Jean Baudrillard | Decodificare Matrix

Avete presente la scena iniziale di Matrix in cui quel belloccio di Keanu Reeves riceve la visita di un tipo che, per due bigliettoni, gli compra un disco di software pirata? Ecco, se ci fate caso, in quella scena si vede Neo, il protagonista, pescare il disco dall'interno di un finto libro, una scatola a forma di libro, sulla cui copertina, se siete veloci, potete leggere Simulacra and simulations. Si tratta del titolo di un famoso libro del filosofo e sociologo francese Jean Baudrillard, a cui i fratelli Wachowski, registi del film, dicono di essersi ispirati. Che in effetti, a pensarci bene, un film come Matrix è un concentrato di citazioni filosofiche e storiche, a partire dai nomi dei personaggi.

Baudrillard è uno di quei filosofi francesi del Novecento (è morto nel 2007) che quando lo scopri e poi lo leggi dici "toh, un altro filosofo francese del Novecento!". Autore di pezzi da novanta come Il sistema degli oggetti, La società del consumo, Della seduzione (bellissimo questo, il regalo perfetto se volete fare colpo su una ragazza o un ragazzo decisamente sapiosexual), ha dedicato molto tempo allo studio della realtà virtuale, ed è uno dei padri fondatori della cosiddetta cyberfilosofia. Tant'è che i Wachowski, dopo averlo citato nel primo episodio di Matrix, gli hanno chiesto di fare loro da consulente per le puntate successive. Ma lui ha rifiutato, poco convinto dall'intera operazione.

In un libello tascabile di nemmeno cinquanta pagine curato dall'editore Mimesis, intitolato per l'appunto Cyberfilosofia, c'è un'intervista del giugno 2003 (un mese dopo l'uscita di Matrix Reloaded) al giornale francese Le Nouvel Observateur in cui Baudrillard spiega perché non ha accettato la proposta dei Wachowski:

"[…] ci sono già stati altri film che trattavano questa crescente indistinzione tra reale e virtuale. Truman Show, Minority Report o anche Mullholland Drive, il capolavoro di David Lynch. Matrix vale soprattutto come sintesi parossistica di tutto questo. Ma il dispositivo qui è più rozzo e non suscita il turbamento. O i personaggi sono nella Matrice, cioè nella digitalizzazione delle cose, o sono radicalmente al di fuori, cioè a Zion, la città di coloro che resistono. In effetti, sarebbe interessante mostrare ciò che accade nel punto di giuntura dei due mondi"

Secondo Baudrillard, per farla breve, il primo Matrix non aiuta a spingere la riflessione un po' più in là, ma semplifica le cose istituendo una logica binaria: o sei dentro o sei fuori. E in merito al secondo la sua critica si fa ancora più radicale:

"Lo pseudo-Freud che parla alla fine del film lo dice: a un certo punto si è dovuta riprogrammare la Matrice per integrare le anomalie nell'equazione. E voi, gli oppositori, ne fate parte […] Matrix dà l'immagine di un'onnipotenza monopolistica della situazione attuale, e collabora dunque alla sua rifrazione."

E che c'entra questo con la nostra vita? C'entra, c'entra: 

"Il sistema produce una negatività in trompe-l'oeil, che è integrata ai prodotti dello spettacolo come l'obsolescenza è inclusa negli oggetti industriali. E' del resto il modo più efficace di mettere sotto chiave ogni vera alternativa"

Proprio quando c'è un periodo di crisi (economica, politica, sociale) e tocca immaginare delle soluzioni, bisogna stare attenti a non farsi abbagliare da idee o proposte che in apparenza sembrano alternative, ma in realtà sono emanazioni dello stesso problema che vorrebbero risolvere. Insomma, un po' come sostituire Berlusconi con Alfano, rendo l'idea? 

eFFe

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

1 Commento
  1. “Minority Report” a parte (che non ha nulla a che fare con la realtà virtuale ma con i paradossi temporali) Baudrillard sottovalutava che Neo e il suo avversario, l’agente Smith, sono sia dentro sia fuori Matrix; proprio in quanto tali rappresentano il punto di congiunzione tra reale e virtuale da lui cercato, e non trovato.

    Per chi volesse approfondire – tratta però solo del primo film – consiglio “The Matrix and Philosophy: Welcome to the Desert of the Real” a cura di William Irwin (anche in traduzione italiana per Bompiani).