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Attualità & Approfondimento / I vecchi spaccano
Un vecchio molto fico è Ray Bradbury, lo scrittore, quello di Fahre-con-l’acca-al-centro. Credevi che fosse morto, vero? E invece. Due mesi fa il vecchio Ray riceve una telefonata dagli uffici di Yahoo!: “Signor Bradbury, salve, qui Yahoo!. Ah, la fantascienza! Ah, internet! Ah, Lei che capì (ben prima del numero di Wired attualmente in edicola) che Marte è molto più fico della Luna! Vorremmo mettere un suo libro in vendita sul nostro portale, si può?”. “Andatevene all’inferno voi e tutto internet”, risponde il vecchio Ray. Proprio così: “To hell with you. To hell with you and to hell with the Internet”. Lo raccontava l’altro giorno il New York Times, perché noi siamo gente che leggono i giornali stranieri (sì, l’errore grammaticale è voluto: il solito stucchevole giochino della persona colta che fa finta di essere stupida, e così non è nè stupida nè colta. E che dire allora di chi fa i giochini e poi se li commenta? Oh, ma questa è una parentesi ricorsiva!).
“Internet è una gran perdita di tempo – dice Mr Bradbury, 89 anni ad agosto – Non è reale, non ha significato. E’ lì, nell’aria, da qualche parte. Bah”. Un po’ radicale, forse. Ma Ray spacca, e ogni sua parola è definitiva. La sua difesa delle biblioteche, per esempio, è commovente: “Sono le biblioteche che mi hanno cresciuto – dice – Non credo nell’Università: credo nelle biblioteche. Quando ho finito le superiori c’era la Depressione e non avevo un soldo. Non potevo andare all’Università, e così sono andato in biblioteca tre giorni alla settimana per dieci anni”. L’amore per questi luoghi meravigliosi in cui la gente ti dà i libri gratis brucia ancora nel cuore di nonno Brad, che lo scorso fine settimana si è adoperato per raccogliere fondi per salvare la biblioteca “H. P. Wright” di Los Angeles. Servono duecento-ottanta-mila-dollari, se no si chiude, c’è la crisi. Finora ne hanno raccolti ottantamila. Auguri.
Auguri pure a Buzz Aldrin (79 anni), che in questo periodo sta ricevendo un po’ troppi auguri: era uno dei tre che quarant’anni fa ha camminato sulla Luna, un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità. “Signor Aldrin, le secca il fatto di essere stato il secondo e non il primo?” gli ha chiesto l’altro giorno il New York Times (perchè noi siamo gente che leggono blablabla). “No – ha risposto il vecchio Buzz – ai tempi non ero a caccia di notorietà”. Buzz Aldrin ha scritto un libro, un’autobiografia: si chiama Una magnifica desolazione, ed esce questa settimana in America. Dopo la passeggiata lunare il vecchio Buzz è entrato nel tunnel di una livida depressione alcolica, e ha rischiato di rimanerci. “Ho ereditato la tendenza alla depressione dal lato materno della mia famiglia: il padre di mia madre si suicidò l’anno prima della missione Apollo 11″. Su, su, coraggio, dice la giornalista del Times, ora è tutto passato. Ma è vero che tua madre, da signorina, si chiamava Marion Moon? “Sì, è vero. Maria Luna. Incredibile, no?”. Già, incredibile. “Ma la vuoi sapere una cosa ancora più incredibile, cara la mia giornalista del New York Times? Ho inciso un pezzo rap insieme a Snoop Doggy Dog. Snopp spacca. La canzone si chiama Rocket Experience. Check it out, bro“.
Poi uno si stupisce se una miliardaria americana di 85 anni scrive un libro porno, o se un miliardario di 73 anni si fa sollazzare da un esercito di ninfette. I vecchi spaccano, e noialtri ggiovani stiamo a guardare.
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