Mi sa che fuori è primavera – Incontro con Concita De Gregorio

Venerdì abbiamo incontrato Concita De Gregorio per parlare con lei del suo ultimo libro, Mi sa che fuori è primavera. Luogo dell'appuntamento è stato la sede della casa editrice Feltrinelli, che pubblica l'opera. 

Mi sa che fuori è primaveraMi sa che fuori è primavera (122 pagine, 13 euro) è la versione romanzesca di un fatto di cronaca del 2011: una domenica mattina Mathias, ingegnere svizzero-tedesco ed ex marito di Irina Lucidi, la protagonista del libro, rapisce le loro due gemelle Alessia e Livia e scompare; cinque giorni dopo muore suicida travolto da un treno in Puglia, e lascia alla ex moglie solo un biglietto: «Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più». E infatti Irina non avrà più notizie delle figliolette, nonostante le ricerche e le indagini (ancora in corso) e l'ampia attenzione dei media.

Nel libro, De Gregorio prende spunto da questa vicenda terribile per arrivare al vero scopo dell'opera: capire come affrontare la solitudine e il dolore dopo una tragedia per poterli superare e continuare a vivere. 

Premessa fondamentale alla lettura è, infatti, chiarire che Mi sa che fuori è primavera non è il resoconto di un fatto di cronaca, ma che la vicenda di Irina è solo lo spunto da cui prende il via la storia.

Mi preme molto sottolineare il fatto che questo è un romanzo ispirato da una storia di cronaca e dall'incontro con la donna che ha vissuto quest'esperienza, ma che poi tutto quello che il libro contiene è mio, è la mia scrittura, e che Irina non ha partecipato in alcun modo alla stesura dell'opera.  

Un incontro del genere non deve essere stato facile. 

Un giorno Irina ha bussato alla mia porta e mi ha chiesto di aiutarla a raccontare la sua storia, poiché la parola scritta era l'unica terapia che non aveva ancora provato. E questo è in effetti il vero tema del libro, quello della terapia della parola, cioè della parola come unica forza capace di ricostruire, rigenerare e ridare senso alle cose. Questo è stato il motivo per cui ho accettato di scrivere, non tanto per la storia, ma per il bisogno di affrontare il trauma attraverso la parola scritta. È questo il punto centrale: la funzione rigenerante della scrittura

Il libro è caratterizzato anche da una struttura molto particolare, frammentaria.

Quando mi sono interrogata su come restituire l'anima profonda di questa storia ho capito che non potevo limitarmi a raccontarla, ma che avrei dovuto cercare di mettere in scena il percorso di ricostruzione dei frammenti della vita di Irina. E per farlo ho deciso di dare a ogni pezzo del puzzle un tono specifico. Le lettere, per esempio, sono un modo per raccontare la stessa storia con un timbro e con dettagli diversi a seconda del destinatario. Il potere curativo della parola, però, avviene per strati; per questo ho inserito altre forme di narrazione come gli elenchi che considero, soprattutto se penso alla lista di cose che rendono felice Irina, un'evasione mentale dalla realtà. I piccoli ritratti, invece, sono una sorta di risposta a un'intervista muta e li ho creati per permettere alla protagonista di affrontare sentimenti che mai potrebbe esprimere direttamente in una lettera; penso, per esempio, al rapporto con il padre o con la suocera, relazioni in realtà difficili per tutti. Infine, ci sono i ricordi dei sogni di Irina e le parti in corsivo, nelle quali parlo di me e delle mie reazioni al nostro incontro; c'è solo un capitolo in cui parlo di me senza utilizzare il corsivo, si trova verso la fine del libro ed è il momento in cui capisco il perché ho deciso di raccontare questa storia. 

Nell'opera, infatti, sono presenti anche emozioni e ricordi personali dell'autrice

Ho scelto di raccontare il percorso di Irina perché mi ha colpito molto e in modo inaspettato. All'inizio era solo lei ad aver bisogno di me per poter mettere nero su bianco la sua tragedia, ma dopo il nostro incontro la necessità è diventata reciproca. E così un colloquio di cinque minuti è diventato un confronto di cinque giorni grazie al quale ho capito che volevo affrontare il tema di come si superano le situazioni che sembrano disperate, siano queste un fallimento sul lavoro, la perdita di un amore o un lutto, partendo dalla tragedia di Irina e considerandola l'emblema massimo della sopraffazione, al cospetto del quale tutti gli altri problemi si ridimensionano.

Un altro tema del romanzo è la solitudine rispetto al dolore

Anche questo mi ha colpito molto. Irina è venuta da me con una forza e una lucentezza incredibili a parlare di una storia di solitudine. Lei è una donna dotata di una indiscutibile autonomia culturale, economica e sociale, non vive in una condizione di degrado, eppure durante e dopo la tragedia rimane completamente sola. Il punto è questo: quando le cose non vanno, tutti ci sentiamo soli perché la solitudine rispetto al dolore è una condizione esistenziale che non fa distinzioni di alcun genere. 

E a questa solitudine spesso si accompagna il pregiudizio, come in questo caso. 

Irina è una donna italiana che lavora come manager in un'azienda svizzera, è più alta in grado rispetto al marito e guadagna di più, è colpevole di essere molto assente da casa e, di conseguenza, viene tacitamente accusata di non essere riuscita per tempo a contrastare la natura malvagia del marito. Questo è un altro grande tema di fondo del libro, quello della percezione della follia e della normalità proprie e altrui. Fa sempre molto comodo, infatti, liquidare le vicende di cronaca come conseguenze di momenti di follia, sottintendendo che alle persone normali non possono capitare e mettendole in questo modo al di fuori di sé. Questo è in effetti un modo consolidato per non domandarsi quanta follia e quanta normalità ci sia all'interno di ciascuno di noi. Ma la verità è che, come si dice, visto da vicino nessuno è normale e che tutti noi ci troviamo costantemente in bilico sul crinale tra la normalità e il baratro della follia. 

Volendo tirare le somme, si può affermare che Mi sa che fuori è primavera è il racconto della forza dopo la tragedia

Nel romanzo ho voluto raccontare una condizione esistenziale, mescolando verità e finzione per rendere la vicenda riconoscibile a tutti. La storia contiene tutta la gamma dei sentimenti provocati da un dramma: frustrazione, senso di colpa, inadeguatezza, isolamento, razzismo, solitudine, dolore. Ma contiene anche la soluzione: evitare di chiudersi nel priprio dolore e lasciare un'apertura che permetta all'amore degli altri nei nostri confronti di farsi largo e dare nuova linfa alla nostra vita.

Impossibile non pensare alla reazione di Irina davanti a Mi sa che fuori è primavera.

Per lei il vero lutto inizia adesso. 

 

Alessandra Ribolini

Traduttrice e teacher, ma soprattutto wannabe finta bionda senza averne l'aria

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