Le impronte digitali: Sergio Covelli

Sergio Covelli l'ho conosciuto a una conferenza sul self-publishing organizzata da Mauro Sandrini a Faenza. Tutto il Comitato di Salute Pubblica di Finzioni si stava fumando la prima sigaretta della giornata in attesa di entrare nella sede della conferenza, quando un tipo loschissimo si avvicina e ci chiede se siamo "quelli di Finzioni" e ci chiede da accendere. La conferenza, il pranzo, le battute e per me pure il viaggio di ritorno in macchina hanno rivelato un personaggio dal multiforme ingegno e dalla profonda umanità. Uno che vale la pena conoscere! Se vi va di approfondire, questo è il suo sito e questo inveve il sito della sua agenzia di servizi per l'editoria digitale – e naturalmente i profili di Facebook, Twitter e LinkedIn! Se poi lo volete conoscere di persona, lo troverete – e ci saremo anche noi! – all' Ebook Camp organizzato da Simplicissimus il 22 e il 23 ottobre prossimi a Loreto – stay tuned!

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Sergio, mia nonna non ha capito che lavoro fai, come glielo spiegheresti?

[Sorpresa – Sgomento – Silenzio – Abbattimento – Ansia… L’intervistato è ancora lì? Sì, sì, ci sono] Ehm, dunque, cioè, insomma, ecco, quindi, eh, più o meno, così, in sostanza, comunque, allora, pertanto, per farla breve… Ecco, ecco, esatto signora, ha capito, è questo quello che faccio (sono bravissimo a far capire l’incapibile a chi vorrebbe capire)!

Tu sei un noto self-publisher. Ma ti offendi se ti chiamano così?

Direi che ‘noto’ è un parolone! Sono un self-publisher, questo sì, e me ne vanto. Pensa che da solo realizzo tutta la filiera dell’editoria: creo le opere, le pubblico, le distribuisco, le promuovo e le vendo (poche, ma buone!). Perché dovrei offendermi? Io il self-publishing lo considero un valore per un autore, non un difetto. D’altronde poi è cosa risaputa che il 70% delle case editrici facciano pagare gli autori per pubblicarne le opere, quindi io offenderei più gli autori con opere a pagamento che i self-publisher! Buuuuuh!

Perché l’auto-pubblicazione o self-publishing come dicono i gggiovani?

Dire ‘self-publishing’ fa più figo e ormai il termine, con l’(imminente?) avvento degli e-book, identifica le auto-pubblicazioni in tutto il mondo, quindi largo ai gggiovani! I miei periodi creativi migliori sono stati quelli in cui ho prodotto da me la mia arte: dischi, videoclip e libri. Tutte le volte che ci sono cascato ed ho firmato contratti con case discografiche (due dischi), produttori cinematografici (una sceneggiatura non ancora trasformatasi in film) e case editrici (due romanzi, doppio buuuuuh! per me) la qualità materiale delle opere (perché in fondo di tali si tratta) purtroppo è sempre stata inferiore alle mie aspettative. Quindi, poiché esigo molto da me stesso, non ho scelta e non posso farci niente: l’autoproduzione fa parte della mia natura interiore, inutile ostacolarla! Ed in fondo la felicità è saper assecondare la propria indole, no?

Rischi? Limiti? Danni collaterali del self-publishing?

Il rischio in Italia è quello di apparire agli occhi dei potenziali lettori uno sfigato… “Se il libro non glielo ha pubblicato nessuno vuol dire che il libro non vale!”: questo è il luogo comune più diffuso anche tra i lettori più acculturati. È un malcostume dovuto al fatto che gli editori si ergono a giudici della qualità come se fossero il Padre Eterno sceso tra gli scrittori, ma la valenza di ‘filtro’ degli editori ha poco a che vedere con la realtà. Basti pensare a capolavori che prima di essere pubblicati vengono rifiutati decine e decine di volte, a self-publisher che in USA vendono milioni di copie ed alla bassa qualità dei libri nella top ten per rendersi subito conto che l’effetto ‘filtro’ degli editori è paragonabile a quello delle sigarette: facevano meno male le Nazionali senza filtro (e forse qui i giovani non mi capiranno)! 

Limiti? Vedo solo quelli ‘temporali’: solo se hai tanto entusiasmo trovi il tempo per occuparti di tutto, altrimenti il tempo vola e ti lascia lì, a terra, con la valigia in mano. 

