Com’è sexy Gatsby, com’è bella Lisbona | Intervista a David Leavitt

È una verità universalmente riconosciuta che un lettore desideri che il proprio scrittore preferito sia simpatico. David Leavitt è il gentleman adorabile che vi aspettate. Chiacchiera amabilmente, ride, si prende in giro («Sono probabilmente l'unico scrittore che ci ha messo più di trent'anni per essere ripubblicato sul New Yorker»). Vorresti proporgli di proseguire la serata davanti a un Aviator di cui lui sicuramente conosce ingredienti e proporzioni (si fa col Tanqueray, comunque). Con la sua sola presenza riesce a ricreare l'atmosfera dei suoi romanzi, persino se ci si trova tutti attorno a un asettico tavolo da riunione a Milano. Che non è esattamente Lisbona, con l'aria dell'oceano, gli azulej e la saudade, men che meno la ruggente Lisbona degli anni '40 in cui è ambientato il suo ultimo libro I due hotel Francfort

i due hotel francfortUso l'aggettivo ruggente non a caso. Lisbona è in quegli anni la via di fuga europea dalla Germania nazista. I ricchi espatriati finiscono lì con la sensazione di essere sfuggiti per un soffio alla guerra e risfoderano con sollievo i loro vestiti e gioielli, perché nel Portogallo neutrale trovano sigari, alcol, cibo, e i loro pari. L'atmosfera da fine del mondo riporta Lisbona all'età spensierata degli anni '20 e '30. Non importa che la protagonista Julie sia ossessionata dalla sua famiglia di ricchi ebrei newyorkesi e che la tema più di Hitler. Nella sua ricerca costante di glamour ricorda Zelda Fitzgerald. Non importa che Pete, il marito di Julie, sia un incolore manager della General Motors. A Lisbona avrà la sua occasione di brillare. I protagonisti, americani trasferiti a Parigi, incontrano al Café Suiça (che “esiste ancora, Lisbona è rimasta immutata da allora” precisa Leavitt) gli scrittori bohémien Edward e Iris, e tutto cambia. A partire da un paio di occhiali rotti, che costringono Pete a perdere il controllo.

All'inizio David Leavitt voleva scrivere un romanzo sulla vita di Jean-Michel Frank, leggendario interior designer degli anni '30 (e qui ritornano gli anni ruggenti), imparentato con la Anna Frank del Diario, sfuggito all'Olocausto e poi morto suicida a New York. Ma il libro su Frank non gli riusciva e lo scrittore ha cambiato direzione. Ne I due hotel Francfort ha però deciso di mettere Frank al servizio di Julie per l'arredamento della casa parigina dove vivono lei e Pete. Una casa che è simbolo di tutta Julie, personaggio ostinato a discostarsi quanto più possibile dallo stile di vita della sua rigida famiglia, ma destinata a ricalcare gli schemi che odia. Metà Madame Bovary, metà eroina decadente, è in lei che Leavitt ammette, durante l'intervista, di rispecchiarsi.

E poi, ci sono Edward e Iris, che vivono nell'altro hotel Francfort, perché a Lisbona, appunto, ce ne sono (ce n'erano) due.

Edward e Iris sono una coppia davvero affascinante, e la cosa più interessante è che sono scrittori, insieme scrivono gialli. Come mai proprio questo genere? Forse perché è il più adatto per una coppia di ricchi avventurieri come loro? O perché tu ami particolarmente i gialli?

Li amo, sì. Non sono capace di scriverne però ne leggo tanti, e ne ho letti tanti mentre scrivevo questo romanzo. Tra l'altro amo molto una coppia svedese che pubblicava negli anni '60, Sjöwall e Wahlöö (questo molti anni prima di Stieg Larsson!). Poi mi piace anche il fatto di inserire il riferimento alla stesura di un giallo nel mio libro. Mi piace citare la possibile trama di un romanzo nei miei romanzi, e in generale mi piace mettere libri dentro i libri [anche più di uno: nella prima scena del giallo scritto da Edward e Iris con lo speudonimo di Xavier Legrand, il sangue della vittima macchia la copertina delle “Illusioni perdute” di Balzac]. L'idea della collaborazione letteraria è interessante e nel caso di Edward e Iris è anche una strategia per tenere in piedi un matrimonio che non funziona. È questa attività congiunta che li tiene insieme ancora per qualche anno. 

Non ho mai fatto una collaborazione  letteraria, ma mi incuriosisce. Non so se ci riuscirei. Ci sono due miei amici che l'anno prossimo pubblicheranno per Mondadori un libro scritto in coppia. L'idea della collaborazione, appunto, mi interessa, e ho intenzione di coinvolgere i miei studenti [del corso di scrittura creativa alla University of Florida] nella stesura di un romanzo a quattro mani, come una sorta di gioco, per vedere cosa ne viene fuori. Mi piace l'idea di abbandonare il controllo, che poi è il tema del romanzo.

[Tocca agli altri blogger intervenire e si parla, tra le altre cose, del tema dei rifugiati. «I miei genitori erano dei rifugiati», dice.]

Ora mi sa che devo riportare la conversazione a livelli bassi.

Facciamolo, ti prego.

Devo farti una domanda obbligatoria, la domanda che noi di Finzioni facciamo a tutti. Se potessi scegliere uno scrittore o un personaggio letterario con cui flirtare, chi sarebbe?

Ahahah! Con cui andare a letto?

No! Con cui flirtare. Ma sì, anche con cui andare a letto.

Ah… Gatsby. Ho sempre trovato Gatsby molto sexy. Non è una gran risposta ma è la verità.

 

Cosa dicevamo a proposito degli anni ruggenti?

 

 

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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