
Collegamenti / Strettoie (pt. 1/3)
Nell’affermazione semplicistica che vede la struttura portante di una casa nelle sue fondamenta, è necessario rintracciare la pioggia di elucubrazioni che ne derivano. La base su cui si poggia qualcosa – un’abitazione appunto, o chessò, la democrazia – è soggetta a variabili troppo importanti per essere accantonate. Il terreno su cui nasce e si sviluppa, l’ambiente circostante, le strade intorno. Soprattutto queste, strade, ma anche strettoie, in cui il passaggio è misero, fragile per certi versi, ed il collegamento si fa importante perché ravvicinato, spalla a spalla. Da qui partiamo.
Ma allora, qual è il filo rosso che può collegare Evangelisti, Blush e Yates? Cos’hanno in comune il pistolero/stregone Pantera, gli Agnostic Front e la zelante Miss Price? Proviamo a capirlo…
Quando Valerio – sempre sia lodato – Evangelisti scrisse Black Flag (fuori nel 2002 per Einaudi e secondo episodio, dopo Metallo Urlante e prima di Antracite, dell’epico Ciclo Del Metallo Urlante) aveva in mente tanto Gregg Ginn quanto il western Leoniano-Eastwoodiano, tanto la fantascienza quanto Cormac McCarthy, tanto le Twin Towers quanto la Guerra Civile Americana. Come proseguire dopo un incipit che cita I’m The One da Jealous Again della band che da il nome al romanzo? Cosa vedere negli occhi di Pantera – baci e abbracci a Phil Anselmo – se non fuoco ed oblio? Ancora più della fondamentale saga di Eymerich o della trilogia di Nostradamus, i tre libri musicali di Evangelisti sono il punto da cui partire. La rabbia è qui. La politica è qui. La morte è qui. Ma non solo la morte fisica, quella a spegnersi è l’umanità, la società civile, tutti noi.
E Steven Blush cosa c’entra? La risposta alla prossima puntata!
Stefano Fanti