Danni collaterali? Passerei la mano, ma mi tocca rispondere, sei un arguto intervistatore! Dunque… probabilmente un self-publisher può apparire agli occhi degli editori come un sovversivo, uno scassinatore di meccanismi antichi ed intoccabili, quindi come un nemico da evitare. Questo può essere IL danno collaterale, perché un contratto serio può darsi che non te lo farà mai nessuno, “ma come? Pubblichi quello che parlava male di noi?” In verità le cose non stanno proprio così, i self-publisher sono contro gli editori ‘stampatori’, contro quelli che fanno pagare per le pubblicazioni e contro quelli che prendono per il culo, tutto qui. A nessun self-publisher verrebbe mai in mente di non pubblicare un libro con un editore serio, onesto e professionale, almeno per ora che il fenomeno è agli albori, in futuro chissà…

Nel tempo libero fai pure lo scrittore, il videomaker, l’imprenditore… ma la tua ragazza non si lamenta che poi la sera sei stanco?

E chi ti dice che la sera io sia stanco? [Ride] Sono stato lasciato da molte fidanzate, ebbene sì, lo ammetto, a causa del mio essere ipercinetico, ma adesso, con l’esperienza ho capito che se, tra le varie cose che fai durante il giorno, ci fai rientrare anche di cucinare, lavare, stirare, spolverare, fare la spesa, tenere a posto la casa, pulita l’auto, rasata l’erba del giardino, nessuna ti lascerà mai. Scherzo!

La mia compagna, per fortuna, è un’artista anche lei (ehm, scusate, mi interrompono dalla regia, dobbiamo dare spazio alla pubblicità: www.paolalombardi.com! – gingle – stacchetto – di nuovo in onda) e spesso la coinvolgo nei miei progetti, per esempio alla fine di un mio videoclip fa una parte che nessun uomo farebbe mai fare alla propria compagna… oppure mi asseconda in progetti fotografici un po’ insensati che poi però vanno a finire su Repubblica. Insomma ci completiamo. Lo posso dire qui? La adoro! 

Calabrese di origine, ultimo avvistamento ad Empoli, in Toscana. Quanti traslochi hai fatto? E quanti scatoloni contenevano libri? 

Dalla mia nascita fino a che non ho lasciato il tetto familiare, a diciotto anni, i miei avevano l’allegra abitudine di cambiare residenza ogni sei anni e casa ogni tre quindi la dromomania è una malattia che mi ha contagiato fin da piccolo (colpa loro! Io non c’entro niente!). Ho fatto almeno 25/30 traslochi (non sto esagerando, giuro!) in almeno dieci città diverse di due continenti quindi puoi ben capire che non sono il tipo che accumula o colleziona, anzi, sono allergico ai negozi, agli armadi, ai ripostigli ed alle librerie. Non ho portato con me mai più di un libro per volta. Una volta letto un libro per me è andato, non posso far altro che regalarlo o, a volte, faccio finta di prestarlo anche se so che non mi sarà mai più restituito. Ti sembrerà strano, ma in questo momento in casa ho più numeri della Settimana Enigmistica, e-book reader e computer che libri (di carta). 

E ora che ci sono gli ebook, come la vedi l’idea di un nuovo trasloco?

Come sempre, con eccitazione e voglia di ripartire, francamente per me l’unica cosa che è cambiata è che adesso mi porto dietro migliaia di e-book al posto di un solo hard-book, ma dal punto di vista del peso spostato siamo lì.

Qual è il futuro dell’editoria digitale secondo te?

Bella domanda, aspetta un attimo che te lo dico. “Paola, mi prendi la sfera di cristallo per favore?” Dunque… Vedo, vedo… Non capisco, forse un loop, una resurrezione, una reincarnazione… Ah no, ecco cosa vedo: la pubblicità! 

Vedo inserzioni pubblicitarie targetizzate e non troppo invadenti sparse tra un capitolo e l’altro al posto del prezzo di copertina. Vedo guadagni per gli autori in base alla diffusione delle loro opere e non in base agli acquisti effettuati sugli store. Più le inserzioni saranno cliccate più l’editore o il self-publisher guadagnerà e non importerà come il libro andrà in giro tra un e-reader e l’altro: via email, social network, peer to peer, sarà uguale perché l’importante sarà la circolazione, non la vendita. Gli e-book saranno gratis, come succede oggi per la musica. È vero, non è legale, ma gli mp3 si scaricano con programmi peer to peer e lo stesso avverrà (di fatto già avviene…) per gli e-book. Solo Apple di fatto ha creato un ecosistema per poter vendere la musica, un recinto nel quale rinchiudere il cliente con il binomio vincente iDevices – iTunes (hardware / software) e lo stesso stanno cercando di fare con gli e-book Amazon grazie all’accoppiata Kindle – Kindle store online, Barnes & Noble col binomio Nook – bn.com… Jeff Bezos non è mica scemo, secondo te davvero pensa di poter vendere e-book tra qualche anno? Tutti questi e-book con DRM che anche mio nipote che va alle elementari ‘cracka’ allegramente saranno tutti piratati ed il buon vecchio Jeff lo sa, è per questo che sta cercando di copiare il modello di business già collaudato per il settore musicale da Apple: per renderlo lo standard sicuro, a basso costo e di qualità per chi gli e-book non vorrà scaricarli tramite eMule col rischio di beccarsi un virus o di perdere tempo…

E di quella tradizionale?

