Le impronte digitali: Steve Jobs!

L'archetipo del nerd si è ritirato dalle scene, e giustamente. Mia nonna diceva sempre "pensa alla salute!". Steve Jobs, l'uomo che nel bene e nel male ha cambiato il nostro modo di pensare e di agire nel mondo: il genio dell'informatica, il pubblicitario incantatore, il diavolo che fa le pentole e pure i coperchi. Comunque la pensiate, lui è uno di quei pochi uomini che, ancora in vita, si è già meritato un posto nella storia. Abbiamo allora immaginato d'intervistarlo – come al solito, alla maniera nostra – per scoprire quello che forse non ci saremmo mai aspettati…

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Buongiorno Mr. Jobs!

Chiamami Steve, per favore!

Ok Steve! La prima domanda è d'obbligo: come stai?

Vado avanti, con forza. Sono circondato dall'affetto di molte persone e questo mi aiuta enormemente.

Non la senti la solitudine del comandante, di quello che si deve prendere le responsabilità per sé e per gli altri?

Talvolta, sì, l'ho provata. L'altra faccia del potere è la solitudine, la malinconia. Ma ora sono in famiglia, e sono un uomo come tutti gli altri, con i suoi problemi e le sue felicità quotidiane.

Come passi le giornate?

Passeggio un po', rispondo alle mail, ma soprattutto disegno e leggo.

Cosa leggi?

Non ci crederai, ma leggo molti testi religiosi, filosofici, e biografie.

Per esempio?

Beh, di recente ho letto il Manuale di Epitteto e le Memorie di Napoleone Bonaparte.

Bell'accoppiata!

Sì, in effetti è particolare. Il primo offre davvero dei consigli pratici per trovare la serenità e l'equilibrio. Il secondo invece è avvincente! E poi anche Napoleone è ricco di suggerimenti concreti, soprattutto per un manager che abbia una visione precisa del suo lavoro!

Ecco, tu sei sempre stato considerato un visionario, ti ci ritrovi in questa definzione?

La prendo come un complimento, ma non credo che sia corretta. Un visionario è qualcuno che ha per l'appunto un visione radicalmente alternativa alla realtà esistente. Rimbaud era un visionario, o William Blake. Io sono solo uno che ha cercato di costruire degli strumenti utili.

L'iPad, per esempio.

Esatto. L'iPad non è solo uno strumento versatile. E' un gesto, anzi, una nuova gestualità. Un modo diverso di agire: nel lavoro, nel gioco, nell'informazione, nella lettura.

Tuttavia, per quanto riguarda gli ebook, l'iPad cerca di riprodurre l'esperienza dei libri di carta: si sfogliano le pagine, si nota persino la rilegatura. Non è esattamente un concetto innovativo…

E' vero. Ma leggere è qualcosa che, seppur non connaturato all'essere umano, gli appartiene e lo segue fin dalla più tenera età. E' un gesto profondamente radicato nella nostra quotidianità. Quando abbiamo progettato il software per la lettura di ebooks sull'iPad, abbiamo preferito offrire un'esperienza di utilizzo che non rappresentasse un distacco totale dalle nostre abitudini. Immagina un occidentale che si trova catapultato d'improvviso in Cina, in un villaggio dove non esistono posate, ma solo bacchette di legno: è evidente che avrebbe delle serie difficoltà, almeno nei primi tempi, a portare il cibo alla bocca. Eppure si nutrirebbe lo stesso. Con gli ebook succede la medesima cosa: la tavola è apparecchiata diversamente, ma il cibo è parimenti buono.

Wow, che fantastica simitudine! Ma come ti vengono?

Prego?

Ehm, no… dicevo… senti, ma tu che i software di lettura digitale li progetti, che ne pensi di quelli che sostengono che non ne voglio sapere di ebook perché non si sente il profumo della carta?

