Il decalogo del piccolo libraio

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E’ un dato di fatto: oggi le piccole librerie indipendenti, a parte qualche sparuta eccezione che fa mondo a sé, non se la passano proprio bene. Anzi, direi che dopo la strage di claire abbassate a forza a Milano, Firenze, Roma  e in tanta altra Italia, incontrare una  piccola libreria come ce la ricordavamo noi un tempo prima dell’arrivo delle grandi catene e di internet, inizia a fare un certo effetto.
Affitti dei locali da strozzinaggio, l’invasione dell’online che consente di acquistare da casa senza doversi più recare fisicamente a sgusciare tra gli scaffali, il monopolio delle grandi catene librarie che cannibalizzano gli spazi nelle principali città nostrane, una politica del prezzo (e una regolamentazione sul tetto massimo degli sconti) del libro che in Italia è ancora in alto mare: c’è da aggiungere altro per completare questo puzzle desolante? No, credo di no.

Alla Libreria Atlantide di Castel San Pietro in provincia di Bologna non vogliono alzare bandiera bianca, così hanno redatto un decalogo per spiegare perché è importante comprare libri nelle piccole librerie indipendenti. Noi di Finzioni non rimaniamo insensibili davanti a certe cose, pertanto lo sottolineiamo con vigore, dandole quella visibilità che secondo noi si merita.

Quando acquistate in una piccola libreria indipendente, o in qualsiasi altra piccola realtà del vostro paese, l’intera comunità ne trae beneficio sotto l’aspetto economico, ambientale e culturale:

  1. Parte del denaro speso localmente rientra in circolo nella comunità, grazie alle imposte locali e alle addizionali;
  2. Le piccole realtà agiscono in un’ottica più lungimirante rispetto a quella dei grandi gruppi, costretti a fornire elevati utili ai propri azionisti, a qualunque costo (con risultati sotto gli occhi di  tutti, di questi tempi….);
  3. Comprare locale significa meno packaging, meno trasporti, meno traffico e inquinamento;
  4. Fare acquisti in un centro storico anziché in un centro commerciale vuol dire meno infrastrutture da costruire in aperta campagna, meno costi per il loro mantenimento, più denaro a disposizione per la vostra comunità;
  5. Il negoziante di una piccola realtà è vostro amico e vicino, sa consigliarvi e darvi attenzione come persona, prima che come cliente. Molte volte conosce voi e i vostri figli da decenni, e viceversa!
  6. Le piccole realtà del vostro paese o della vostra città contribuiscono a sostenere le attività di scuole e organismi di carità, versando in beneficenza molto più delle catene, in proporzione;
  7. I centri storici esistono da secoli, le piazze sono sempre state il fulcro della comunità, il luogo per incontrare persone e dare vita a nuove idee. Se i centri storici si svuotano, il degrado, sociale e culturale, avanza;
  8. Più piccole librerie = più editori indipendenti. Equazione semplice per contribuire a creare una offerta culturale variegata, valore sostenuto anche dalla Comunità Europea;
  9. Più piccole realtà significa più scelta, più diversità culturale, la possibilità di dare vita in ogni paese ad una comunità come nessun’altra, non standardizzata e omologata;
  10. E’ dimostrato che le libraie e i librai delle piccole librerie sono terribilmente più sexy di qualsiasi commesso della Fnac! (questo l’abbiamo aggiunto noi: ci serviva per fare un po’ di spirito di corpo).

Che ne pensate gente Finzionata?

 Matteo Spinelli

8 Commenti
  1. alcune cose son vere, altre meno.
    beneficenza e centri storici a parte – le piccole librerie fanno beneficenza? boh… – mi soffermerei sul punto 5:
    “Il negoziante di una piccola realtà è vostro amico e vicino, sa consigliarvi e darvi attenzione come persona, prima che come cliente”.
    a me sembra che l’atteggiamento dei librai [commessi, proprietari ecc.] delle piccole librerie indipendenti, sia sempre più simile all’atteggiamento “da liberia di grande catena”. l’immagine del libraio attempato e colto che legge quasi tutto quello che gli arriva, che modifica in qualche modo il gusto del lettore-cliente è fortemente sbiadita.
    riesce a tenere il passo, a restare aperto, chi non si piega alle logiche puramente commerciali, e non smazza solo bestseller. ma impilare libri su libri delle major è la cosa più semplice, quando non si “conosce la materia”.
    ciò detto, esistono, in giro per l’Italia, luoghi meravigliosi, dove viene dato davvero spazio a libri altrove invisibili, e chi lavora in libreria sente di avere, sul serio, un ruolo sociale e culturale.
    e-

  2. Penso che se il libraio della piccola libreria indipendente è incompetente e/o antipatico, prima o poi finirò alla feltrinelli (non è sicuramente questo il caso, però indipendente non è sinomimo di competente e simpatico, proprio no, e viceversa, FNAC non è sinonimo di impersonale e incompetente).

    Penso che buona parte delle motivazioni non hanno a che fare col materiale messo in vendita nella libreria, e quindi sono debolucce.

    Penso che un libraio indipendente non può fare concorrenza alle catene riempiendo vetrine con pile di bestseller e di questo non ho letto nulla

    Penso che le politiche commerciali sono in mano agli editori, quindi non mi va che il libraio colpevolizzi il cliente, o provi a farlo sentire in colpa. Il libraio provi a vendere libri rari, organizzi reading, corsi. Hanno dalla loro la flessibilità ma non ne approfittano.