Concordo con molti veri esperti del settore: penso che il libro di carta esisterà sempre, in fondo è un bell’oggetto e se la Treccani esiste ancora un motivo ci sarà. In fondo anche i vinili e le pellicole fotografiche si vendono ancora, è un mercato di nicchia, ma pur sempre un mercato. Questo discorso vale però per i libri di qualità, quelli che hanno fatto, che fanno e che faranno la storia della letteratura, mica per le opere usa e getta che occupano le vetrine delle librerie per la massa! Questi libri se proprio qualcuno li vorrà di carta, li ordinerà e gli arriveranno a casa stampati con le tecniche del print on demand.

Noi lettori che ci guadagniamo con gli ebook?

Spazio, meno mal di schiena durante i traslochi, interattività, multimedialità, possibilità di scegliere finalmente da un catalogo infinito, libera concorrenza e libero mercato, in poche parole: maggior democrazia.

Inoltre soldi (risparmio uguale guadagno, no?): i prezzi degli e-book sono ovviamente inferiori (a parte il discorso che l’IVA è al 21% invece che al 4% perché solo per lo Stato Italiano gli e-book non sono libri, bensì prodotti informatici, e qui mi scappa una risata fragorosa…). Se poi immaginiamo un futuro fatto da e-book con la pubblicità saranno gli inserzionisti a pagare le nostre letture, meglio di così? Riguardo al discorso legato all’ecologia invece nutro molti dubbi, è vero che la carta è fabbricata grazie all’abbattimento di alberi, ma gli alberi ricrescono, le batterie al litio invece non si possono piantare in un bosco. Tutto dipende dal riciclo, solo se questo viene effettuato a modo l’e-book è più ecologico dell’hard-book (lo stesso discorso vale ovviamente anche per notebook, telefonini e compagnia bella)…

E cosa ci perdiamo, invece?

Posso rispondere con una citazione che rende bene la mia opinione a riguardo? “Un giorno le piante si decideranno a parlare e la loro saggezza ci farà arrossire. Ci vergogneremo di averne abbattute tante per stampare un mucchio di brutti libri”. (Ernest Hemingway)

Cosa ti piacerebbe pubblicare in formato digitale? E perché?

Il mio nuovo romanzo a puntate, ogni puntata un e-book! Se ti affezioni alla storia compri anche le puntate successive altrimenti ti fermi dove vuoi. Prezzi inferiori ai 50 centesimi di Euro e libertà assoluta, ovviamente DRM free e copyright Creative Commons. Perché mi piacerebbe pubblicarlo? Perché sarebbe anche giunta l’ora! E qui entriamo nell’annosa faccenda della mancanza di tempo del self-publisher…

Che consiglio daresti a un “aspirante scrittore”?

Consigli io? La storia è piena di consiglieri che hanno rovinato imperi, danneggiato popoli e provocato con i loro sbagli guerre ed indigenze, Dio me ne scansi e liberi dal dispensare consigli! Durante le conferenze che mi capita di fare racconto la mia ‘case history' e metto subito la mani avanti, dico sempre “io vi racconterò delle vicende umane, se riuscirete ad estrapolare da voi le dritte giuste l’esperimento sarà riuscito, altrimenti vorrà dire che vi sarete fatti due risate con i video che proietterò!”.

eFFe

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

10 Commenti
  1. Sarà anche un tipo losco (a parte che cosa vuol dire?), ma a me, senza neanche conoscermi, mi ha risposto a centomila email su tematiche riguardanti la pubblicazione di un mio libro, mi ha dato un sacco di consigli giustissimi, ho letto i suoi due romanzi e li ho trovati bellissimi, insomma è un grande. Grazie Sergio! Gio.

  2. Anche a me ha spiegato un sacco di cose, in pratica consulenza telefonica su come realizzare e-book (ho un’agenzia che fa servizi di stampa per editori e volevo aggiungere anche il servizio e-book). E’ stato così gentile ed esaustivo alle mie domande che alla fine, visto che non siamo capaci di farli internamente (ho capito che non è proprio un click fare un ePub…), ho deciso di passare tutto il lavoro alla sua agenzia e va tutto benissimo. Bella l’intervista, molto interessante quello che dice sul futuro dei libri, anche se mi preoccupa non poco!!!

  3. Condivido molto le opinioni dell’intervistato, ma mi lasciano perplessa le considerazioni sulle batterie al litio e sulla pubblicità nei libri, forse il libro di carta allora è più ecologico dell’ebook? Non so se apprezzerei la lettura di un romanzo con la pubblicità dentro!