La tomba della dialettica

La vignetta qui sopra è di Michele Benevento

Sono un fumettista, per quanto molto meno titolato dei colleghi che hanno visto la loro opera, in bassa risoluzione, buttata a casaccio tra le pagine stampate di fresco dell'istant book del Corriere della Sera. Sono uno che legge un sacco di libri che, volente o nolente, mi fanno funzionare il cervello continuamente, creando un sacco di pensieri sulle cose, giusti o sbagliati che siano. Sono anche un freelance che collabora, a volte, con il Corriere della Sera. Ma qui non si tratta di sputare sul piatto in cui mangio, e non si tratta nemmeno di mettere in evidenza l'errore editoriale, culturale, etico e morale compiuto dal giornale che, in parte, mi paga l'affitto. 

Come sono andate le cose lo sappiamo tutti. Su Facebook e Twitter tanti disegnatori, fumettisti, artisti e persone con un minimo di sale in zucca si stanno indignando, giustamente, e stanno provando a fare una cosa che il Corriere della Sera ci sta impedendo, di fatto, di fare: argomentare il nostro sdegno. Usare la dialettica, il concatenamento dei pensieri e il ragionamento per dimostrare che certe cose non si fanno. Perché è talmente OVVIO e pleonastico dire che non si possono prendere delle vignette da internet, stamparle e mettere tutto in vendita. E' talmente lapalissiano dire, inoltre, che le immagini sono in bassa risoluzione e la composizione del volume è fatta alla cazzo di cane e che questo, se possibile, peggiora ulteriormente le cose. 

La faccenda dell'istant book del Corriere è, di fatto, incommentabile. Ogni parola usata per esprimere il nostro pensiero diventa banale, scontata. Non ci sarebbe nemmeno da discutere. I fatti parlano da soli, ma per davvero. Ed è questa la cosa che mi sta più sul cazzo. Che operazioni del genere ci tolgono il piacere, l'intelligenza, il diritto, il dovere e, soprattutto, la voglia di parlarne, disarmano il nostro lessico e banalizzano le nostre intelligenze. Ed è davvero un peccato perché, al contrario di chi ha preso questa decisione, noi di cose da dire ne avremmo, e tante. Anche questo pezzo, mentre lo scrivo e lo rileggo, mi sembra totalmente, e desolantemente, inutile. 

Grazie tante.

 

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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