Il lettore in autobus

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Ritualità / Il Lettore in autobus

Fa parte di quella nicchia massonica di utenti che provano gioia nell’imbarcarsi su un mezzo pubblico. Rari e ben consci di aver a disposizione un lasso di tempo passibile di autogestione oziosa. Senza dolo. Oltretutto. Per prepararsi all’enorme spasmo emotivo, si concedono l’incipit del giorno già proni sulla letteratura di riguardo sotto pensilina. Introiettati a dovere si vantano con il loro ego di riconoscere il giusto autobus solo dall’andatura dello stesso e dal fischio inconfondibile che trasmette loro. Saliti a bordo della vettura si guardano intorno con sguardo pratico per decretare le sorti della crociera: in piedi o seduti. Soprattutto lontano da fonti di disturbo, quali l’ottuagenaria in libera uscita impegnata in considerazioni sulle nuove e devastate generazioni. (Sì signora, lo sappiamo, i giovani d’oggi non sono più quelli di una volta. Bla, bla). Questione di attimi. E di culo soprattutto. Data la mobilità ondeggiante del mezzo e la delicatezza meno che mai pronunciata dello stile di guida in cui solitamente si incorre, il lettore cerca di mantenersi saldo con la tattica della presa forte. Una volta risolta la questione si abbandona al piacere del verbo scritto, con buona pace dei sensi e una certa riluttanza all’arrivo subitaneo.

 

Licia Ambu



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