Evoluzione e rivoluzione, assonanze a parte

 

Letizia Sechi è responsabile di produzione per Bookrepublic, per cui si occupa anche della formazione agli editori, aiutandoli a ridisegnare il loro processo editoriale. È Product Manager per 40k Books e autrice di Editoria Digitale, edito da Apogeo.

Finzioni digitali / Evoluzione e rivoluzione, assonanze a parte

"Rivoluzione digitale": un’espressione scontatissima per parlare su per giù di tutto quello che passa dallo schermo di un computer e prima si faceva in modo diverso (sì, sto semplificando). L’abbiamo rispolverata anche per parlare di ebook: ho perso il conto di quanti titoli tra giornali e blog ne hanno parlato in questi termini.

La tecnologia ha avuto un’impatto fortissimo sul lavoro editoriale nel momento in cui sono stati introdotti i computer nelle redazioni. Una cesura netta: ieri non c’erano, oggi sì, si comincia a lavorare in modo diverso. Che rivoluzione è quella degli ebook? Non la penserei in termini di guerriglia ma in termini di evoluzione: il vero cambiamento, più che tecnologico, dev’essere di mentalità. Per esempio:

1. per organizzare i contenuti bisogna capire quali sono le possibilità che non solo la carta ma anche il digitale mette a disposizione dell’editore. Per far questo non si può continuare a pensare alla tecnologia come qualcosa di estraneo all’editoria. Il libro stesso è un prodotto tecnologico sotto ogni aspetto: semplicemente, ci siamo abituati
da più tempo.

2. i principali problemi produttivi dell’editoria digitale sono derivati in parte dal cattivo utilizzo di quelle tecnologie che anni fa hanno "fatto irruzione" nel lavoro editoriale. Gli editori che sono riusciti a farne un uso più sistematico, organico e consapevole adesso si trovano davanti a un più semplice ridisegnamento del processo produttivo, e hanno più spazio da dedicare alla realizzazione dei contenuti attraverso nuove forme. Vi prego, però, tenete presente che ho detto "in parte": ci sono delle criticità oggettive che prescindono dal modo in cui vengono lavorati i libri.

3. l’editoria digitale – fortunatamente – non si riassume in un unico formato: l’epub, lo standard che ha avuto una così rapida affermazione e diffusione ed è ideale per tutta una serie di tipologie di libro, non lo è affatto per altre. L’editore dovrebbe essere in grado di scegliere la realizzazione digitale che più valorizza i suoi contenuti: dovrebbe, in altre parole, continuare a fare esattamente il suo mestiere anche attraverso nuove possibilità tecnologiche di realizzazione. Finché non si smetterà di percepire i formati digitali per l’editoria come un pericolo, un abbassamento qualitativo, un fastidio perché costringono a mettere in discussione e ripensare almeno in parte il modo in cui si gestiscono i contenuti e la loro lavorazione, non ci sarà nessun vero cambiamento, né innovazione.

Le rivoluzioni, per vocazione, tendono a cancellare uno stato delle cose per instaurarne uno nuovo e auspicabilmente migliore. Non sono affatto convinta che gli ebook cancelleranno qualcosa, né che sia il loro intento (anche perché dubito che abbiano una volontà propria): sono una possibilità, un nuovo strumento da affiancare ad altri già noti. Attenzione a parlare di rivoluzione: si rischia di incappare nel Congresso di Vienna.

Nel prossimo appuntamento cercheremo di capire qualcosa di più sui possibili modi per tradurre in digitale ciò che fin’ora ha vissuto solo sulla carta, e daremo un’occhiata a quanto si dice in rete in proposito: se il cambiamento parte dagli editori è interessante anche cercare di capire cosa si aspettano i lettori dall’editoria digitale.

Letizia Sechi

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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