The Staff Recommends

Che fate quando cercate un nuovo libro, magari dopo averne terminato uno che vi ha segnato? Leggete le recensioni o consultate le classifiche? Il web è pieno di posti dove cercare in tal senso: Anobii, Goodreads, i vari blog tematici. O Finzioni, per dire.

Tutte buone pratiche. E adesso ce n'è una in più: si chiama The staff recommends. Sottotitolo: recensioni a pagamento, ma solo di libri che ci sono piaciuti davvero. Come funziona? Gli editori possono inviare le loro proposte e lo Staff decide quali prendere in considerazione, poi ne scrivono una recensione e l'editore paga il lavoro. E precisano che se e solo se il libro secondo loro ha valore, decidono di recensirlo. Cioè: recensiscono solo libri buoni e belli. La domanda sorge spontanea: perché dovremmo fidarci di loro? 

Perché il capoccia di tutta la baracca è un certo John Warner, uno che ha scritto per siti e riviste importanti come The Morning News e McSweeney's – insomma, uno con una certa reputazione. Perché i soldi li prendono dagli editori e ci campano; ma anche dalle affiliazioni ai negozi on-line (Amazon su tutti), tuttavia questi li donano in beneficenza. Perché hanno costruito un network di siti che rilanciano le loro raccomandazioni. Ora, direte voi, che c'entra tutto questo con Finzioni Digitali? C'entra, c'entra… vediamo!

  1. Se ancora ce ne fosse bisogno, si dimostra che in Rete si può perfettamente coniugare qualità e inclusione, apertura democratica e approfondimento.
  2. Si dimostra come un modello economico che punta sulla sostenibilità piuttosto che sull'accumulazione possa essere perfettamente efficiente.
  3. Si fornisce un ulteriore esempio di come la reputazione si basi sul continuo e costante dialogo on-line, con i lettori, e con i siti affini.
  4. Last but not least, si consolida un modello d'intermediazione culturale di spessore ma lontano dai pantani della critica tradizionale.

Chi è che diceva che non si può cambiare l'editoria???

eFFe & Mariangela Lecci

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

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