Leggere Pier Paolo Pasolini

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[Disclaimer: in questo articolo ci sono un sacco di link. Chi ha tempo e voglia, li apra, perchè essi riservano molte sorprese]

Nella notte tra l’1 e il 2 novembre di trentacinque anni fa, Pier Paolo Pasolini fu ucciso nei pressi dell’Idroscalo di Ostia, alle porte di Roma. La storia è nota: sono note le versioni ufficiali e quelle non ufficiali, le verità giudiziarie e i sospetti investigativi, le ipotesi che certificano e quelle che sollevano dubbi talvolta atroci. Il personaggio era ancora più noto: poeta, scrittore, regista e critico; omosessuale e comunista eretico; editorialista tagliente dalle colonne del Corriere della Sera con i suoi Scritti corsari, più volte fatto oggetto di procedimenti giudiziari a causa dello scandalo che le sue parole e le sue opere suscitarono.

Oggi, a trentacinque anni di distanza, Pasolini si rivela anche profeta: profeta delle trasformazioni culturali, sociali e politiche dell’Italia, di cui lui aveva visto – sapeva – i germi primordiali e i percorsi che avrebbero compiuto. Basterebbero questi motivi a farne un autore la cui lettura dovrebbe essere incoraggiata e diffusa il più possibile. A trentacinque anni di distanza Pier Paolo Pasolini è più importante che mai.

Ma da dove cominciare? Una strada possibile sarebbe quella che va a ritroso, che parte dal quel romanzo postumo (pubblicato solo nel 1992) che secondo le ultime cronache, sembra essere la vera causa della sua morte: Petrolio. Un abbozzo di romanzo sul potere e le sue trame, un’opera, a dire il vero, di cui ci sono arrivati alcuni appunti e lo schema generale. Oppure, seguendo le cronologie, dai primi romanzi, quelli sui ragazzi e sulla violenza delle borgate romane, quelli di un Pasolini che dal Friuli si trasferisce nella capitale e scopre nelle sue periferie un mondo che da un lato lo affascina e dall’altro lo spinge a raccontare quella marginalità che è anche originalità. Ancora, si potrebbero leggere le poesie: quelle in lingua furlan, scritte come forma di resistenza alla italianizzazione imposta dal fascismo, e quelle più impegnate e provocatorie degli anni successivi. 

Nella nostra lista andrebbero poi annoverati anche i suoi film, perché in fondo quello visuale è pur sempre un linguaggio con la sua sintassi e il suo lessico. Da Accattone, ancora intriso degli echi del neorealismo, all’ultimo, fortissimo, lancinante Salò, passando per un piccolo gioiello come La ricotta, che vede comparire un peso massimo della storia del cinema, Orson Welles. 

Pasolini è un autore fondamentale per ogni italiano. Come Dante, Leopardi, Manzoni: andrebbe insegnato a scuola. Ma se a scuola non lo si è letto, non è mai troppo tardi per cominciare.

eFFe

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

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