In viaggio con Ken Follett

Il treno è da sempre un tòpos letterario molto utilizzato. Prose e poesie regalano, per restare in tema, vagoni di metafore sul valore del viaggio con questo mezzo di trasporto. Ma poeti e scrittori vivono, assimilano, trasformano e celebrano, mentre noi comuni mortali ci limitiamo ad arrabbiarci se il vicino di posto è fastidioso. 

Sono due le categorie fondamentali che fanno la fortuna o la sfortuna di un viaggio in treno: il business man che sbraita al telefono dal sedile accanto al vostro o il passeggero immerso nelle sue letture. In questo secondo caso il viaggio si prospetta decisamente migliore. Se poi salite su un treno e, invece di trovare un libro appoggiato su un sedile, trovate l'autore in persona e potete fargli tutte le domande che volete, il viaggio si prospetterà fantastico!

Grazie a una bellissima iniziativa di Libri Mondadori in collaborazione con Italo Treno, Finzioni Magazine ha potuto partecipare con altri giornalisti e blogger letterari ad una straordinaria intervista a 300 km di velocità con Ken Follett. Tra l'altro, secondo uno studio realizzato applicando il metodo scientifico noto come "Irrefrenabile curiosità di sbirciare i libri che sta leggendo chiunque ti stia intorno", proprio Follett risulta essere tra i primissimi posti nella classifica dei libri letti mentre si viaggia. A dispetto della voluminosità delle sue opere, su qualunque treno, metro, aereo o bus troverete qualcuno che sta leggendo un suo libro. 

Noi, durante il viaggio da Roma a Milano, abbiamo avuto la possibilità di chiacchierare con lui sui più svariati argomenti. Abbiamo così scoperto un autore che non teme la pagina bianca perché la combatte con un lavoro di una metodicità quasi maniacale che inizia con la fase di ricerca e termina con quella di scrittura: scrive romanzi molto lunghi ed è convinto che l'unica cosa che demotiva e disincentiva la lettura sia un libro noioso, non la sua lunghezza (infatti fa notare che quando esce un nuovo libro di Harry Potter si vedono fuori dalle librerie file lunghissime di ragazzini che vogliono acquistarlo). Scrive da quarantuno anni, ogni volta non vede l'ora di iniziare il libro successivo e senza falsa modestia dice di essere migliorato nel tempo. Nei suoi romanzi non si fa problemi a schierarsi politicamente e sottolinea non soltanto la legittimità di questa scelta ma anche la positività di essere, da questo punto di vista, chiari e trasparenti nei confronti del lettore. 

È attento ai giovani scrittori, cui consiglia di preoccuparsi del fatto che le loro storie siano emotivamente coinvolgenti prima ancora che della qualità della loro scrittura perché quella è la cosa più importante; è molto interessato anche ai giovani lettori, motivo per cui dice di non essere spaventato dai cambiamenti tecnologici nell'editoria, se è ciò che aiuta ad attrarli. 

E riguardo alla sua esperienza di lettore? Legge sempre, ovviamente. Ha scoperto Patrick Modiano in seguito all'assegnazione del Nobel e lo apprezza moltissimo, tanto che nelle ultime settimane sta praticamente leggendo i suoi libri uno in fila all'altro.

Tra una chiacchiera e l'altra con Ken Follett, siamo riusciti a infilare un paio di domande "a modo nostro":

Finzioni Magazine è un blog letterario che crede fortemente nella lettura come esperienza da condividere e non come esperienza solipsista. Lei usa assiduamente Twitter e si occupa personalmente del suo account ufficiale. Pensa che i social network siano utili e importanti per scrittori e lettori? 
Amo Twitter perché è molto veloce, posso dire quello che voglio ai miei lettori ed avere una risposta immediata. Sono molto interessato al fatto che leggano i miei tweet, li ritwittino o li critichino. L'altra parte della domanda solleva un punto importante: le persone amano condividere quello che legge. Io lo faccio sempre con i miei amici e credo che questo abbia un grande valore anche dal punto di vista del mercato editoriale perché la cosa migliore quando leggi un buon libro è che tu dica ai tuoi amici leggilo anche tu.

In chiusura, vogliamo una chicca per i suoi fan. Sappiamo che ama il blues, che suona in una band e che il suo locale preferito è un bar di Soho in cui ogni sera c'è una blues band dal vivo. James Bond aveva il suo Martini, Follett cosa beve mentre ascolta blues? E quale personaggio letterario inviterebbe a farle compagnia? 
(Ride) La prima parte della domanda è molto facile: bourbon, non mischiato ad altro, solo con ghiaccio. La seconda parte della domanda è più difficile, ma credo che una qualunque delle ragazze che ha avuto James Bond sarebbe un'ottima compagnia.

Marco Combi

Sostenitore del pensiero viandante e discepolo del nomadismo, interiore e non. Quando viaggia, legge. Quando legge, viaggia. In perenne ricerca della domanda giusta che gli faccia capire quali sono le risposte che sta cercando.

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