Ho incontrato Arturo Robertazzi prima su Twitter, come @artnite, e poi, di persona, in un caldo pomeriggio napoletano, in una libreria sotto i portici di Piazza del Plebiscito. Davanti a un caffè come lo sanno fare solo a Napoli, ci siamo fatti una lunga chiacchierata sul suo romanzo d'esordio, Zagreb, di cui Arturo mi ha raccontato la quindicennale gestazione, la tecnica di stesura consistente nel tracciare prima la trama e poi piegare gli eventi storici (quelli terribili delle guerre jugoslave) alle esigenze narrative, l'uso delle fonti storiche e lo sforzo di creare immagini fortemente evocative. Qualche pettegolezzo, una stretta di mano, e un appuntamento senza data sulle pagine di Finzioni. 

Ho riscritto ad Arturo qualche sera fa, chiedendogli di accettare – invece di quell'intervista seria, comme il faut - delle domande più leggere, più spiritose, più in linea con l'idea di "umanizzare" quei personaggi del mondo dei libri che cavalcano, a modo loro, le tecnologie digitali. E da Berlino, dove vive, Arturo ha risposto con coraggio e ironia. Ce ne fossero, di scrittori così.

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Arturo, tu vivi a Berlino, bevi molta birra e mangi molti crauti?

eFFe, io vivo a Neukölln, mangio molti kebab e bevo molta Efes.

Che cosa ti manca dell’Italia?

Dell’Italia di oggi mi manca davvero poco.

Passiamo alle cose serie: ma è vero che le tedesche sono facili?

Le tedesche (e i tedeschi) sono come la loro lingua: inaccessibili, ma solo al principio.

Se dovessi imbroccare una crucca in biblioteca di che libro le parleresti? 

No, ti prego, ‘crucca’ no! Voglio dire: la parola ‘crucco’ è odiosa…

E ora che ci sono gli ebook, come le rimorchi le tipe in biblioteca? 

Tu vai con il tuo eReader in biblioteca e lei ti chiede “Was ist das?” e tu rispondi, con il tuo accento italiano “Das ist ein eReader”, e si comincia così, più o meno. Di solito va a finire che lei se ne va, e tu continui a leggere… (n.d.r.: ma che figura ci fai fare a noi-Italiani-baffo-nero-mandolino Arturo!?!)

Tra un crauto e una birra hai pure scritto un romanzo, Zagreb: di che parla? 

Ho scritto Zagreb negli anni, e dentro, oltre alle birre tedesche, ci sono i vini di Spagna, le osmizze di Trieste, i frutti del mare di Sardegna… Come scrive Jacopo Donati nella Digiteca di Finzioni, Zagreb, in qualche modo, parla di colori, di bianco e di nero, e di un terzo colore – forse un rosso – non ben definito.

Il tuo romanzo è disponibile anche in formato digitale, scelta consapevole o caso?

Quando si stava decidendo dell’uscita di Zagreb, ho chiesto esplicitamente la versione ebook. Ma non ho dovuto insistere, la casa editrice, Aìsara, lo aveva già pianificato.

Tu fai opera di divulgazione e di promozione su Twitter. Pro e contro?

Il ‘contro’ principale è la sovraesposizione, tipo “oh no ancora con ‘sto Zagreb!”. Il punto è evitare lo spam ed essere informativi. È quello che cerco di fare con “Zagreb – La Storia Dietro”, il racconto che faccio sul mio blog delle fonti storiche utlizzate per il romanzo. Se ci riesci, allora le potenzialità di Twitter sono immense. Da sconosciuto (uno dei tanti esordienti) ti fai notare, incuriosisci, crei interesse. E alla fine, qualche ‘twitterante’, da follower, diventa lettore.

Come scrittore, che rapporto hai coi tuoi lettori? 

Per ora ho pubblicato un solo romanzo. Comincio appena a conoscere questo mondo, ma avvengono già ‘cose magiche’… Una lettrice (che mi ha conosciuto su Twitter) ha comprato Zagreb. Le è piaciuto e mi ha chiesto di scriverle una dedica. Come facciamo?, ho domandato. Lei mi dice: te lo invio per posta, e me lo rispedisci quando hai finito. E così ho portato la sua copia di Zagreb in giro per Berlino per qualche settimana: l’ho usata un po’ come un diario, sottolineando i brani che più mi piacciono, o scrivendo qualunque cosa mi passasse per la mente. Fra qualche giorno gliela rispedirò. Questo contatto con il lettore è ciò che al momento mi soddisfa di più.

E tu, che ami leggere? 

Romanzi principalmente. Anche se per la stesura (e i reading) di Zagreb ho dovuto studiare parecchio e le mie letture ne hanno sofferto un po’. Da quando vivo in Germania ho “scoperto” Bertolt Brecht che, oltre a essere un maestro, scrive in un tedesco che io riesco a leggere. Lo scopo sarebbe arrivare a Goethe. Vedremo… Intanto mi rilasso con Paul Auster, Asimov e Philip K. Dick.

Hai un ereader? 

Che domande! Certo! [Sorride]

Cosa ti piacerebbe venisse pubblicato in formato digitale?

Vorrei che tutto fosse pubblicato in formato digitale. E ci arriveremo presto, credo.

Come si dice ebook in tedesco? 

Fidati, in alcuni casi è meglio usare l’inglese.

E come si dice “che fai stasera?”

Zu mir oder zu dir?

eFFe