La SIC: tutti scrivono tutto 2/3

 

Nella scorsa puntata eFFe ci ha spiegato egregiamente che cos’è la SIC (Scrittura Industriale Collettiva). Oggi cerchiamo di capire che cosa vuol dire veramente scrivere un romanzo insieme a centinaia di altre persone. Cosa significa scrivere un Grande Romanzo Aperto.

Non starò a spiegarvi tecnicamente come funziona, ché è già stato detto e scritto in altre sedi, ma posso dirvi che scrivere con il metodo SIC è come costruire un mondo fatto di Lego. Si comincia col raccogliere tutti i mattoncini che troviamo sparsi nella nostra memoria o nelle nostre conoscenze relative al periodo storico in cui sarà ambientata la vicenda (ndr. Seconda Guerra Mondiale). Poi ogni singolo scrittore comincia a mettere insieme dei pezzi per costruire personaggi e ambientazioni. Questi vengono poi ricombinati, vengono tolti i mattoncini in esubero e vengono sistemati quelli che stanno bene insieme. Quando i diversi “set” fatti di Lego sono pronti, viene messa una videocamera di fronte ad ognuno di essi e gli scrittori cominciano a muovere gli omini lego e riprendono utilizzando la tecnica della stop motion. Infine il girato passa nelle sapienti mani dei Direttori Artistici che montano insieme il tutto per ottenere un risultato omogeneo.

Ok, non è proprio così semplice, ma non voglio concentrarmi sul dato tecnico, quanto sul processo stesso di scrittura e cosa questa significhi per uno scrittore. La SIC in fondo è una palestra di scrittura. Insomma, pensate a 236 (236!) partecipanti, tutti uguali uno all’altro, non importa che siano blogger autorevoli, studenti, camionisti o pensionati. Tutti pronti a cooperare per un fine comune. Già questo suona come una gran figata. Ma a pensarci bene l’aspetto più interessante della SIC non è tanto il fatto che sia Collettiva – ci sono altri esempi del genere on e off line (l’ultimo arrivato è thumbscribes) – ma è il suo essere Industriale. Ovvero: tu che credi di essere un (grande) autore chiuso nella tua stanzetta, e ti fai un sacco di pippe mentali mentre scrivi un (grande) romanzo rivoluzionario che probabilmente non leggerà mai nessuno (e che altrettanto probabilmente rimarrà un tentativo velleitario). Ecco, tu non sei più nessuno. Tu non esisti più. Tu, stereotipo del (grande) autore, oggi sei un operaio che insieme ad altri operai deve collaborare per riuscire a realizzare un prodotto. Certo, questo prodotto non è mica un prodotto qualsiasi, ma è un’opera dell’intelletto – che dico – degli intelletti!

Con un pizzico d’intelligenza puoi cominciare a renderti conto del cambiamento in atto nelle “cose” letterarie, e nello stesso tempo puoi continuare ad essere lo stereotipo di te stesso che ti è tanto caro… ma devi smetterla di farti le pippe mentali, altrimenti non stai al passo con gli altri! Devi cominciare a pensare in prospettiva, sapendo che quello che scrivi, quello che crei, fa parte di un progetto più grande di te, caro autore. E così cominci ad abbandonare una visione individuale e individualistica in favore di una visione collettiva, e tutti insieme si inizia di fatto a guardare nella stessa direzione. Questa sì che è la vera rivoluzione. Una rivoluzione industriale!

E così la smetti con i voli pindarici e metti i piedi per terra. E così inizi a scrivere con criterio. E così va a finire che magari mi diventi, non solo uno scrittore, ma anche una persona migliore.

Tutto questo ve lo dico per esperienza personale. Chi l’avrebbe mai detto che il tentativo di soddisfare una tiepida curiosità intellettuale mi avrebbe fatto tutto questo bene. E ora, dopo due anni di lavoro, cooperazione, collaborazione, il Grande Romanzo Aperto sta per venire alla luce e io, ve lo assicuro, sono gasatissimo. E quando sarà il momento, e tutti noi 236 scrittori e gli editor e i Direttori Artistici avremo in mano una copia del Grande Romanzo Aperto, allora stapperemo una bottiglia di vino buono e brinderemo all’unisono: «Viva la SIC».

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

2 Commenti
  1. NOTA: nell’articolo si parla di 236 scrittori in quanto erano gli iscritti iniziali ed è il dato che avevamo passato a Marcon. I partecipanti sono, come è noto, 115.