Una Testa Mozzata di Irvine Welsh

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C’è una cosa da fare prima di recensire questo libro: rendere omaggio al suo traduttore, Massimo Bocchiola. Spesso si tende a dare per scontato o addirittura a ignorare il lavoro di trasformazione e di filtraggio occorso tra la storia che stiamo leggendo nell’edizione italiana e la storia in sé, come è nata nella sua lingua, con tutto il suo background di folklore e slang. Ecco, Bocchiola è stato egregio nel consegnarci la parlata del giovane protagonista scozzese di questo libro, ma la lode forse è superflua per una persona che da dodici anni ci consegna i romanzi di Irvine Welsh, Martin Amis, Jonathan Safran Foer, Nick Hornby, Paul Auster e Charles Bukowski.

L’unica nota stonata, la mancanza di note a piè pagina. Quando Irvine Welsh parla di Burberry (descrive un ragazzo “che annega in un mare di Burberry”), usa una metonimia per indicare le gang giovanili scozzesi, che amano vestire con i capi di quel marchio, ma il lettore come fa a saperlo?*

Veniamo alla storia. In Una testa mozzata Jason King, ex-fantino e giocatore di Subbuteo, e Jenny Cahill, figlia viziata di una ricca famiglia e appassionata di equitazione, sono due coetanei che vivono a Cowdenbeath, Fife Centrale, Scozia. Le loro giornate sono quelle di due tipici venticinquenni. Lui si barcamena tra il torneo del popolare calcio da tavolo, sussidi, “pinte di oro nero” (leggi Guinness) al Goth pub in compagnia degli amici, abbandoni a fantasie sessuali che al lettore più puritano lo faranno sembrare un pervertito bell’e buono. I capitoli di Jason sono sboccati, a volte poco comprensibili, ma sono i più spassosi, il suo slang ti porta all’immedesimazione, a condividere il suo scazzo, a ridere con lui come faresti con un amico, e insomma se proprio insisti sì dai a farti anche te “una latta” di birra.

Lei invece è annoiata, ascolta Marilyn Manson, l’insoddisfazione per la sua vita (ha rinunciato all’università per cavalcare, ma non è andata come doveva andare) la sballotta come un legno nella corrente da una seduta in palestra, a una cavalcata con il suo (azzoppato) Midnight, alle frivole chiacchiere con l’amica del cuore, ai litigi con il padre.

Le pagine del libro sono istantanee dello squallore provinciale scozzese in cui i due ragazzi sono costretti a vivere. Intervallate da alcune situazioni comiche come solo Welsh sa creare, mischiando sesso e stramberie. Una su tutte: il travestimento da bambina a cui si sottopone Jason per scongiurare la sua eliminazione dal torneo di Subbuteo.

Attraverso le loro riflessioni sentiamo la noia della pioggia insistente che ti bagna tutto, l’inutilità dell’apertura di un nuovo Costa Coffee, il nulla che spinge gang e giovani del luogo a passatempi efferati, come i combattimenti clandestini fra cani o alle rivalità con altre città, vantando qualità caratteriali appartenute a un fastoso passato che non c’è più. Il Fife è infatti la terza regione più popolosa della Scozia e appartenne al potente regno dei Pitti (il re Giacomo I di Scozia lo apostrofò come “un mendicante ammantato d’oro”). Il titolo originale (Kingdom of Fife) allude proprio a questo. Forse Welsh ci dice che tutto il mondo è paese e che la più remota provincia non ha molto da invidiare al Fife.

Ci vorrà proprio la “testa mozzata” che dà il nome all’edizione italiana per far fuggire i due ragazzi dalla palude del Fife verso sponde più soleggiate, in tutti i sensi. Non aggiungiamo altro per non rovinare la sorpresa al lettore, se non che ci siamo stancati di sentire Trainspotting agganciato sempre a Irvine Welsh. Dunque aspettiamo con ansia la prossima prova, la crime novel ambientata in Florida “Crime”, già uscita nel Regno Unito lo scorso settembre.

* la Burberry ha dovuto ripensare tutta la sua linea d’abbigliamento proprio perché i suoi capi si erano diffusi talmente tra i bulli delle downtown d’oltremanica da diventarne la “divisa ufficiale”.



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