L’uomo dell’anno

Arrivi al Salone del Libro, entri e comincia a respirare questo profumo di libri, panini, scolaresche e in un attimo perdi il lume della ragione. Vaghi tra gli stand indecisa su quale eleggere a tua sempiterna residenza. Quello tecnologico coi giochini o quello classico, lineare che è così da quando hai iniziato a leggere?  E insomma sei talmente fuori di stand che va a finire che ti perdi il lato oscuro della faccenda, quello della protesta, che pure c'è ed è anche piuttosto importante. Ma, come si suol dire, andiamo con ordine. 

Manuele Madalon, scrittore emergente, era al Salone del Libro di Torino per presentare "L'implosione", suo romanzo d'esordio. Nei giorni precedenti l'evento, aveva cercato di farsi un po' di pubblicità inviando la sua opera prima a una serie di personaggi famosi: Sgarbi, Annunziata, Faletti, Fassino e altri. Una volta arrivato al Salone, Madalon si è armato di telecamerina ed è andato a intervistare i suddetti famosi chiedendo loro un sincero parere su "L'implosione". Nessuno si è sottratto, ovviamente. Tutti sono stati prodighi di complimenti o quantomeno di cortesie.

Per Sgarbi il volume è "misterioso e sottile", per Lucia Annunziata l'autore si avvicina molto allo stile di Culicchia. Marcoré e Dandini glissano un poco sul giudizio ma ricordano bene l'opera del giovane scrittore. De Cataldo si spinge oltre invece, rintracciando nel libro "uno sguardo rivelatore di un mondo estraneo". Insomma una bella sponsorizzazione per un emergente che si candida a diventare "l'uomo dell'anno". Il piccolo dettaglio che forse ancora non sapete è che non è vero niente. Manuele Madalon, in realtà, è Gabriele Madala, giornalista e studente del master in giornalismo dell'università di Torino e il suo libro non è mai esistito. 

L'operazione è stata organizzata dagli studenti del corso di Ingegneria del Cinema del Politecnico di Torino con l'intento di denunciare la "madalonizzazione" imperante. Ovvero quel fenomeno per cui conta più la pubblicità di un libro che non il libro stesso. L'importante è parlarne, insomma. Non importa se a proposito o meno, non importa che il famoso di turno abbia letto il libro, l'importante è che ne parli e che si possa mettere un suo virgolettato nella quarta di copertina.

L'esprimento ricorda quello di Serpica Naro (anagramma di San Precario), immaginaria stilista anglonipponica che venne accreditata per sfilare alla Settimana della Moda di Milano. Quella volta dietro l'esprimento si celava il collettivo Chainworkers è l'intento era quello di riportare l'attenzione sulla precarietà del mondo del lavoro. 

Tra l'altro San Precario si è fatto vivo anche al Salone del Libro di quest'anno attraverso la finta casa editrice Narioca Press (altro anagramma) che presentava l'altrettanto finto libro "Perché la precarietà ci salverà". Dietro alla sovracopertina del volume si nascondevano in realtà i "Quaderni di San Precario", scritti dalla Rete di redattori precari che al Salone hanno protestato contro le condizioni di lavoro imposte nelle redazioni di molte case editrici italiane. 

Margherita Caramatti

Margherita Caramatti

Conosciuta anche come Maggie. E' nata con la passione per i libri e cresciuta con quella della tecnologia e del uéb, oggi cerca di unire le due cose e farne una professione.

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