La SIC: tutti scrivono tutto 1/3

 

Qui in redazione – che per chi non lo sapesse assomiglia più a un soviet sanpietroburghese che a un open space con scrivanie e computer e macchinette del caffè – era un po' che ci chiedevamo «ma questi loschi figuri della SIC (Scrittura Industriale Collettiva), di cui tanto si parla in rete, chi sono? Che fanno?». Ogni volta che emergeva questa domanda il nostro Michele Marcon tossiva stizzito e tra un "ehm…" e un "err…" si chiudeva in bagno. Insospettiti da questo strano comportamento, un giorno lo abbiamo incastrato di fronte al Comitato di Salute Pubblica di Finzioni (sulla cui composizione vige il più assoluto segreto) e lo abbiamo fatto cantare. Alla sesta birra annacquata e calda ha ceduto ed ha confessato di aver collaborato con la SIC per la stesura – pensate un po' – di un romanzo collettivo! Appresa la notizia, il Comitato, sollevato da quanto aveva appreso, lo ha caldamente abbracciato e gli ha finalmente offerto una birra come si deve.

Di fronte alla serena reazione dei temibilissimi membri del suddetto Comitato, anche questo umile cronista, gravato da un enorme peso morale, ha deciso di vuotare il sacco, confessando di aver fatto da editor per la prima bozza del Grande Romanzo Aperto. E allora il Nostro Timoniere Gei Gei Cerbiatto (vi ricorda qualcosa?) ci ha incaricati di raccontare e spiegare che cos'è la SIC, come funziona, e che cosa rappresenta per noi lettori creativi!

E' presto detto: Gregorio Magini e Vanni Santoni si sono messi in testa di inventare un metodo preciso e sistematico affinché si potessero produrre dei testi collettivi, sia racconti che romanzi, perché convinti che in un mondo che assomiglia sempre di più al web 2.0 la collaborazione è una via obbligata, e che l'intervento di più mani e più menti non priva ma anzi aggiunge valore estetico a una narrazione. Hanno allora buttato giù, a partire dalla fine del 2006, un vero e proprio Manuale di Scrittura Collettiva e lo hanno testato via via con la stesura di ben cinque racconti lunghi, tutti gratuitamente scaricabili dal loro sito.

La filosofia che sta dietro a questo metodo di lavoro narrativo Gregorio e Vanni l'hanno spiegata in tante occasioni, così come il funzionamento effettivo del metodo SIC e le sue origini. Noi proviamo a sintetizzarla così: pensate a come si fa un film! Ci sono vari "dipartimenti" che si occupano ciascuno di un aspetto della produzione: le luci, la fotografia, il casting, i costumi, le scenografie eccetera; e poi c'è il regista, coadiuvato da altre figure come il direttore della fotografia e il produttore esecutivo. La Scrittura Industriale Collettiva funziona più o meno nello stesso modo: ci sono dei team di scrittori che stendono delle schede su personaggi, ambientazioni, situazioni e le passano poi ai direttori artistici, che le amalgamano, le uniformano e le ripassano agli scrittori per la stesura vera e propria. E così, in un continuo gioco di affinamenti, si arriva al testo definitivo, sul quale poi mettono le mani i revisori, per evidenziare eventuali incongruenze.

E la cosa funziona! Se poi volete sapere come, allora basta aspettare la settimana prossima e il racconto che ce ne farà Michele Marcon (ma senza birra, si capisce). Se poi siete curiosi di sapere che cosa significa leggere un intero romanzo sapendo che l'hanno scritto più di cento persone, ne riparleremo fra due settimane. E se credete nella collettività, nel lavoro di gruppo, nella collaborazione, non disperate! Foucault è vivo e lotta insieme a noi! L'autore è morto, viva l'autore!

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

4 Commenti
  1. Sono cacciatori. Cacciatori di gloria s’intende, i quali escludono l’eventualità di potersi accollare responsabilità individuali in caso d’insuccesso. La scrittura collettiva costituisce la via facile per dare la colpa ad altri che han dato la colpa a te, o per attribuirsi i meriti che altri non ti riconoscono…

  2. Occorre rilevare che il termine “collettivo” è solo il risultato di una moltiplicazione di individui, dunque un evento squisitamente quantitativo, ed è noto persino alle forze che impongono l’ordine attraverso il disordine che se ci si volesse fare un’idea del livello intellettivo di una massa d’individui, bisognerebbe scansionare il valore del suo componente meno dotato… 😀