Intervista a Wilbur Smith

Incontrare lo scrittore che ha venduto più di 120 milioni di copie in tutto il mondo, di cui 23 solo in Italia, non è una cosa che capita tutti i giorni. Dobbiamo ringraziare l'uscita del suo ultimo libro, Dio del deserto (Longanesi), e Bookcity, per avercelo portato a Milano per pochi, preziosi giorni. L'appuntamento con il "Re dell'avventura" è in una suite dell'Hotel Principe di Savoia, in compagnia di altri giovani blogger: difficile dire chi di noi è più emozionato quando varchiamo la soglia della stanza e ci accoglie un Wilbur Smith incredibilmente in forma per i suoi 82 anni, che stringe vigorosamente le mani a ciascuno di noi con un sorriso di benvenuto. 

Dopo Vendetta di sangue, uscito nel 2013, che ruotava intorno alla figura delle eroe un po' bondiano Hector Cross, con Dio del deserto Wilbur Smith torna ai "romanzi egizi" (come i suoi appassionati lettori sapranno, i suoi romanzi possono essere suddivisi in cicli o saghe, vedi qui): l'ultimo romanzo ambientato nella terra dei Faraoni era stato nel 2007 Alle fonti del Nilo. L'attrazione per questa terra millenaria è presto spiegata: 

L’Egitto ha sempre rappresentato un luogo speciale per me: innanzitutto perché è in Africa, e io sono africano, e poi perché è lì che è iniziato tutto: è nella Valle del Nilo che gli uomini hanno scoperto per primi le scienze che ci distinguono dal mondo animale (la medicina, la matematica…).

Protagonista indiscusso di questo episodio, di nuovo Taita: medico, poeta, inventore, sacerdote e molto di più, questa volta è stato chiamato a vegliare sulle due ribelli figlie della regina Lostris, Tehuti e Bakatha. Interrogato sui cambiamenti del personaggio, Wilbur si lascia scappare (forse) un'anticipazione: 

Nulla rimane uguale, ma più cambia, più rimane uguale: diciamo che questa è una legge strana del mondo. Aveva ancora una storia da raccontare, per questo è tornato: e gliene rimangono ancora molte altre1

A questo punto la sottoscritta si inserisce nella conversazione.

Proprio in merito a quello che ha detto su Taita, tenendo conto che per uno scrittore è difficile scegliere un personaggio preferito, possiamo azzardarci a dire che ha una predilezione per lui? Perlomeno, possiamo definirlo uno dei suoi personaggi più complessi?

Sicuramente è uno dei miei preferiti e io e lui abbiamo un rapporto molto molto speciale, lo dimostra il fatto che è l’unico di cui io scrivo in prima persona. Ma non è il solo, anche Sean Courteney ovviamente è un personaggio importante: è il protagonista de Il destino del Leone, che essendo il mio primo libro pubblicato riveste per me un’importanza particolare. In effetti c’era stato un libro prima del Il destino del Leone, ma lo chiamerei un libro “di prova”, per così dire: per mia fortuna in quel libro ho commesso tutti i grossi errori nei quali un giovane scrittore può incappare. Quel libro è stato rifiutato da ben 15 editori e c’è ancora una copia esistente al mondo ma penso proprio che me la porterò nella tomba!

Nonostante il timore reverenziale che aleggia tra noi intervistatori, Wilbur sembra piuttosto amichevole e non ha nessun problema ad affrontare un argomento piuttosto spinoso: la sua possibile collaborazione con un team di co-autori, una notizia che in realtà risale all'anno scorso, e che ovviamente aveva scatenato opinioni più o meno gentili. Con un sorriso e una totale nonchalance, Wilbur ci ha spiegato: 

Come mi ha detto qualcuno ieri, in effetti ci sono tanti autori, noti a livello mondiale, che usano dei co-autori anche se non lo ammettono: io invece lo ammetto! Non è ancora accaduto, per ora non mi sono avvalso di questa possibilità: per adesso mi sono limitato a valutare i vantaggi e gli svantaggi e sono giunto alla conclusione che questo è il futuro. Il corpus di opere che ho messo insieme è molto, molto vasto e ci sono tante storie che reclamano una conclusione e bisogna lavorarci sopra; il tempo per me un po’ si sta esaurendo, sto arrivando alla fine della corsa e mi rendo conto che devo accellerare i tempi e avere un po’ di aiuto sarebbe sicuramente auspicabile.

