
Recensioni / L’Uomo dei Dadi di Luke Rhinehart
L’altro giorno sono rimasto affascinato mentre guardando quel programma su MTV dove i teenager d’oltreoceano, con una certa indole nerd (o finta tale per motivi di copione), sono affranti dalla loro vita sociale scialba ed emarginata, e per dimostrare agli amici una certa rilevanza all’interno del gruppo, si trasformano in fortissimi quarteback o assi del motocross nel giro di un paio di settimane, traviando l’ego delle prossime due generazioni di americani che li stanno guardando.
Luke nella New York di quarant’anni fa non aveva questo problema. Anzi risolse i conflitti con il suo Io annichilendolo completamente. Affidò tutto ai dadi e decise qualsiasi aspetto della sua vita consultando una coppia di cubi verdi che rotolando decidevano per lui il suo futuro. E Luke non c’era, c’era l’Uomo dei Dadi, una matrioska vuota riempita dalla aleatorietà delle opzioni che egli dava in pasto al Caso.
Ci prese gusto a tal punto da diffondere il suo verbo fra i conoscenti, e la naturale conseguenza fu aprire i Centri del Dado, dove la gente imparava ad ammutolire il proprio Io per darsi alle più camaleontiche espressioni del caos. Un Fight Club che sostituisce il caso ai cazzotti.Prendano spunto gli autori di Mtv. Quando una semplice lancio ti fa scendere le scale e violentare la moglie del vicino, nonche collega, nonchè migliore amico, c’è qualcosa di grosso in ballo.
Ma dimmi Luke, mentire agli altri è moralmente riprovevole, ma mentire a se stessi è profondamente sadico?
L’Uomo dei Dadi di Luke Rhinehart, Marcos y Marcos,
Carlo Zuffa
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