Un codice per proteggere gli scrittori digitali

Photocredit: Will Self su Writers at Work

Gli scrittori non sono proprio persone vere.

Francis Scott Fitzgerald, L'amore dell'ultimo milionario*

Può anche essere, ma abbiamo saputo da fonti sicure (un informatore anonimo di Finzioni) che gli scrittori mangiano. Mangiano e bevono, proprio come noi. E fanno la spesa e pagano l'Enel e, quando non diventano istantaneamente ricchi, pagano anche affitto o mutuo. In molti dicono che a far lo scrittore non ci si campi, perché per campare è necessario sfornare almeno un bestseller l'anno. E tutto questo è forse vero o poteva quantomeno esserlo nell'Era Pre-Digitale (appena dopo il Cretaceo), ma ora la questione si è complicata di molto. Perché ora la pirateria è concentrata soprattutto sugli eBook, calmatesi le acque musicali prima e cinematografiche poi. Risulta quindi più difficile, a un editore qualsiasi, garantire a un suo scrittore gli introiti previsti; diventa difficile anche per lo scrittore, di conseguenza, pagare l'Enel e il teleriscaldamento.

HarperCollins, appena ripresasi dall'AppleGate, ha fatto un tentativo in più per proteggere i propri autori e tutelare le loro opere dalle violazioni del copyright. Tutti gli eBook HarperCollins sul catalogo U.S.A. — e disponibili all'acquisto ovunque il copyright lo consenta saranno infatti dotati di Digimarc Guardian Watermarking for Publishing, un particolare tipo di Watermark invisibile al lettore.

Un esempio pratico di Watermark, il classico e visibile, per capirci, è quella scitta trasparente che appare su alcune delle immagini che trovate su Internet. Si può applicare sia alle immagini sia ai documenti, di qualsiasi tipo. Nello specifico:

Il termine watermarking […] si riferisce all’inclusione di informazioni all’interno di un file multimediale o di altro genere. […] Tali indicazioni, lasciano il documento accessibile ma contrassegnato in modo permanente. Esse possono essere evidenti per l'utente del file (per esempio nel caso di una indicazione di copyright applicata in sovraimpressione su una immagine digitale) o latenti (nascoste all'interno del file); in quest'ultimo caso il watermarking può essere considerato una forma di steganografia.

(Vedi Wikipedia per saperne di più)

Il Digimarc Guardian Watermarking for Publishers (che d'ora in avanti chiameremo DGWP) è quindi un codice identificativo che contrassegna distintamente ogni copia digitale di un eBook. Di tale codice, come dicevamo visibile solo all'editore (e quindi non inopportuno per il lettore), ci si servirà per impedire la duplicazione illecita dell'eBook a cui appartiene. Monitorando costantemente la rete ed effettuando un controllo incrociato dei DGWP l'editore saprà sempre dell'esistenza di copie dei propri libri digitali, e chi le ha scaricate e grazie a chi; potrà anche, di conseguenza,prendere provvedimenti legali e giudiziari — che possono anche portare a serie ripercussioni, come accaduto in Spagna.

HarperCollins ha tra l'altro rassicurato il pubblico sul fatto che solo il DGWP verrà monitorato, e che nessun altro tipo di dato o informazione personale riguardo i lettori.

L'obiettivo (anche detto "convinzione" o, in questo caso, più propriamente "speranza") è che il diritto d'autore possa in questo modo rimanere inviolato — un po' di più, almeno — e che gli scrittori possano così concentrarsi sul mestiere di scrivere, anziché passare i pomeriggi al centro di collocamento.

*Grazie a Gianluca Morozzi per l'ispirazione!

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

2 Commenti
  1. Da un lato sembra una buona notizia, con il superamento dei DRM e di altre vessazioni che limitano la fruibilità del libro da parte dei lettori onesti. Da quanto ho capito, è più che altro un modo per rintracciare l’origine – la prima copia acquistata. Però non mi è chiaro come avverrebbe il “monitoraggio”. Sembrerebbe uno spyware, e la cosa proprio non piace.

  2. @Salomon Xeno (scusa il ritardo nella risposta) in teoria non dovrebbe essere nulla di simile: da quel che ho capito viene assegnato un codice univoco ad ogni copia del file che viene creata, e se il codice non risulta nel database dell’editore allora si tratta di una copia pirata. La mia fantasia ha elaborato un’immagine di tutto questo bel processo che somiglia molto alle fascette identificative assegnate agli animali nelle riserve naturali.