
J.D. Salinger
Il giovane Holden è uno dei romanzi più incompresi e allo stesso tempo abusati di tutti i tempi.
Gli holdeniani continuano ad essere vittime inconsce di quell’operazione commerciale che, confezionando Holden come ennesima icona della ribellione giovanile, ha fatto sì che il romanzo diventasse un best-seller in tutto il mondo. I detrattori del romanzo invece partono dall’assunto che la validità dell’opera di Salinger sussista solo in relazione alla portata rivoluzionaria che ebbe sulla società perbenista americana degli anni ‘50 e credono quindi che, ai giorni nostri, l’anticonformismo holdeniano sia ridicolo.
Se ci si volesse limitare ad un’interpretazione “politica” del personaggio di Holden, il sedicente rivoluzionario che Salinger ci dipinge apparirebbe ben strano: cancella le scritte volgari dai muri pensando possano offendere la sensibilità dei bambini; si tira indietro con una prostituta; le bevute, più che praticarle le esibisce.
Afferma che “certe cose dovrebbero restare come sono, dovreste metterle in una di quelle grandi bacheche di vetro e lasciarcele”, parole che suonano più come una difesa dello status quo che come un incitamento alla rivoluzione.
D’altra parte, solo una lettura superficiale può negare l’importanza attuale del libro, fermandosi alla semplice constatazione che un adolescente degli anni ’50 esprimeva il proprio disagio in merito a valori che oggi sono totalmente superati. L’approccio all’opera deve quindi partire da basi diverse, esaltando l’aspetto del romanzo che in assoluto concorre a farne un capolavoro del novecento: il linguaggio.
Aldilà dell’interesse filologico – letterario che può costituire, essendo una trasposizione fedele del college-slang, il gergo usato tra i giovani newyorkesi negli anni ’50, l’idioma di Holden acquista senso in quanto esempio della forza espressiva della parola e del ruolo salvifico che può costituire per chi la pronuncia. L’autore ha creato un linguaggio che si dimostra coerente in ogni singola scelta lessicale e sintattica e che, più di qualsiasi descrizione dettagliata, concorre a fornire l’immagine vivida di un personaggio indimenticabile.
Un esempio su tutti è fornito dall’uso del termine “phony” (“fasullo” nella traduzione italiana), una delle parole che più ricorrono nel vocabolario di Holden. Phony sono tutti quei comportamenti che le persone sono tenute ad avere per mantenersi in buoni rapporti con gli altri: “Non faccio che dire piacere di averla conosciuta” a gente che non ho affatto piacere d’aver conosciuta.”. Phonies sono le persone che a teatro si mettono a parlare a voce alta della commedia alla quale hanno appena assistito“in modo da farsi sentire e fare apprezzare a cani e porci quanto erano geniali”; o ancora si sprecano in grandi cerimonie quando incontrano un conoscente per strada: “Avreste dovuto vedere come si salutarono. Da credere che non si vedessero da vent’anni”. Il disgusto verso certi atteggiamenti è interiorizzato a tal punto da Holden che finisce per essere trasposto nel suo modo di parlare. L’intercalare ossessivo con espressioni quali “if you want to know the truth”, “I know what I’m talking about”, “I’m not kidding”, “I really do”; la tendenza a riformulare i concetti con parole diverse (“She likes me a lot. I mean she’s quite fond of me.”), o addirittura ripetendo la stessa frase due volte (“He was a very nervous guy- I mean a very nervous guy.”), sono frutto della necessità impellente di prendere le distanze da una realtà “schifa” e convincere l’interlocutore della sincerità di quanto sta raccontando, per non essere percepito a propria volta come “phony”.
Sembra evidente che, a più di cinquant’anni dalla sua pubblicazione, il valore de “Il giovane Holden” vada misurato in altri termini perché, se l’adolescenza è stata spesso indagata nei romanzi e continuerà ad esserlo, solo Salinger è riuscito attraverso la sua scelta stilistica, a catturare in maniera autentica lo spirito di un adolescente.
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