  3. Beh, ci sono un paio di considerazioni da fare.

    @enpi Certamente questo decalogo non è tutto sempre vero, e certamente piccola libreria indipendente non è sempre sinonimo di competenza, consigli e vecchietti.
    Mi sembra che, giustamente, la libreria Atlantide faccia leva sull’immaginario collettivo, quello spirito che magari non si trova da tutte le parti, che magari è sbiadito, ma di certo fa parte del fascino delle piccole librerie indipendenti.
    Sia come risorsa culturale facilmente sostituibile, sia come monito per chi si è allontanato e impila bestseller in vetrina.

    Certo, analizzando punto per punto si possono trovare tanti inghippi, probabilmente per questioni anche di forma, qualche punto è forzato e messo lì per arrivare a dieci e poterlo chiamare decalogo, tuttavia per gli scopi che si propone è certamente efficace e giusto da diffondere. E’ l’idea platonica e romantica della piccola libreria indipendente, quella che tutti abbiamo in testa e, anche se ce ne sono sempre di meno (non sempre per colpe loro), è importante ricordarci come dovrebbe essere.

    @renzo La motivazioni sono debolucce solo se vengono prese come assiomi o dimostrazioni. E nessuno sta colpevolizzando il cliente, certo è che i librai dovranno campare pure loro: fare un lavoro di guida culturale non significa fare la fame.

  4. in prima persona: il 21 settembre avevo chiesto alla piccola libreria della capitale di provincia un libro specifico edito nel 2009 a MILANO, mi sono recata per 3 volte: prima: ci deve arrivare.
    seconda: il distributore aspetta di avere più libri per consegnare tutte insieme.
    terza: -chiamerò al distributore dice la commessa.
    – forse lo cercherò a milano. dico io

    28 ottobre ripasso per dire che ho GIà comprato il libro ( in un altra PICCOLA libreria però in città); nella piccola libreria della città giardino il libro non è ancora arrivato.
    La commessa ringrazia l’informazione e mi dice che annullerà la richiesta.
    il problema non è la misura della libreria senno della ideologia del gestore. – penso-

  5. Nessuno cerca assiomi, ma motivazioni forti, e quelle nella lista sono tutte molto deboli. Sul primo punto non mi posso esprimere perché le mie conoscenze in materia sono nulle, ma *tutti* gli altri sono o incorretti, o discutibili, o fuori tema. Qual è il nesso tra librerie indipendenti ed editori indipendenti? Qual è quello tra librerie indipendenti e centro storico? Nel centro di Bologna, a due passi dalle Due Torri, c’è una Feltrinelli e una libreria COOP e non mi sentirei di definire nessuna delle due “indipendente.”
    L’idea romantica della libreria indipendente con il libraio che ti si avvicina e, strappandoti di mano il best seller che volevi, ti consiglia una perla sottovalutata da tutti, be’, a me mette la pelle d’oca. Non voglio essere pappa e ciccia con il libraio e non credo di avere bisogno della sua guida.

    A Bologna ci sono negozi “indipendenti” che difficilmente moriranno perché sono riusciti a scavarsi la loro nicchia (v. l’erboristeria Montanari, Stregatè, l’Aguzzeria del Cavallo, la drogeria della Pioggia) così come alcune librerie (in primis la libreria di cinema, teatro e musica in via Mentana). Se un negozio non può permettersi gli sconti della GDO, allora deve rimediare o specializzandosi o tirando fuori qualche idea che valga quei soldi in più. A mio avviso, il libraio che mette il naso tra i tuoi acquisti non vale un 20% di sconto su un libro.

    Di piccole realtà ne sono state chiuse tantissime, soprattutto in quei campi in cui la conoscenza di un commesso poteva fare la differenza, e ora sta toccando alle librerie (che hanno ancor meno bisogno di competenza): che c’è di strano? Mi spiace per i librai che magari mandano avanti la libreria di famiglia, ma chi non si sa [r]innovare, difficilmente ha vita lunga nel capitalismo. Che poi buona parte della colpa di tutto ciò l’abbia proprio il sistema economico in cui ci siamo messi, son d’accordo, ma questo è tutt’altro discorso.

  6. Visti i prezzi dei libri (alcune volte più di 10€ per 100 pagine o poco più: sì, lo so che un libro è più di una merce, ma…), mi dispiace, ma, finché non avrò uno stipendio sicuro e decente, se IBS mi vende un libro col 20, 25 o 30% di sconto (se sono così fortunata da trovare il remainder giusto nel giusto periodo anche il 65%), o se la Feltrinelli mi offre l’offerta 3×2 o simili, non ci rinuncio. Non ho mai avuto bisogno dei consigli del libraio per scegliere, e l’argomentazione “nelle piccole librerie trovi i libri rari o poco noti che la grande distribuzione che offre solo i bestseller non ha” non mi ha mai convinto.

  7. Oltretutto, qua a Pavia dove vivo io, c’erano e ci sono ancora 2 librerie indipendenti che -guardacaso- hanno abbandonato il modello classico di libreria (bugigattolo stipato di libri in cui è indispensabile rivolgersi al libraio) per passare al modello grande catena (spazi ampi, libri TUTTI esposti e ognuno fa da sé).

    Ma visto che è comunque difficile far concorrenza alla vicina feltrinelli, una delle due, per non soccombere, vende edizioni pregiatissime in folio e ha un enorme reparto di libri usati (intere treccani a prezzi allettanti).

    E così che si sopravvive, non dicendo al lettore cosa sarebbe buono e giusto fare. Il lettore compra dove trova un buon rapporto servizio/prezzo. Punto.
    E il paperback lo compro dove lo trovo a meno, anche al supermercato o in edicola.