Intervista a Paolo Giovine di PubCoder

Questa è la versione integrale dell'intervista a Paolo Giovane, già uscita in versione ridotta nell'ultimo numero di Pool Magazine dove curiamo una rubrica che si chiama Book Geeks. Come sempre andiamo a caccia di innovatori letterari e Paolo è una delle brillanti menti che si nasconde dietro al progetto PubCoder, uno strumento di pubblicazione digitale e interattiva che permette a chiunque di creare delle storie e poi diffonderle facilmente. Di PubCoder avevamo già parlato qui… ma sentiamo cos'ha da dirci Paolo.

Nome

Paolo Giovine

Età

41

Lavoro

Founder di PubCoder

Spiega ai lettori cos'è pubcoder in 250 battute

PubCoder è un software (oggi gratuito e solo per Mac) che permette di realizzare un EPUB3 fixed layout, ovvero un ebook ricco di interazioni; non serve saper scrivere codice, ci vogliono idee ed un po' di pazienza. EPUB3 diventerà lo standard più diffuso per il libro digitale interattivo, ci aspettiamo che il 2014 includa anche il mondo android.

L'ultimo libro che hai letto?

Il fondamentalista riluttante, di Mohsin Hamid. Affronta un tema difficile senza troppe banalità, è una dote che ammiro sempre.

Quale libro vorresti aver scritto?

Ce ne sono tanti. Ne cito due molto diversi, Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace e Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal. Ma, fortunatamente, li hanno scritti loro. Non saprei essere così divertente o così drammatico.

Meglio carta o digitale? (che domande…)

Io leggo indifferentemente carta e digitale, dipende dalla situazione; tendenzialmente attribuisco poca importanza al supporto, se non condiziona la mia lettura. Se leggo Dante, va bene tutto; se lo studio, e mi serve utilizzare la notazione, sottolineare qualcosa, fare una domanda a chi ne sa più di me, allora il digitale è pratico. Non trovo di grande utilità l'avere tutto e subito, è il marketing che rende urgente il download in due minuti di qualsiasi cosa; se ho tempo di dedicare una decina di ore ad un libro, allora posso anche permettermi di ordinarlo in libreria e, probabilmente, di pagarlo qualche euro in più. La rivoluzione digitale non è avere tristi videate di testo disponibili subito ed in quantità industriale; la rivoluzione è utilizzare nuovi formati, libri con cui interagire, audiolibri accessibili, materiali di studio o di approfondimento che migliorano l'esperienza, che permettano letture meno superficiali impegnando meglio il nostro cervello. Che ve ne fate di 2000 libri nel vostro Kindle? Quando pensate di leggerli? Quelli di carta, almeno, arredano…

Qual è il tuo social preferito?

La trattoria; le conversazioni migliori della mia vita sono state a tavola. Uso anche dei social digitali, ma le persone sono migliori con un bicchiere di vino in mano. Quanto vale un pranzo con l'influencer giusto? Tantissimo. [Come dargli torto?!]

Qual è, secondo te, il futuro del libro (se ha un futuro)?

Il libro ha un futuro se mantiene la sua funzione: quella di rendere popolare la cultura, di distribuirla al di fuori delle élite. La stampa ha permesso questo, ed è sufficiente allo scopo ancora oggi: mentre in Occidente si piange la fine dei quotidiani stampati, in tutti i paesi in via di sviluppo aumentano le tirature, per soddisfare la richiesta di milioni di nuovi lettori, finalmente alfabetizzati. Il dibattito non è tra inchiostro e bit, ma riguarda la sempre migliore accessibilità del sapere.

Qual è oggi il modo più economico per diffondere un libro in una piccola comunità montana? Finanziare la sua piccola biblioteca, perché portare la banda digitale costa enormemente di più (ovviamente nel breve periodo, ma nel breve periodo si forma una generazione di cittadini). Dare un futuro ai libri significa porsi il problema delle loro accessibilità e della loro diffusione: non è sufficiente la wifi, o comprare una LIM. Bisogna lavorare per garantire la migliore distribuzione dei contenuti, ovvero evitare che un libro comprato da Apple sia inaccessibile dal tablet di un altro produttore, o che la mia libreria digitale non sia trasferibile alle mie figlie se non trasferendo loro anche dell'hardware. Servono standard universalmente condivisi, sia per la costruzione dei libri che per la loro protezione (anche i sistemi di DRM impediscono l'utilizzo diffuso, perché sono proprietari…)

Sarà poi interessante anche vedere in quanto tempo arriveremo al digital landing diffuso: smetteremo di comprare i libri, ma accederemo al libro per il tempo necessario a leggerlo. E se ci piacerà, forse, ne vorremo anche una copia fisica, stampata on-demand: e saremo disposti a pagarla molto di più, perché sarà fatta per noi, forse con le nostre note e una copertina decisa con un gruppo di amici (reali o virtuali).  

Il futuro dei supporti mi è indifferente; sono preoccupato per i contenuti.

Editoria 2.0… ma non era meglio aprire una gelateria?

Quello è il piano B 🙂

David Foster Wallace o Dan Brown?

Chi è Dan Brown?

Mark Zuckerberg o Steve Jobs?

Steve Jobs, perché nella sua storia c'è molta meno finanza e molta più creatività; ha rischiato di più sulle sue idee, e le ha difese con coerenza.  

Cosa fai quando non sei un innovatore letterario?

Grazie per la definizione, la userò per spiegare quello che faccio (non mi riesce quasi mai); faccio cose banali ma bellissime con le persone che amo.

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

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