Beh, hanno ragione: un ebook non ha nessun odore. Ma neanche nessun peso, nessun volume spaziale. Ha un costo di produzione decisamente ridotto e un prezzo finale minore rispetto al libro di carta. Bisogna capire cosa si vuole: se si bada al profumo, allora io suggerirei di comprare carta da parati. Se si bada al contenuto, a un contenuto accessibile ovunque, facilmente reperibile e con il quale posso interagire, allora  l'ebook è una buona scelta.

C'è un libro che hai amato più degli altri? E uno che hai odiato?

Non riesco a pensare a dei titoli precisi. Posso dirti che ho amato molto i fumetti e i testi mistici dell'Oriente, e che ho odiato tutti i manuali, da quelli universitari a quello del frullatore. Perché spesso sono scritti così male che per leggerli ci vuole un manuale!

Se Obama dovesse invitarti di nuovo a cena, che libro gli regaleresti?

Ah, bella domanda! Direi sicuramente un'opera di Shakespeare: la sua capacità di comprendere e spiegare le pieghe complesse dell'animo umano mi ha sempre affascinato!

E se t'invita a cena Bill Gates?

Un libro fantasy. Ne ha bisogno.

Era una battuta?

Fai tu.

eFFe

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

5 Commenti
  1. Steve Jobs non ha affatto cambiato il nostro modo di pensare, tantomeno quello di vedere il mondo, (secondo me). Anzi, lo ha unificato. Ora esiste solo un logo, solo un prezzo, solo un font, solo un I (I nothing, mi verrebbe da dire). Se questi sono gli inventori… basta un loghino chic a un sistema Unix non inventato da lui, e diventi un genio????
    ma perchè??? nessuno me lo spiega…

  2. @Arianna, non ha inventato un logo chic e punto. Che poi il prezzo di un iPad sia da chic è un latro paio di maniche ma Jobs ha inventato il computer – quel tipo preciso ed esatto di personal computer – e Microsoft al di là di tante battute ha davvero preso a larghe mani da lui e dal suo genio. Perché Jobs ha inventato il progresso telematico ed informatico, ha inventato applicazioni e pc che nessuno poteva neanche pensare. L’iPad, banalmente, è una cosa che fino a un anno fa sembrava fantascienza.
    Tutto ciò che riguarda il Mac è davvero innovativo e nuovo e originale. Un computer è normale. Jobs ha creato un computer fuori dal normale.
    Anche nel prezzo, certo, perché no? Ma non scherziamo, è come dire che internet alla fine che è stato mai?
    Senza Photoshop e tutti gli “ai” vari ed eventuali molto di quello su cui noi leggiamo lavoriamo e scriviamo quotidianamente non esisterebbe.

    Inoltre l’estetica è l’estetica. E la Apple è bella visivamente. Niente da farci.

  3. Arianna, credo tu abbia le idee un po’ confuse. Se esiste un solo logo, significa che gli altri loghi non hanno avuto successo. Non esiste assolutamente un solo font: il font standard di Mac OS X è Lucida Grande – font quasi introvabile sugli altri sistemi – mentre per i prodotti ha utilizzato il Garamond (dieci anni fa) e il Myriad Pro (che solo lei utilizza); qualche tempo fa c’era la moda dell’Helvetica (Neue), font presente di serie sui Mac, che però Apple non ha quasi mai utilizzato se non recentemente. Infine UNIX: ho l’impressione che non ti sia chiaro cosa sia UNIX, perché – nel contesto di Mac OS X – si tratta solo di un tipo di sistema e d i una certificazione (ottenuta con Leopard). Il sistema ora in uso (Mac OS X) è stato inventato da Steve Jobs, per la precisione durante gli anni in cui era stato estromesso da Apple e aveva fondato NeXT. A questo va aggiunto il fatto che ha creato un sistema profondamente diverso nell’UX rispetto ai concorrenti e ha introdotto nei PC particolarità che ora diamo per scontate (il mouse fu inventato dalla Xerox, ma introdotto da Jobs).

    Capisco che Wikipedia in italiano sia in sciopero, ma quella inglese funziona bene. 😉

  4. aggiungerei che non esisterebbe Toy Story senza Jobs. La Pixar fu uno dei progetti in cui fece parte.