A Bug’s Kapital: cavallette, formiche e rivoluzioni proletarie

Spesso si dice che il valore di una storia dipenda anche dal carisma dell’antagonista principale. Una cattivo senza carattere rende l’impresa meno eroica… ed è una regola che alla Disney e alla Pixar hanno (quasi) sempre saputo rispettare. Non sempre però il carattere dell’antagonista mi faceva avere paura di lui: Scar e Jafar per esempio erano subdoli e scenografici, ma non mi hanno mai fatto venire i brividi. Almeno non quanto uno dei migliori villain della cinematografia d’animazione: sto parlando di Hopper di A Bug’s Life.

A Bug’s Life, strana fusione in chiave animata dei I Sette Samurai di Akira Kurosawa e de I Tre Amigos di John Landis, la Pixar, dopo lo stratosferico Toy Story, decide di continuare a fare le cose in grande. Anzi, in piccolo, catapultandoci  nella travagliata storia della formica Flik e del suo villaggio, oppresso dalla tirannia delle cavallette comandate da Hopper. Ma perché Hopper metteva i brividi? Cosa aveva lui in più degli altri (oltre all’essere doppiato in lingua originale da un fantastico Kevin Spacey)?

La consapevolezza di poter essere sconfitto. Ha paura delle formiche, e riesce a trasmettertela tutta. Ha paura di veder crollare il sistema che lo vede al potere, che si regge su un equilibrio oltremodo delicato.

“Lasciate che una formica ci tenga testa… e tutte potrebbero tenerci testa. Quelle piccole formiche gracili ci sovrastano numericamente 100 a 1 e se mai dovessero rendersene conto addio al nostro stile di vita! Non si tratta di cibo, ma di tenerle in riga. Per questo ritorniamo!”

E se pensiamo alla formica come al simbolo del lavoro “operaio”, è impossibile non notare qualche legame con le teorie descritte nel Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels e de Il Capitale. Il sistema economico della cavallette ricorda in un certo modo quello dell’opprimente borghesia, che controlla i cardini della produzione, non tanto per consumare la merce, ma per accumulare ricchezza (in questo caso il cibo). E basta giusto analizzare nel dettaglio la frase di Hopper sopra riportata per rendersi conto delle analogie tra gli scritti Marxisti e la situazione descritta in A Bug’s Life. 

“Lasciate che una formica ci tenga testa… e tutte potrebbero tenerci testa”: le cavallette vivono sul plusvalore della forza lavoro delle formiche. È la teoria dello sfruttamento delineata da Marx, con le formiche costrette a produrre una quantità tale di cibo in modo tale da soddisfare non solo le loro esigenze, ma soprattutto quelle delle cavellette, non vedendo riconosciuto il valore del proprio lavoro.

“Quelle piccole formiche gracili ci sovrastano numericamente 100 a 1 e se mai dovessero rendersene conto addio al nostro stile di vita!”. Quella guidata da Flik è quindi una rivoluzione operaia coi fiocchi, una dimostrazione di potere del lavoratore rispetto al “borghese” oppressore, reo di non aver riconosciuto la forza delle formiche. Che hanno finalmente risvegliato la propria coscienza di classe, ponendola alla base del nuovo ordine proletario che viene a stabilirsi dopo la sconfitta delle cavallette. Situazione che, per inciso, descrive anche Gramsci nei suoi Quaderni dal Carcere, con Flik simbolo dell’autocoscienza critica della condizione operaia.

Non si tratta di cibo, ma di tenerle in riga. Per questo ritorniamo!”: un altro punto cardine della teoria Marxista, ovvero il controllo ideologico sulla massa da parte di chi detiene il potere. E Hopper è terribile nel gestire la situazione tenendo le formiche nel terrore, costringendole alla produzione forzata in cambio di protezione da altri possibili predatori che potrebbero sfruttare il lavoro delle formiche. Ma la paura maggiore di Hopper non è tanto quella di perdere la posizione di potere nel sistema a sfavore di un altro predatore… è quella che lo stesso sistema crolli!

E non è un caso che, appena prima dello scontro finale, sia la colonia in toto a scatenare la ribellione, in seguito ad un toccante discorso di Flik. È il segnale di risveglio delle formiche, che attuano la ribellione contro il sistema capitalista, prendendo prima coscienza della propria posizione di forza, e poi agendo anche in maniera violenta, scatenando una vera e propria guerra, che nel film si concretizza nella costruzione dell’uccello e nel conseguente piano d’attacco alle cavallette. Lo stesso volatile rappresenta il simbolo della precarietà del sistema di potere costruito dalle cavallette, che si regge su basi instabili, essendo a sua volta schiavo della paura, dell’insicurezza, dell’imprevedibilità di un potere ancora più forte e incontrollabile: “Le formiche non sono serve delle cavallette! Siete voi ad aver bisogno di noi! ..siamo molto più forti di quanto dici tu.. e tu lo sai… non è vero?”

Si, Hopper lo ha sempre saputo. E io ho di nuovo i brividi.

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