Incroci di Civiltà a Venezia sopra un mare di letteratura

Oggi parlerò di eventi e di persone che mi sono vicine, di Venezia e della mia bistrattata università. La notizia di oggi è molto bella, ma soprattutto è molto rassicurante: fra ieri pomeriggio (giornata di conferenze stampa) e questa mattina è stato finalmente annunciato il programma della nuova edizione di Incroci di Civiltà, festival internazionale di letteratura a Venezia. Non c'è bisogno di stare a spiegare perché una notizia del genere sia bella e benvenuta (lo faranno molto meglio di me i 22 scrittori ospiti in laguna ad aprile), ma è bene spiegare perché tutto ciò sia rassicurante: Incroci di Civiltà è arrivato al suo settimo anniversario, in un'edizione carica di voci preziose e di incontri imperdibili. E questo fa ben sperare, perché mostra come — nonostante la gestione non troppo felice di città e università negli ultimi anni — grazie all'impegno di alcune persone straordinarie, Venezia si stia mantenendo viva e presente.

Perché Incroci di Civiltà è alla fine un piccolo "miracolo", e infatti sono proprio questi i termini che ha usato Pia Masiero, direttore artistico dell'evento, per descrivere il progetto: Incroci è nato infatti in una dimensione locale, ai margini delle città dei libri italiane e dei grandi festival. Eppure, come dimostrano ancora una volta gli ospiti di quest'anno, il respiro e la portata di questo evento sono tutt'altro che locali, poiché "dal 2 al 5 aprile 2014 si ‘incroceranno’ ventidue scrittori provenienti da diciassette paesi, dall’Europa all’Africa, dal Vicino ed Estremo Oriente all’America Latina, una molteplicità di esperienze, lingue, culture e generi a disposizione di un pubblico di lettori appassionati."

Durante la prima settimana di aprile le calli di Venezia saranno animate da tante voci e lingue diverse, in un fiorire di reading, spettacoli e conversazioni: Patrizia Cavalli e Massimo Carlotto apriranno il festival con incontri di poesia e teatro nella giornata di mercoledì 3 aprile, mentre giovedì, venerdì e sabato saranno occasioni di conversazioni in una Babele di lingue resa comprensibile dall'entusiasmo di chi ha organizzato l'evento e di chi vi parteciperà. Gli ospiti di spicco sono numerosi: ad aprire le conversazioni sarà Ge Fei, voce d'avanguardia della letteratura contemporanea cinese, in un dialogo che dalla Cina si muoverà verso la Romania di Varujan Vosganian e il Kenya militante di Binyavanga Wainaina; nella stessa giornata lo scrittore tedesco Uwe Timm parlerà di cicatrici e memoria nella Germania di oggi, mentre Oliver Truc (Francia) e Arne Dahl (Svezia) terranno banco sulla letteratura di genere e il fenomeno recente del giallo scandinavo.

Non è soltanto il libro a fare da perno del festival di Incroci, ma piuttosto la narrazione, nelle sue forme più diverse e incisive: Marc Scialom e Naomi Alderman discuteranno di storytelling, letteratura e identità a cavallo fra sceneggiatura e videogioco, mentre a parlare del complesso rapporto fra cinema e letteratura sarà [e qui sarebbe necessario il rullo di tamburi, vista la figura] niente di meno che Peter Greenaway. Incroci è poi poesia, e la poesia ha in questo caso voce di donna, grazie agli interventi di Salwa Al-Neimi, Rhea Galanaki e Rita Dove, i cui versi daranno forma alla Siria, alla Grecia e agli Stati Uniti delle minoranze sul mare della laguna veneziana.

Che vogliate infine ascoltare la voce clandestina di Sergej Stratanovskij allo CSAR (Centro di Studi sull'Arte Russa…l'acronimo vale la parentesi), quella maltrattata ed esiliata dell'iraniano Abdolah Kader, o ancora quelle di Abilio Estevéz (cubano), di Daniel Mendelsohn (fra i critici contemporanei più incisivi e brillanti) e del premio Pulitzer indiano-americano Jhumpa Lahiri (che chiuderà il festival nella giornata di sabato), Venezia vale bene una visita in una settimana in cui l'intera città tornerà ad essere a buon diritto il salotto d'Europa e del mondo.

 

Lorenzo Andolfatto

Sono lettore, traduttore, interprete e studiante. Mi occupo di cose cinesi nelle ore di lavoro, e di cose letterarie perlopiù americane nel tempo libero. Non sono ancora diventato musica da ascensore.

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