Mantova, a ritmo di parole (e voci) in movimento

 

Photo Crediti: © Festivaletteratura

 

Attualità & Approfondimento / Mantova, a ritmo di parole (e voci) in movimento

Parole in movimento, parole in libertà,pensieri che vibrano, che, come proiettili sospesi in aria, incombono sulla coscienza popolare in attesa di colpire il bersaglio,riflessioni che prendono vita e diventano scariche elettriche che risvegliano da un dormiveglia nel quale si è caduti. La risata, il coinvolgimento emotivo,  la denuncia e l’indignazione sociale attraverso parole, immagini, suoni sono tutti figli del clima vivace, aperto, fertile della rassegna mantovana , che ha saputo toccare i nervi giusti, quelli piu’ sensibili, per dre vita a confronti impegnati o leggeri, inediti e nascosti o già familiari ai piu’.

Il giorno dopo la chiusura dei battenti della 14esima edizione del Festival della Letteratura di Mantova, è tempo di bilanci. I numeri sono spesso i giudici implacabili, capaci come nessun altro di decretare un successo o meno di un prodotto.  In particolare, gli eventi nazionali, come il Festival della Letteratura di Mantova, poggiano (e anche parecchio) sulle cifre che diventano di fatto un’autorizzazione scritta ufficiale per confermare l’evento anche per le edizioni successive.

Dando un’occhiata ai giornali e ai siti web,  la pagella di valutazione finale è decisamente positiva: facendo una carrellata molto sommaria dei dati che piu’ danno voce al successo riscontrato, è necessario partire dai  4 mila biglietti sono stati venduti in piu’ rispetto alla scorsa edizione, nonostante i  numerosi e, a detta dell’organizzazione inevitabili, tagli operati alla rassegna, o anche dalle 100 mila presenze registrate (62 mila biglietti venduti, da aggiungere ai 38 mila presenti agli eventi gratuiti), sottolineando come si sia risparmiato sugli spettacoli ma non certo su quello che alla gente interessa maggiormente: gli incontri con gli autori (fissi a quota 220).  Un altro dato rilevante è l’incremento dei ragazzi volontari, le cosiddette magliette blu: hanno toccato quota 600. E anche questo è termometro che ha saputo misurare fin dall’inizio l’attenzione degli organizzatori nei confronti dell’edizione di quest’anno.

Tantissima letteratura, e di spicco, ma anche strettissima attualità con incontri che hanno visto al centro temi scottanti, personaggi di grande rilevanza storica e mediatica e, soprattutto, tanta partecipazione di un pubblico che ha saputo cogliere alla perfezione la possibilità del confronto, interagendo appassionatamente con chi sedeva sul minipalcoscenico con il microfono pronto a diffondere le loro testimonianze.  E poi, ancora, per chi aveva bambini al seguito, tante iniziative dedicate a loro, per non far mancare nulla a nessuno.

Mantova ha visto una vera e propria invasione di massa: piazze, cortili, edifici storici diventano una bellissima cartolina fotografica dove intere folle, provenienti da tutta Italia,  addobbano ulteriormente una bellezza artistica ammaliante: Palazzo San Sebastiano, il Cortile della Cavallerizza, Piazza Castello, Piazza Erbe, il Conservatorio Campiani, il Chiostro del Museo Diocesano.  Si è potuto facilmente constatarlo di persona l’enorme flusso di facce, voci, espressioni, gestualità presenti per l’occasione: strade e stradine, vicoli e passeggiate lungo lago, stracolme di persone giunte per il loro autore preferito o per un incontro particolarmente interessante. Di certo, non è stata una chiassosa parata esibizionista, tutt’altro: un elegante e vivace microcosmo letterario  da vivere con intensità e partecipazione negli scorci piu’ caratteristici di una città ricca di storia come Mantova.

Tantissimi nomi hanno popolato questo microcosmo letterario, con un menu’ ricco che ha saputo rispondere ai gusti di tutti: il premio Nobel Naipaul, che a un certo punto ha abbandonato i suoi lettori perché infastidito da domande non gradite, Niccolo’ Ammaniti, l’atipicissimo Mauro Corona, il noir di David Peace, l’onnipresente  Carlo Lucarelli, la scrittrice americana Zadie Smith,  l’israeliano Amos Oz, Corrado Augias (che ha demolito la concorrenza dei suoi colleghi, in quanto a partecipazione di lettori), Edmund White, Joseph O’Connor, la giapponese Natsuo Kirino che è una catalizzatrice di attenzioni sempre maggiori, i due autori di graphic novel Joe Sacco e Igort, Paul Torday, scrittore e grande appassionato dell’arte del vino.

In particolare, parlando della mia esperienza da lettore, in questo lungo weekend letterario mantovano, ho dovuto operare una scrematura spietata all’insegna del forzato gioco a incastri che l’intreccio di eventi che si sovrapponevano mi ha obbligato di fatto a fare: Joe Sacco, Mauro Corona e Giovanni Impastato che racconta Peppino Impastato.

Per quanto concerne le testimonianze e l’informazione (tra cui anche Benedetta Tobagi, figlia dell’indimenticato Walter ucciso nel 1980 da un gruppo estremista di sinistra), ha fatto da padrone alla riflessione e all’impegno politico Giovanni Impastato, fratello di Peppino, accompagnano dall’importante supporto di due giornalisti come  Lirio Abbate e Pino Casamassima.  La voce di un uomo evidentemente ancora colpito dalla terribile perdita del fratello, brutalmente assassinato nel maggio del 1978, ma che ha la forza della denuncia e un’insaziabile sete di verità, sollecitando ragazzi, donne, anziani presenti all’incontro,  la necessità di uno sforzo di tutti, anche nel proprio piccolo, per combattere la mafia e tutto cio’ che le fa da satellite.

