La SIC: tutti scrivono tutto 3/3

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Dopo che Michele Marcon ci ha spiegato – con una sincera vena di commozione – che l'autore è morto (Viva l'autore!) e che lo stereotipo dello scrittore triste e solitario che passa i mesi e gli anni sepolto nella sua triste stanzetta a rimuginare (ok, lui diceva "farsi le pippe mentali", espressione colorita e quanto mai "pregnante"!) sul suo romanzo immortale è ormai passato come la verdura, vediamo di capire che effetto fa, da lettori, leggere un opera SIC.

A questo umile cronista è toccato in sorte di leggere le primissime bozze del Grande Romanzo Aperto e se mi permettete il tono un po' confidenziale, si è trattato di un'esperienza davvero articolata, innovativa. Mi scuserete se ve la racconto come si fa con un amico, ma non saprei come farlo altrimenti. 

In primo luogo, visto che i Direttori Artistici mi hanno chiesto di identificare eventuali incongruenze narrative e/o di altro genere, la mia lettura è stata attenta, lenta. Una lettura che prende la forma di un dialogo silenzioso con l'autore, al quale, di volta in volta, vorresti chiedere il perché di certe scelte stilistiche o narrative. Ma qui sta il busillis! Eh già, perché di autore non ce n'è uno, ma 236! E vi confesso che questa considerazione cambia radicalmente l'approccio al testo, la cui coerenza, la cui fluidità, la cui congruenza vanno valutate secondo la sua stessa struttura interna! Mi spiego: in qualità di editor, non avendo un autore a cui mandare un email e chiedere «senti, ma qui perché hai scritto così?», la risposta a tale domanda deve sorgere dal testo stesso, e quella particolare scelta narrativa e/o stilistica deve spiegarsi in ragione e in funzione di tutto quello che ci sta intorno! Se è vero che questo accade normalmente per l'editing di un romanzo tradizionale, è anche vero che in questo caso la figura dell'autore tradizionalmente inteso sfuma completamente, diventa un fantasma irraggiungibile, per cui l'editing diventa un corpo a corpo solo con il testo: ci sei tu, lettore "privilegiato" e lui, il testo con tanti padri e nessun padre. Se un editor di romanzo tradizionale può sempre e comunque, anche in ultima istanza, rivolgersi all'autore, questa possibilità è preclusa all'editor di un romanzo SIC. 

Capirete allora che queste considerazioni varranno in buona parte anche quando il romanzo sarà pubblicato, e tutti i lettori dovranno fare i conti con il fatto che le loro osservazioni – positive o negative che siano – non potranno, nemmeno "mentalmente", rivolgerle all'autore, ma solo al testo. E questo, fatemelo dire, è una novità assai interessante, perché dà vita a un modo di leggere in cui il lettore assume un ruolo ancor più importante e centrale: nella triade autore-testo-lettore, lo spazio che prima era occupato dal primo ora è appannaggio dell'ultimo.

Il Grande Romanzo Aperto – anticipazione! – è un romanzo storico. Come tutti i romanzi storici, deve basarsi su uno studio attento e particolareggiato del periodo prescelto – in questo caso l'Italia dal 1943 al 1945 – che innesti su una trama storica di fatti realmente accaduti un racconto di fantasia. Insomma, è un roba che per farla bisogna prima leggersi un sacco di libri e documenti. Ed è qui che vedi il valore del lavoro collettivo e della Scrittura Industriale: il GRA presenta una precisione di dettagli storici (e geografici) da fare invidia al più consumato archivista! Un lavoro, evidentemente, che un solo uomo non avrebbe mai potuto fare se non investendo almeno dieci anni della propria vita.

E tuttavia, è un romanzo che scorre fluido e copioso, che dosa informazioni storiche, ambientazioni geografiche e narrazioni di fantasia con grande equilibrio ed armonia. Davvero. E c'è molto altro in esso, ma non vorrei togliervi il gusto di leggerlo. Presto, molto presto.

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

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