Intervista a Vanni Santoni (HG)

Questa intervista l'abbiamo fatta in collaborazione con 20lines in vista della nostra recensione di Terra Ignota e del corrispettivo incipit pubblicato nella piattaforma di scrittura collaborativa. Terra ignota – Risveglio è l'ultima fatica di Vanni Santoni, che dopo aver sudato sette camicie con la Scrittura Industriale Collettiva (In Territorio Nemico, minimum fax) ha deciso di cimentarsi con il genere fantastico. E come ogni fantasy che si rispetti questo è solo il primo capitolo di una trilogia che verrà pubblicata da Mondadori.

Sentiamo allora cos'ha da dirci il buon Vanni Santoni (HG).

Queste sono le 3 domande poste da 20lines (trovate l'intervista anche nel loro blog).

 

Tu sei uno dei fondatori di Scrittura Industriale Collettiva, bellissimo esperimento per l'utilizzo di internet come piattaforma creativa: cosa ne pensi, dunque, del rapporto tra internet e letteratura?


Il romanzo In territorio nemico non esisterebbe senza la rete: di fatto, col progetto SIC abbiamo incarnato una delle possibili forme di tale rapporto. Ci interessava dimostrare, al di là delle facili letture della rete come panacea per ogni male, che lo strumento web, se usato seriamente e affiancato da una solida base teorica poteva essere usato per produrre in modo originale testi di qualità letteraria assoluta. 
In realtà anche il mio primo progetto letterario, il libro di frammenti Personaggi precari, che verrà a breve ristampato in edizione ampliata da Voland, prende le mosse da tale rapporto, dato che in origine era un blog, e la sua forma epigrafica nasceva innanzitutto dalla volontà di creare testi adatti alla fruizione online. 
Capitolo a parte meriterebbe poi la questione della critica online: in un’epoca in cui lo spazio dato dai giornali alla critica letteraria si riduce sempre di più, blog e riviste online sono emersi – sia pure con i limiti intrinseci a piattaforme dove i contributi tendenzialmente non sono pagati, e in cui il commento è a volte troppo rapido e “di pancia” – come il luogo centrale del dibattito intorno ai libri, e questo è un fatto di cui uno scrittore deve essere sempre ben consapevole.

 

Qual è il posto più strano in cui ti è capitato di scrivere?


Dato che scrivo ogni giorno, e a ogni costo, ce ne sono molti. I ragazzi di Slipperypond amano ricordare un mio editing da un rifugio in Himalaya.

 

Che consigli ti senti di dare agli aspiranti scrittori?

Scrivere. Scrivere tutti i giorni. La disciplina è tutto. Ne ho parlato un po’ qui e davvero è la cosa più importante. Ho visto più di una persona di grande talento non diventare uno scrittore perché non aveva disciplina. 
Poi ovviamente stare alla larga da ogni forma di editoria a pagamento, prepararsi alle porte in faccia, e tener presente che la norma non è l’esordiente assoluto che azzecca il best seller con una major, ma una gavetta che in genere parte da un proprio blog personale o una piccola rivista fatta tra amici, passa attraverso la pubblicazione dei propri testi su blog e riviste letterarie reputabili, la partecipazione a concorsi, la pubblicazione magari di un primo testo con un piccolo editore.

 

– – –

 

E queste sono le nostre tre domande, con il classicone finale.

 

Con il tuo romanzo Terra Ignota hai voluto sperimentare e ti sei avventurato nella terra di nessuno tra la letteratura cosiddetta "alta" e il genere. Che cosa hai portato con te da questo viaggio?

È un po’ presto per dirlo, ma credo non poco. Tanto per cominciare, Terra ignota mi ha permesso di sperimentare col pastiche, con la selva di riferimenti. Sono un grande appassionato di letteratura e poesia modernista, La terra desolata di T.S.Eliot è uno dei miei feticci, e il fantasy – non sarebbe tra l’altro fuori luogo dire che anche il Signore degli anelli è un’opera modernista – permette una grande sperimentazione a livello di ibridazione tra “alto” e “basso”, di gioco con i riferimenti e le citazioni, di uso di mitemi in altro contesto. Conto di usare di nuovo queste competenze anche in contesti non “di genere”.

Per lavorare a Terra ignota, poi, ho dovuto studiare: teoria, con Propp, Frazer, Campbell e Jung, come raccontavo a Pucci di ANSA ma anche riprendere in mano opere come l’Eneide o L’Orlando furioso (nonché, i volumetti di diversi manga classici che stavano a prendere la polvere nella mia camera d’infanzia), e sono tutte cose che rimangono.

Credo infine, come ho spiegato a Gagliardo di Glamour, che ci fosse, di fatto una necessità: il fantastico, specie quello dei giochi di ruolo, del cinema, dei fumetti, è stata una parte importante della mia formazione adolescenziale, e in qualche modo il “me stesso scrittore” doveva vedersela anche con tutto questo: ho scelto di pagare tributo a quegli anni seguendo le loro regole e scrivendo un vero fantasy.

 

Che cosa ne pensi dell'autopubblicazione?

La mia prima esperienza di scrittura è stata nell’ambito della rivista Mostro, che era interamente autoprodotta, quindi non posso che guardare col massimo interesse al mondo delle autoproduzioni. Ma attenzione: parlo di quelle autoproduzioni che si muovono all’interno di un contesto, che nel nostro caso era politico, oltre che culturale, e quindi avevano un proprio pubblico. Se si deve autopubblicare “tanto per”, allora meglio continuare a esercitarsi onde puntare poi a una vera pubblicazione.
 Credo che il rischio oggi sia credere che il self-publishing possa essere una soluzione alle storture del mondo dell’editoria: come dimostra il fatto che vari grandi servizi di self-publishing organizzano concorsi che mettono in palio la pubblicazione con editori di rilievo, il marchio editoriale ha ancora il suo peso e la sua rilevanza. E non potrebbe essere altrimenti: tanto più nel mondo del “tutti scrittori”, servono filtri e “agenzie di valore”, altrimenti il lettore rischia di essere sommerso di materiali senza valore. Pertanto il lavoro di selezione che viene effettuato dagli editori, per quanto a volte possa risultare indecifrabile o fumoso, è tanto più cruciale oggi. Dall’altro lato, ovviamente, è necessario che gli editori tornino a tenere la qualità come parametro principale: se il self-publishing prolifera è anche perché diversi marchi hanno perso la fiducia del pubblico circa la loro effettiva capacità di selezione e lavoro sul testo.

 

Questa è una domanda che facciamo sempre a tutti, da lettore a lettore: c'è un personaggio letterario che porteresti volentieri fuori a cena, magari per flirtare un po'?


Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul. Lo-lee-ta: the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth. Lo. Lee. Ta.

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

2 Commenti
  1. grandi speranze per questo libro, il fantasy italiano aspettava da anni di farsi prendere sul serio