Attualità & Approfondimento / Il decalogo del piccolo libraio
E’ un dato di fatto: oggi le piccole librerie indipendenti, a parte qualche sparuta eccezione che fa mondo a sé, non se la passano proprio bene. Anzi, direi che dopo la strage di claire abbassate a forza a Milano, Firenze, Roma e in tanta altra Italia, incontrare una piccola libreria come ce la ricordavamo noi un tempo prima dell’arrivo delle grandi catene e di internet, inizia a fare un certo effetto.
Affitti dei locali da strozzinaggio, l’invasione dell’online che consente di acquistare da casa senza doversi più recare fisicamente a sgusciare tra gli scaffali, il monopolio delle grandi catene librarie che cannibalizzano gli spazi nelle principali città nostrane, una politica del prezzo (e una regolamentazione sul tetto massimo degli sconti) del libro che in Italia è ancora in alto mare: c’è da aggiungere altro per completare questo puzzle desolante? No, credo di no.
Alla Libreria Atlantide di Castel San Pietro in provincia di Bologna non vogliono alzare bandiera bianca, così hanno redatto un decalogo per spiegare perché è importante comprare libri nelle piccole librerie indipendenti. Noi di Finzioni non rimaniamo insensibili davanti a certe cose, pertanto lo sottolineiamo con vigore, dandole quella visibilità che secondo noi si merita.
Quando acquistate in una piccola libreria indipendente, o in qualsiasi altra piccola realtà del vostro paese, l’intera comunità ne trae beneficio sotto l’aspetto economico, ambientale e culturale:
- Parte del denaro speso localmente rientra in circolo nella comunità, grazie alle imposte locali e alle addizionali;
- Le piccole realtà agiscono in un’ottica più lungimirante rispetto a quella dei grandi gruppi, costretti a fornire elevati utili ai propri azionisti, a qualunque costo (con risultati sotto gli occhi di tutti, di questi tempi….);
- Comprare locale significa meno packaging, meno trasporti, meno traffico e inquinamento;
- Fare acquisti in un centro storico anziché in un centro commerciale vuol dire meno infrastrutture da costruire in aperta campagna, meno costi per il loro mantenimento, più denaro a disposizione per la vostra comunità;
- Il negoziante di una piccola realtà è vostro amico e vicino, sa consigliarvi e darvi attenzione come persona, prima che come cliente. Molte volte conosce voi e i vostri figli da decenni, e viceversa!
- Le piccole realtà del vostro paese o della vostra città contribuiscono a sostenere le attività di scuole e organismi di carità, versando in beneficenza molto più delle catene, in proporzione;
- I centri storici esistono da secoli, le piazze sono sempre state il fulcro della comunità, il luogo per incontrare persone e dare vita a nuove idee. Se i centri storici si svuotano, il degrado, sociale e culturale, avanza;
- Più piccole librerie = più editori indipendenti. Equazione semplice per contribuire a creare una offerta culturale variegata, valore sostenuto anche dalla Comunità Europea;
- Più piccole realtà significa più scelta, più diversità culturale, la possibilità di dare vita in ogni paese ad una comunità come nessun’altra, non standardizzata e omologata;
- E’ dimostrato che le libraie e i librai delle piccole librerie sono terribilmente più sexy di qualsiasi commesso della Fnac! (questo l’abbiamo aggiunto noi: ci serviva per fare un po’ di spirito di corpo).
Che ne pensate gente Finzionata?
Matteo Spinelli
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alcune cose son vere, altre meno.
beneficenza e centri storici a parte – le piccole librerie fanno beneficenza? boh… – mi soffermerei sul punto 5:
“Il negoziante di una piccola realtà è vostro amico e vicino, sa consigliarvi e darvi attenzione come persona, prima che come cliente”.
a me sembra che l’atteggiamento dei librai [commessi, proprietari ecc.] delle piccole librerie indipendenti, sia sempre più simile all’atteggiamento “da liberia di grande catena”. l’immagine del libraio attempato e colto che legge quasi tutto quello che gli arriva, che modifica in qualche modo il gusto del lettore-cliente è fortemente sbiadita.
riesce a tenere il passo, a restare aperto, chi non si piega alle logiche puramente commerciali, e non smazza solo bestseller. ma impilare libri su libri delle major è la cosa più semplice, quando non si “conosce la materia”.
ciò detto, esistono, in giro per l’Italia, luoghi meravigliosi, dove viene dato davvero spazio a libri altrove invisibili, e chi lavora in libreria sente di avere, sul serio, un ruolo sociale e culturale.
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