La lente di ingrandimento è stata posta anche su Ferruccio De Bortoli e Gustavo Zagrebelsky, che sono stati loro malgrado oggetto di polemica, accusati di eccessivo anti-berlusconismo.

Diventa spassoso, per quanto riguarda l’ambito della narrativa, raccontare Mauro Corona, autore di 17 libri tra cui Storia di Neve:  un abitante di montagna, del bosco,trapiantato per pochi giorni, quasi con forza, nel mondo cittadino. Scarponi da trekking, canotta nera, bandana che va a coprire parte della sua folta chioma di capelli brizzolati sbarazzini che caratterizza il personaggio che è: ribelle, anti conformista, anti-borghese, casereccio.  Il linguaggio colorito, schietto e intonato, e una gestualità quasi frenetica, hanno creato scompiglio tra i presenti che hanno al tempo stesso saputo cogliere in profondità, e con efficacia, i messaggi lanciati dallo scrittore e  partecipare a un divertimento collettivo al limite del comico.  Corona non ha mostrato freni inibitori: la Mondadori, Berlusconi, la borghesia letteraria, i premi Nobel, la società sprecona, materialista e irresponsabile di oggi. Non ha risparmiato nessuno. E con una gestualità da oratore impeccabile.

Passare da Mauro Corona a qualsiasi altro scrittore è un’operazione che richiede un intermezzo che pero’ non esiste. La sua penna forte, pessimista (o se vogliamo,visceralmente realista e selvaggia), cruenta lo rende piuttosto lontano dalla letteratura convenzionale ed è difficile che il suo stile possa incontrare una scrittura vicina alla sua, alla quale possa essere affiliata.

Si puo’, pero’, partendo da una base comune,  quella della schiettezza e dell’appartenenza a un mondo non fatato ma disincantato e pericolante,  riflettere sul graphic novel come strumento di testimonianza, come un nuovo mezzo per poter trasmettere ancora con piu’ forza realtà difficili e controverse: è il caso di Joe Sacco che con il suo  Goradze prima, e con Palestina , Neven e la sua ultima fatica Gaza 1956 ha spianato il terreno al reportage raccontano attraverso la matita.  Accompagnato da una giornalista di guerra, Barbara Schiavulli, che ha partecipato attivamente alla discussione raccontando  la sua storia da free lance quotidinianamente a contatto con i rischi e i pericoli di un mestiere,in via di estinzione, l’autore,  ha voluto condividere le sue traumatiche esperienze personali vissute in paesi da bollino rosso, raccontando piu’ approfonditamente  le sue incursioni giornalistiche, il contatto con la gente, l’accoglienza di un occidentale da parte di una cultura profondamente diversa, e spesso troppo chiusa, senza mancare di dettagli scioccanti e sconvolgenti. Un incontro che ha saputo con forza, alimentare riflessioni storiche, politiche, sociali che ogni giorno andrebbero approfondite, riaggiornante, riformulate.  La questione irrisolta, e ad oggi irrisolvibile israeliano-palestinese, in particolare, ha fatto da traino alla discussione durata piu’ di un’ora e mezza.  Riflessioni, condanne, cronaca, dibattito: Joe Sacco, con la sua presenza al Festival (e il giorno successivo, alle 9 ha aperto la giornata con la lettura dei giornali ) ha saputo innescare e dare vita a una partecipazione sentita della gente a un tema piuttosto spigoloso, che risulta difficile pensare come facile da sbrogliare.

Significativa, in ultima battuta, in concomitanza con i titoli di coda all’evento, la presenza di Gianrico Carofiglio che ha dibattuto a lungo, con il suo pubblico, sulla manomissione delle parole soprattutto da parte dei poteri forti.  Parole come libertà e amore, che vengono adottati sempre piu’ anche in politica, assumono significati distorti rispetto ad altri loro usi. E ovviamente, non ha potuto esimersi dal rispondere a domande sull’attuale governo, nonché sulla domanda leit-motiv proposta a parecchi degli autori presenti a Mantova:  se si è anti-berlusconiani, è giusto pubblicare per Mondadori?

 Ci si è già dati appuntamento alla prossima edizione, che vedrà  Mantova ancora protagonista dal 7 all’11 settembre 2011. Ogni anno servono circa 1 milione e 400 mila euro per reperire il carburante necessario affinchè la macchina letteraria possa ripartire. I tagli sulla cultura, e su eventi nazionali ormai diventati tappa fissa per migliaia di appassionati lettori come questo, sono un fardello pesante. Proprio per questa ragione ogni anno, durante i saluti finali, ci si lascia sempre con un mezzo punto interrogativo: la volontà c’e’, la passione anche, ma i fondi?

Mantova, intanto, spegne i riflettori sul Festival ma non su altre iniziative letterarie. A partire dal 9 ottobre, infatti, prenderà vita una serie di incontri con l’autore, organizzati dal blog Corpi Freddi e dalla Libreria Di Pellegrini di Mantova: il primo scrittore ad aprire le danze sarà Maurizio De Giovanni, creatore, padre della serie con al centro delle vicende il commissario Ricciardi, edito da Fandango edizioni. Successivamente, sempre a nome di Corpi Freddi e Libreria di Pellegrini, Itinerari Noir presenterà una successione di eventi, con protagoniste le donne in nero, tra cui spiccano i nomi di Marilu’ Oliva e Barbara Baraldi.  

Un sorta di post-scrictum va fatto:  per chi dovesse capitare a Mantova e dintorni, una visita alla libreria “Il Pensatoio” d’ obbligo: una libreria fatta su misura per chi voglia rifugiarsi in un angolino dalla magica intimità creativa.

 

 

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