Intervista a Zadie Smith (e il primo capitolo di NW)

(photocredit: CriticaLetteraria.org)

[UPDATE!] Vorreste saperne di più su NW, il nuovo  romanzo di Zadie Smith? Ebbene, ecco per voi il primo capitolo da consultare liberamente: buona lettura!

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Prendete dei bibliofili e le loro curiosità, infilateli in una stanza ghiacciata con una scrittrice d'eccezione, tritate il tutto e aggiungete una manciata di spezie delle più varie provenienze: Antille, Londra, New York e anche un po' della nostra Italia. Otterrete un cocktail à la Zadie perfetto per la calura estiva, dal retrogusto variegato e pregevolissimo, di quelli che sorseggeresti volentieri sdraiato su un'amaca con un libro sulle ginocchia.

Questo, fuor di metafora, è il resoconto dell'incontro di ieri con Zadie Smith, una delle figure più interessanti del panorama editoriale contemporaneo. La sua ultima fatica, NW, è di recente uscita in Italia per Mondadori – per avere un'idea della trama vi rimandiamo qui – ed è stata considerata dalla stessa autrice il suo «romanzo di svolta.» 

Zadie si trovava a Roma proprio per la presentazione di NW in occasione del Festival delle Letterature. Noi di Finzioni abbiamo avuto il piacere di incontrarla e fare, per l'appunto, una piacevolissima chiacchierata di gruppo assieme a un sacco di amici: Giuseppe Fantasia, giornalista dell'Huffington Post, Gloria Ghioni di CriticaLetteraria, Luigi Ippoliti di FlanerìPatrizia La Daga di Le ultime 20.

La prima parola che Zadie ci ha rivolto è stata – in italiano – «Scusa»: stava cercando la babysitter, e ci chiedeva di attenderla ancora qualche secondo. È stato un inizio dolce e tranquillo, così come lo è poi stata l'intera conversazione. Il modo in cui parla è bello almeno quanto il modo in cui scrive: la Smith ha una voce profonda, elegantissima, con un marcato accento inglese che conferisce, al solito, un tocco di regalità. Credo di poter parlare a nome di tutti quando dico che la avremmo ascoltata per ore; ma il tempo era poco e le cose da fare e chiedere tantissime, pertanto ci siamo fatti sotto e abbiamo dato il via alle domande.

È stata Patrizia a cominciare, chiedendo a Zadie quale fosse l'idea iniziale da cui è nato NWper chi non lo sapesse, NW sta per "North-West", che sta appunto a indicare la zona nord-ovest di Londra ove la scrittrice è nata e cresciuta. Zadie ci ha rivelato che la scena che fa da incipit al libro, nella quale una delle protagoniste viene avvicinata da una ragazza che le chiede soldi per un'emergenza ospedaliera totalmente inventata, è mera prassi nella sua città natale. Ciò che ha affascinato Zadie è proprio questo "collegamento" tra finzione e realtà: se è infatti vero che questi tipi di imbrogli sono molto comuni, è vero altrettanto che non vi è nulla di più reale della disperazione che soggiace a gesti del genere. 

The desperation is real, in some sense is not a fake at all, it's completely authentic. That was the first inkling, and the book began there. (La disperazione è reale, in un certo senso non si tratta affatto di un imbroglio, di finzione, è tutto autentico. Quell'episodio fu il guizzo da cui prese il via la stesura del romanzo).

Gloria era molto interessata alla scrittura; ha infatti voluto sapere come lavora la Zadie scrittrice, se adotta particolari tecniche o strategie: l'autrice ha risposto di non averne di particolari («I don't do anything!» diceva ridendo, ndr) e che i suoi scritti provengono dal subconscio. Ha poi aggiunto che generi diversi richiedono, ovviamente, attitudini differenti: attualmente sta lavorando alla stesura di un romanzo di science fiction, e in questo caso un'attività di pianificazione le è maggiormente necessaria. 

Luigi si è concentrato sulla traduzione: ha chiesto a Zadie in che modo si rapporta ai suoi traduttori. Prima di imparare l'italiano (l'autrice ha vissuto per due anni a Roma, ndr) le era pressoché impossibile potersi rapportare ad essi. L'aver imparato la lingua le ha dato modo di farlo ma, al tempo stesso, ha contribuito ad accrescere una sorta di senso di responsabilità: ora si chiede, ad esempio, in che modo un traduttore potrà rielaborare una frase o un brano particolarmente colloquiale o spinoso. 

Giuseppe è partito dalle protagoniste del libro, Leah e Nathalie, amiche tra loro e completamente diverse l'una dall'altra. In virtù della scalata sociale di Nathalie, Giuseppe ha chiesto alla scrittrice se, secondo lei, l'aprirsi alla vita borghese ci possa rendere più felici. Zadie ha risposto che in UK vige l'idea secondo la quale appartenere alla middle class rende effettivamente le persone felici, ma che, per quanto riguarda la sua personale esperienza, la prima conseguenza di questa scalata è tutt'altro che positiva, poiché si tende a isolarsi dal prossimo. Viene spesso nostalgia, infatti, nel ricordare la dimensione collegiale tipica dei campus universitari, dove le persone vivono – fisicamente ed emotivamente – insieme. 

