fair (TIBF). Dimenticate i padiglioni fieristici che conoscete e immaginatevi stand traboccanti di libri nella grandiosa Moschea Mosalla di Teheran.

Giunta alla sua 28esima edizione, la Fiera dura 10 giorni (6-16 maggio), vanta circa 2,500 espositori locali e 600 internazionali che attirano un traffico di visitatori vicino ai 5 milioni di persone: non male per una Fiera che i più definirebbero sconosciuta. Alcune case editrici del posto vendono più libri in questi giorni che durante tutto il resto dell'anno. Dal momento che l'Iran è tra i primi 10 paesi al mondo più censurati (in buona compagnia di Cina e Arabia Saudita), tutti i libri cartacei in vendita sono stati controllati prima della pubblicazione, e alcuni pesantemente censurati.

La precisazione sul formato dei libri non è casuale: come ci racconta il Guardian, l'editoria digitale, gli eBook e il self-publishing stanno creando non pochi problemi ai censori del Paese. Il quotidiano inglese definisce questo fenomeno addirittura come una Fiera non ufficiale, parallela a quella tradizionale ma che vive sul web, libera dai tentacoli della censura tanto cara alla Repubblica Islamica dal lontano 1979.

Chi è incaricato di passare al setaccio tutto ciò che finisce sulla carta stampata è il Ministero della Cultura e della Guida Islamica. I momayezi (parola persiana per indicare i censori, dal verbo "valutare") sono gli anonimi scrutatori che lavorano tutto il giorno per rintracciare nei testi parole o frasi che potrebbero essere considerate oscene, inappropriate o politicamente offensive. La definizione di anonimi non è data tanto per: nessuno sa chi sono, ma tutti sanno che sono veri e propri maestri nel trovare un ago in un pagliaio. Alcuni sono noti per il loro approccio "Ctrl+F" (la combinazione di tasti che corrisponde alla funzione "Trova"): cercano nei libri una ad una le parole nella lista nera come bacio, maiale o danza. Altri più meticolosi leggono invece tutti i libri per intero, non sia mai che una perifrasi sfugga al loro controllo. Il famoso blog Reza Shokrollahi da Khabgard sostiene che, diversamente da quanto si pensa, i censori ricevano ordini da qualcuno al di fuori del Ministero, visto che dalle ultime dichiarazioni il Ministero stesso e il Presidente sembrano critici riguardo al loro approccio troppo rigido. 

Vista la situazione, non stupisce che un numero sempre crescente di scrittori e traduttori stiano abbandonando la carta stampata per pubblicare le loro opere online, saltando a piè pari il controllo obbligatorio e minuzioso dei censori. Complice un aumento del prezzo della carta, anche i lettori stanno guardando con più interesse al mondo degli eBook. Portata ad esempio dal Guardian come isola di libertà è la casa editrice iraniana Nogaam, che dal 2013 ha pubblicato 25 eBook, perlopiù di autori locali che non sarebbero passati indenni dalla censura. I titoli sono finanziati grazie al crowdfunding e, una volta che l'autore viene ripagato, gli eBook sono scaricabili gratuitamente. Per darvi un'idea dei numeri di cui parliamo, un eBook dello scrittore satirico Ebrahim Nabavi è stato scaricato circa 10.000 volte: non sono cifre da capogiro ma nemmeno gocce in un oceano. 

James Marchant, un ricercatore prossimo alla pubblicazione di un report sulla situazione dell'editoria in Iran, ha commentato così il panorama attuale: 

E-publishing in Iran is still in its infancy, and there remains a fair amount of scepticism among writers and publishers as to its potential benefits. Despite this uncertainty, diaspora organisations and self-publishing authors inside the country are starting to find some success in marketing ebooks. 

La pubblicazione online in Iran sta ancora muovendo i suoi primi passi, e rimane una buona dose di scetticismo tra scrittori ed editori sui suoi potenziali benefici. Nonostante questa incertezza, organizzazioni "fuori dal coro" e autori indipendenti all'interno del Paese stanno iniziando a trovare un certo successo nel marketing di eBook.

La diffusione sempre più capillare di smartphone e tablet non potrà che fungere da stimolo alla fruizione degli eBook: una piccola rivoluzione digitale è in atto e il Paese ne è ben cosciente se la TV iraniana è arrivata a definire gli eBook come «una nuova minaccia che va presa sul serio». Internet e il mondo digitale sono un torrente in piena e la Repubblica Islamica dovrà sempre più fare i conti con un fenomeno che sarà difficile da fermare completamente. Ancora non è chiaro in quali sanzioni gli scrittori potrebbero incorrere per pubblicazioni online considerate inaccettabili e questo potrebbe far ben sperare che il mondo online rimanga più libero di quello fisico (e magari sia da stimolo al processo inverso…). Favorevoli o sfavorevoli che siate agli eBook, qui non si parla della comodità di portarsi un eReader in metropolitana o in spiaggia. Ci sono luoghi in cui un eBook può fare la differenza e il digitale essere l'unica alternativa per alcuni scrittori (e lettori): non dimentichiamolo.

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