I Laureati (meno 6 al Nobel)

 

Attualità & Approfondimento / I Laureati (meno 6 al Nobel)

Fra sei giorni esatti, giovedì 7, verrà annunciato il vincitore del Premio Nobel 2010 per la Letteratura, il nuovo "laureato". E noi seguiamo le cose da vicino, da molto vicino. Come prevedibile è già partito, soprattutto sulla rete, il "totonobel": chi lo vince quest’anno? C’è chi dice Philip Roth, chi Don DeLillo e persino qualcuno che tifa Antonio Tabucchi. Ladbrokes, la celebre agenzia di scommese britannica, ha già piazzato le sue quotazioni, e Tabucchi ci fa pure più bella figura di Murakami o Pynchon! Altri, più spiritosi, sostengono che il premio intitolato all’inventore della dinamite vada coerentemente a Unabomber… Per arrivare belli preparati all’appuntamento di giovedì prossimo, abbiamo pensato di fare una carrellata dei laureati italiani che hanno ricevuto il premio dalla sua fondazione a oggi: e sono sei, uno al giorno da oggi fino al 7. 

Cominciamo, in ordine strettamente cronologico, dal primo, quel Giosuè Carducci con cui tanto c’hanno ammorbato al liceo. No, bravo era bravo, ci mancherebbe! Tanto bravo che si racconta cacciò un suo studente dall’esame perchè questo si era presentato prima col cognome e poi col nome… Carducci infatti rappresenta un caso interessante: se è vero che Alfred Nobel stabilì che il premio fosse dovuto andare "alla persona che avrà prodotto nel campo della letteratura un lavoro eccellente e di tensione idealistica", è anche vero che nella motivazione per la scelta al poeta toscano si legge che esso fu attribuito

non solo in considerazione delle sue profonde conoscenze e della sua ricerca critica, ma soprattutto come tributo all’energia creativa, alla freschezza dello stile, alla forza lirica che caratterizzano i suoi capolavori poetici

Dunque i selezionatori tennero in conto anche i numerosi testi di critica letteraria a cui Carducci aveva messo mano, tra cui soprattutto gli studi manzoniani (era un anti-manzoniano di ferro, il Nostro!). Ci piace ricordare, qui e oggi, su Finzioni, quel Del rinnovamento letterario d’Italia, di cui noi ci sentiamo un po’, solo un po’, epigoni… Carducci fu dunque studioso e professore, e alle sue lezioni all’Università di Bologna (dove rimase in cattedra fino al pensionamento, nel 1904) assistevano gente come Giovanni Pascoli e Renato Serra. 

Ma la storia – e la commissione del Nobel – lo ricorda come poeta: le Rime Nuove, le Odi Barbare, i Giambi ed epodi, "L’albero a cui tendevi la pargoletta mano…" e via poetando. Pochi sanno invece che tradusse Goethe e Heine, e da questi fu fortemente influenzato. Così come pochi sanno che fu un ottimo filologo, e un curioso di scienze sociali.

I giurati svedesi arrivarono a laurearlo in extremis, solo cinque mesi prima della sua morte, in quel 1906 che, tra le altre cose, vide la prima trasmissione radiofonica, la nascita della CGIL e delle FFSS, ma soprattutto, in una birreria, del Torino Football Club!

eFFe

 

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

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