Il pugno di Vargas Llosa e l’occhio nero di García Márquez

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Chi l’avrebbe mai detto. Uno s’immagina che il vincitore del premio Nobel per la letteratura sia sempre una persona distinta, pacifica, interessata alle lettere ed alla poesia, magari anche un po’ engagé ma pur sempre distaccata dalle passioni di noi comuni mortali. Ecco, giusto Dario Fo potrebbe essere un’eccezione che conferma la regola. E invece no. E invece anche i laureati del Nobel talvolta perdono le staffe.

Finzioni è venuta a conoscenza di una storia troppo succosa per non raccontarla, perché i protagonisti sono eccezionali: entrambi latinoamericani ed entrambi vincitori del Nobel, uno considerato di sinistra e uno considerato di destra. Gabriel García Márquez e Mario Vargas Llosa, per l’appunto. Vecchi amici – quando entrambi vivevano a Parigi – poi diventati irriducibili nemici.

La storia ha luogo nel 1976, per la precisione il giorno di San Valentino. I due scrittori sono invitati alla proiezione di un documentario in un cinema di Città del Messico. Non si vedono da tempo. Il peruviano arriva per primo e s’intrattiene con dei conoscenti. Il colombiano arriva poco dopo, lascia il soprabito al guardaroba e quando da lontano s’accorge della presenza dell’amico, gli si fa incontro a grandi falcate e a braccia aperte pronunciando un sonoro "Mario!".

Mario si gira, vede Gabo, e cosa credete che faccia? Che lo abbracci? No. Gli molla un potentissimo jab di destro in piena faccia! BAM!

La moglie di Márquez soccorre prontamente il marito e per evitare di far scandalo decidono insieme di non andare in ospedale, dove la notizia sarebbe immediatamente trapelata. Tornano a casa e giù di disinfettante e bistecche sull’occhio pesto (dico, ve la immaginate la scena?). Due giorni dopo il futuro premio Nobel 1982 si reca dal suo amico e compaesano Rodrigo Moya, famoso fotografo naturalizzato messicano, chiedendogli di documentare i danni prodotti dal cazzotto di Vargas Llosa: la foto è quella che vedete in alto. L’amico è incredulo e comincia a fare domande, ma Gabo mantiene il riserbo. E’ la moglie Mercedes che si abbandona al pettegolezzo.

Pare che una decina d’anni prima, quando entrambi gli scrittori vivevano a Parigi con le rispettive consorti, Vargas Llosa attraversasse una fase difficile del suo matrimonio. Gabo e sua moglie si trovarono dunque a fare da mediatori tra Mario e la sposa, accogliendo le lamentele e gli sfoghi di questa. Come è facile immaginare, si premurarono anche di dare alla sventurata dei consigli o comunque espressero dei pareri. Vargas Llosa riuscì poi a ricucire il rapporto con la moglie ma venne a sapere delle cose che gli (ex)amici colombiani avevano detto di lui, e la cosa non gli piacque affatto. Diversi anni dopo, in quel cinema di Città del Messico, decise di vendicarsi.

Ora che Mario Vargas Llosa ha vinto il Nobel, si aprirà il circo delle critiche, i sostenitori e i denigratori, i fan e i nemici. Considerato uomo di destra, verrà immediatamente contrapposto agli altri grandi autori latinoamericani che sono invece considerati di sinistra, in primis Gabriel García Márquez. Ma qui la politica non c’entra. Qui si tratta, banalmente, di una questione di litigi tra moglie e marito. E si sa come dice il detto…

eFFe

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eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

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