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Attualità & Approfondimento / Le librerie dell’usato a Bologna
Bologna ha un cuore di carta. Un po’ stropicciato, forse anche un po’ logoro, ma perché vissuto. È un cuore di letteratura già letta, fatto di migliaia di romanzi che non vogliono morire imbalsamati sugli scaffali di qualche libreria, ma che tornano a pulsare e a raccontare un’altra volta la loro storia. Il capoluogo emiliano è infatti una delle città italiane più ricche di studi bibliografici, librerie antiquarie, dell’usato e remainders, cioè che vendono a metà prezzo libri fuori catalogo o ancora in commercio, provenienti dalle eccedenze di magazzino e dagli stock di copie invendute degli editori. Al primo posto c’è Roma, grazie soprattutto alle sue bancarelle sparse per le strade capitoline, poi c’è Milano, Firenze con le sue botteghe e infine il capoluogo emiliano. Lo conferma anche Arnalda Forni, titolare della libreria Seab in via San Felice e presidente di “Antiche pagine”, l’associazione unica in Italia che riunisce ventiquattro fra bibliofili e librai bolognesi. Nata nel 1995 con lo scopo «di riqualificare l’universo del libro spesso mortificato dal proliferare di mercati e mercatini nei quali il materiale si svaluta e si disperde», “Antiche pagine” tutti gli anni a maggio organizza una mostra-mercato nazionale nel Chiostro e nella biblioteca della Basilica di San Francesco. Se alla conta si aggiungono altre sette librerie non iscritte al consorzio, a Bologna si arriva a ben trentun negozi di libri antichi e usati.
La cosa più curiosa è che questi dispensatori di “merce-idea” – così chiamava i libri il famoso libraio della Hoepli Cesarino Branduani – hanno ampliato i loro affari grazie a quello che da sempre è considerato il nemico numero uno della letteratura: internet. «È meraviglioso!», «Si allarga il rapporto con il cliente!» sono le affermazioni entusiaste dei librai bolognesi dell’antico, che si sono dotati tutti del loro sito, del loro catalogo on-line e che fanno capo al grande portale di ricerca Mare magnum. L’unica che mostra scetticismo verso la Rete è proprio la presidente di “Antiche pagine”: «Sul web c’è mancanza di professionalità e il cliente è in confusione – spiega Arnalda Forni – la differenza di prezzo nei libri c’è sempre stata, ma ora non ha una base di oggettività. Io sono molto arrabbiata, la rete ci ha appiattito un mestiere bellissimo e siamo andati incontro a gente non professionale-. Il nostro lavoro è la ricerca del volume, la sua descrizione».
Già, i clienti: quelli che comprano e quelli che vendono. I primi li descrive bene Giampiero Menarini dell’omonima libreria in via San Felice: «Ci sono quelli che frequentano i siti professionali e poi i collezionisti: di collane, di autori, di libri della propria città, di materie specifiche. L’età va dai 20 ai 60 anni, e tra questi ultimi c’è ancora chi si raccomanda di continuare a stampare il catalogo cartaceo. Oltre i 60 sono persone che se ne intendono e che spendono. I giovani cercano per lo più libri fuori catalogo richiesti dal docente del corso che frequentano». I clienti che vendono libri, invece, sono «Gente che si è riempita la casa e vuole vendere la biblioteca perché non sa come fare, gente che eredita, gente che deve sgomberare la propria casa o privati con le loro biblioteche – enumera Tiziano Pavan, dipendente da trent’anni alla Libreria Nanni – ma anche il giovane che legge molti romanzi e a cui faccio dei cambi quando mi porta i suoi vecchi libri». Oppure semplici cercatori, come racconta Maria Segafredo della libreria Veronese a proposito di Gabriele Cremonini, giallista per Pendragon: «Cercava un libro che parlasse della lavorazione a sacchetto della scarpa, un libro a cui il catalogo Hoepli dava 11 come indice di difficoltà di reperimento, e io non capivo… “secondo me non ce l’ha”, ripeteva e infatti non lo avevo. Praticamente il gioco per lui era trovarlo e se ne è andato dopo aver comprato Anastasia la sbirra di Giuseppe Giannantonj».
Libri da scovare, da leggere un’altra volta, libri a buon mercato che raccontano ancora la loro storia, ma che con il loro aspetto un po’ consunto portano le tracce di un’altra vita: quella di chi lo ha letto. «Non si ha idea di quello che si trova fra le pagine – dice Laura Guerra, che ha chiuso il suo negozio di via Petroni per uno studio chiuso al pubblico – annotazioni, dediche, briciole, capelli, santini, segnalibri, ex-libris, lettere d’amore, cartoline, ritagli di giornale, macchie di caffè, di sangue, impronte di scarpe e una volta mi è capitata pure una foglia di marijuana».
Eppure le condizioni dei libri sono molto importanti per la loro valutazione, assieme all’edizione, alla fattura, all’argomento trattato e all’introduzione. Pagine fitte di studi o di avventure che diventano merce pregiata, bottino anche per ladri. «Tantissimi e non solo ragazzini», rivela Arnalda Forni, che, forse come tutti i librai di Bologna, ama veramente quei vecchi libri polverosi accatastati nel suo negozio: «Il libro non è solo letteratura, è già vissuto, perché porta una traccia del vecchio proprietario. Quando è fermo, il libro è morto; quando invece si muove e dà nuove emozioni e conoscenze è vivo: è importante rimettere in moto un libro usato».
Andrea Rinaldi
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Bonjour,
C’est vraiment formidable votre librerie, moi aussi j’ai une tout petite librerie dans laquelle je vend de la fourniture scolaire ainsi que les livres et d’autre articles, je prend mon métier par amour car j’ai toujours rêver de devenir marchand de livre.
bon je me suis toucher avec le désigne bon continuation