Scrivere per il Grande Romanzo Aperto SIC

Attualità & Approfondimento / Scrivere per il GRAS

Marco Codebò è uno scrittore del Grande Romanzo Aperto nonché mirabile professore di letteratura italiana alla Long Island University.

Sono uno dei 100 scrittori che hanno contribuito alla composizione del Grande Romanzo Aperto SIC. Per oltre un anno, dall’aprile del 2009 al maggio 2010, nel ritmo della mia vita si è insinuata una routine particolare: scegliere una scheda sul tabellone SIC, leggere la relativa documentazione, tirare giù la scaletta del testo, completare il pezzo, correggerlo, mandarlo in attachment alla redazione. Tutto questo rispettando la misteriosa curva del Grande Romanzo, le sue scadenze, i tempi di crescita, i suoi rituali (invio, revisione, pubblicazione) e le sue gerarchie (scrittori, direttori artistici, revisori).

Partecipare al Grande Romanzo ha significato trasformare la scrittura in un’attività metodica da affrontare con la dedizione e la sistematicità del burocrate: più o meno ogni due settimane ricevere istruzioni, eseguire il lavoro, consegnarlo entro la scadenza predeterminata.  Il tutto sempre rispettando dei parametri prestabiliti per quanto riguardava la lunghezza del testo, il punto di vista, lo stile della scrittura, la quantità e la tipologia dei materiali narrativi (personaggi, luoghi, eventi).

L’insieme di questi vincoli ha giovato alla mia creatività, in ciò confermando le intuizioni degli scrittori dell’OULIPO, che già negli anni sessanta si erano resi conto di come scrivere autoimponendosi ferree regole formali agisse da stimolo sull’immaginazione. Anche nella mia esperienza di scrittore SIC, l’obbligo di contenere la scrittura all’interno di confini invalicabili si è rivelato un formidabile incentivo all’invenzione.

Proprio perché scrivevo in regime di coercizione dovevo ingegnarmi al massimo per produrre delle storie credibili all’interno dei confini che mi erano stati imposti. Mi era necessaria insomma una capacità inventiva che lavorasse sulla profondità, visto che doveva agire dentro uno spazio per forza ristretto. È stato lì che ho capito come il libero sfogo della fantasia nasconda l’insidia del diluire la sostanza umana del narrato nell’eccesso del racconto, dell’aggirare a forza di immaginazione i limiti che appartengono alla nostra condizione di abitanti di questo mondo e di questo tempo.

Scrivere per il GRAS mi ha anche dato notevoli gioie. Lo sarà certo quella di vedere il romanzo pubblicato, lo è già il sentirsi parte di un’impresa collettiva, che a prescindere dall’esito finale, in termini di qualità del prodotto, rappresenta una novità metodologica assoluta e non solo in Italia. Ma questi sono piaceri intellettuali che non possono competere con la felicità che ho provato ogni volta che leggevo una scheda definitiva e vi riconoscevo qualcosa di mio: parole, frasi, a volte interi periodi; o di quando mi sono reso conto che un personaggio minore avrebbe portato per sempre il cognome di mio zio Adriano o che in uno sciopero del marzo ’44 vibrava l’eco di un’insubordinazione collettiva dei tempi del mio servizio militare.

Come considerazione finale vorrei aggiungere che la scrittura SIC sarà senz’altro industriale, come vuole il suo logo, ma non è affatto alienante. In ciò il GRAS rappresenta un esperimento il cui significato va probabilmente al di là del campo strettamente letterario. Nella sua pars destruens il Grande Romanzo Aperto rifiuta il narcisismo della creatività romantica, ma in quella construens riesce a coniugare aspetti che nella presente organizzazione sociale siamo abituati a considerare separati e contradditori: l’efficienza della struttura produttiva e la divisione, anche gerarchica, dei ruoli, da una parte, lo slancio della cooperazione sociale e la passione della partecipazione individuale dall’altra.

È un certo spirito del Web, e probabilmente di altre cose (post-fordismo, post-copyright, post-tutto) insomma, che compie un bel passo in avanti, come modo di produrre, nei lavori SIC. Per di più non lo fa in un settore marginale come, che so io, l’agriturismo, ma all’interno della scrittura romanzesca, nel cuore insomma della produzione degli oggetti culturali da un paio di secoli a questa parte. È questa l’ultima felicità che mi dà il Grande Romanzo:  la sensazione che sia un segnale dei tempi fortunati che ci stanno davanti.

Marco Codebò

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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