Detto questo, il rapporto con questi co-autori sarebbe strettissimo. Io controllerei totalmente la storia, loro necessariamente dovranno leggere tutta la mia opera e conoscere bene i personaggi che io gli potrei affidare; io darò loro dei suggerimenti di quello che vorrei che i personaggi facessero dopodiché loro  prenderanno il mio pensiero e lo tradurranno in carta; mi manderanno il lavoro fatto e io esprimerò il mio giudizio (va bene, non va bene, butta via tutto e riproviamoci) e poi vedremo come va. Diciamo che sarà sempre mia speranza e ambizione tenere alcuni personaggi per me; per esempio Taita: sarei molto riluttante a cedere questo tipo di personaggio a qualcuno che non lo conosce, che non sa come approciarlo: è un personaggio con un caratterino, bisogna saperci parlare…

Il ciclo di Courteney e Ballantyne sì, potrei pensarci, ma dovrei comunque far parte pesantemente di questo processo ed essere lì quando viene portato a termine. E' ancora tutto da vedere insomma!

Da ingenua osservatrice, posso dire che questa eventuale scelta appare tutt'altro che leggera: un uomo che alla domanda  «Se non fossi uno scrittore cosa saresti?» risponde «Morto!» non credo sceglierebbe una strada simile se non fosse costretto dall'età che avanza. Si illumina a parlare dei suoi libri e sembra quasi di vedere una nuvola di pensieri e storie sopra la sua testa; instancabile, infaticabile, a 82 anni ha il candore di affermare che il momento più soddisfacente della sua carriera non è ancora arrivato: è sicuramente dietro l'angolo, ma sempre un passo più avanti. Nessun libro è perfetto, il personaggio o la storia migliore potrebbe sempre essere ancora da scrivere: insomma, un perfezionista, che ama terribilmente il suo lavoro.

Una storia porta a un’altra storia, apre nuovi mondi: a volte mi ritrovo ad essere quasi sopraffatto da tutte le storie che mi circondano, è difficile scegliere quella su quale concentrarmi! È un processo estremamente affascinante e non posso immaginarmi un’altra cosa che mi piacerebbe fare se non questa di essere un creatore di mondi: di combattere battaglie, di massacrare gente sul campo, di punire i cattivi, di tagliare teste… in un processo alla fine del quale nessuno soffre e tutti sorridono!

Il tempo stringe ma riesco a fare ancora due domande a Wilbur.

Ci hai raccontato moltissimo di te come scrittore, molto meno di te come lettore. Cosa legge Wilbur Smith?

Posso dire che io leggo tantissimo: non sempre e solo per piacere, ma anche proprio per imparare. Nel senso che leggo anche libri che so essere stati criticati per capire dove l’autore ha sbagliato, cosa ha scritto che nn va, cosa magari ha saltato che invece andrebbe "rimesso dentro" per salvare il libro. I libri sono magici: addirittura, mi ricordo i primi libri che ho letto da piccolo, avevo solo 11 anni, di un autore che si chiamava W. I. Johns – uno scrittore che raccontava varie storie su questo pilota della Seconda Guerra Mondiale, il Maggiore Biggles. Mi ricordo quanto ero affascinato da quelle storie e potrei rileggerle ancora oggi per ricreare quel senso di entusiasmo che ho avuto la prima volta che ho letto una storia avvincente e ben fatta come quella.

Non ci si può davvero mai stancare di leggere: a me dispiace per quelli che apertamente ammettono “Io non leggo mai niente”. Mi verrebbe da dire loro: “Non lo raccontare a nessuno!” perché questa è una debolezza, quella di non riuscire a leggere una storia e trarne il meglio. La lettura è veramente un regalo speciale che ci è stato fatto. Non solo leggere bensì anche ascoltare delle storie: prima che fosse inventata la scrittura, nelle tribù gli uomini e le donne più rispettate erano quelli che facevano i cantastorie. Gli uomini hanno bisogno di questo esercizio quotidiano di immaginazione: soprattutto nel mondo moderno, caratterizzato da una vita sempre così frenetica, riuscire a staccare e a prendersi una pausa anche per un’ora o due la sera leggendo un libro è molto, molto importante.

Infine, la domanda preferita dai lettori di Finzioni. Con quale personaggio letterario usciresti a cena? 

Non mi è permesso portare altre donne fuori a cena! (ndr risponde ridendo di gusto, e la moglie ridacchiando suggerisce: “Puoi portare fuori Sofia Loren!!”).

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