Abbiamo affrontato numerose altre tematiche: la sua opinione sull'autofiction o le graphic novel, com'è cambiata la Londra di Denti bianchi e in cosa è diversa da quella di NW, il tema della difficoltà nel comunicare, argomento spesso presente nei suoi libri. Per approfondire, vi invito a fare un giro sui blog e testate dei nostri colleghi: non ve ne pentirete affatto!

E noi finzionici? Ecco le nostre domande, che riportiamo per esteso. Indovinate quale tra tutte ha messo Zadie maggiormente in difficoltà?

Nel saggio Fail better lei dice: «Leggere, se lo si fa come si deve, è difficile quanto scrivere: io lo credo davvero. […] Leggere è un'abilità e un'arte.» Leggere è quindi un'abilità, e come tale va coltivata ed esercitata. Ciò richiede, conseguentemente, anche della fatica. Quale il modo, secondo lei, per alleggerire l'attività della lettura?

Io credo che sia una mera questione di pratica ed esercizio. Basti pensare a come siamo in grado di star dietro a determinati prodotti televisivi attuali; come esempio potrei citare Game of Thrones, serie TV che amo moltissimo (gioia, gaudio, tripudio!, ndr), estremamente difficile da seguire a causa della moltitudine di trame che si intrecciano e della grande quantità di personaggi (se voleste approfondire l'argomento, un valido spunto di lettura è senza dubbio "Tutto quello che fa male ti fa bene" di Steven Johnson, ndr): devi davvero concentrarti per seguire bene! Eppure, ci riusciamo proprio grazie alla pratica. Credo che lo stesso valga per la lettura: è vero che noi leggiamo spesso, navigando sul web, ma si tratta di una lettura un po' troppo superficiale. Personalmente, penso che tutto stia nel rallentare i ritmi, leggere con attenzione e accettare la difficoltà che ciò può comportare. Farlo è sì stancante, ma davvero remunerativo.

In un'intervista ha dichiarato di aver avuto l'esigenza (accademica) di scrivere come un uomo, ma di volersi riappropriare dei "forse" tipicamente femminili. NW ci è sembrato un tentativo in questa direzione. Com'è stato scrivere "da donna"?

Sì, quando parlavo della scrittura "al maschile" mi riferivo in particolare al contesto universitario inglese. Cambridge ha un sistema estremamente rigido e molto improntato sull'uomo. "Scrivere come un uomo" può sembrare una generalizzazione, ma in realtà ci si interrogava proprio sul perché gli studenti prendessero sempre un punteggio più alto delle donne nei test. La risposta stava proprio in questa "scrittura al maschile", che personalmente mi motivai col fatto che la donna tende, forse, a scrivere in maniera più ambigua.

Per quanto riguarda NW, l'aver parlato quasi esclusivamente di donne e al femminile è stato qualcosa di molto nuovo, e devo ammettere che mi ha un po' spaventata, perché l'argomento "donna" è sempre un tasto dolente e dà spesso luogo a polemiche e a vere e proprie lotte. Questo aspetto ha messo un po' a dura prova i miei nervi, ma è stato bello scrivere narrativa al femminile: mi ha molto ispirato un libro parecchio datato di Hilary Mantel, An experiment in love. È incentrato sulle donne e sui loro pensieri e problemi, ed è un libro coraggioso perché corre il rischio, visto l'argomento, di essere catalogato come "chick lit", cosa che non è. È un libro eroico e audace, l'ho trovato davvero ispiratore.

Questa è una domanda che facciamo sempre. Fingiamo che lei non sia sposata: quale il personaggio letterario con il quale andrebbe volentieri a cena e flirterebbe un po’?

Che bella domanda! Allora, vediamo un po': c'è quel personaggio in I loro occhi guardavano Dio, Tea Cake: è una brava persona, mi sembrerebbe un buon ragazzo con cui avere un appuntamento… per quanto riguarda il flirt, vediamo. No, dobbiamo assolutamente risentirci, non mi viene in mente nessuno al momento!

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E poi è successa una cosa bellissima. A intervista conclusa, mentre cominciavamo a raccattare appunti, cellulari, borse e quant'altro, Zadie mi è venuta vicino, ha preso la penna e si è segnata su un foglio il mio indirizzo email. Voleva assolutamente avere un mio contatto per scrivermi qual è il personaggio col quale le piacerebbe flirtare. Non so se mai accadrà, ma sarebbe bello svegliarmi una mattina, controllare la posta e trovare, tra la pressoterapia a 19 euro e le barbose mail universitarie sulle riunioni dei tesisti, una mail con oggetto "Got it!". Mittente: Zadie Smith.

Silvia Dell'Amore

Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo; io dico che lo farà il cioccolato.

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