brooklyn bridge Strettoie (pt. 3/3)

Collegamenti / Strettoie (pt. 3/3)

Saliamo i gradini del podio, qui si punta all’oro! Se prima era un gruppo musicale il ponte immaginario, ora si chiama Brooklyn Bridge ed è ben tangibile.

Una delle scene più importanti dell’hardcore americano fu quella di New York, ed è qui che Richard Yates ha ambientato i domestici scritti, pubblicati nel 1962 e molti anni dopo portati in Italia dall’infallibile minimum  fax, che compongono Undici Solitudini. Visto che Kurt Vonnegut, mica Telespalla Bob, la definì <<la migliore raccolta di racconti mai pubblicata da un autore americano>> ed io mi fido molto di costui, ritengo ci sia poco altro da dire. La fotografia di un’epoca, dove personaggi più normali di uno stereotipo vivono le loro vite più normali di uno stereotipo, raccontate con una maestria irrintracciabile altrove, in cui una parola in più o in meno è peccato mortale. Un capolavoro americano da tenere sul comodino e guardare contriti – è colpa nostra! – ad intervalli regolari.

E qui il vicolo si fa cieco.

Stefano Fanti