Dorian Gray nell’epoca della sua riproducibilità tecnologica

I am ostensibly a heterosexual man who has written a gay novel in the post political correct age.

Will Self

 

Dorian di Will Self è il primo vero romanzo post-gay scritto da un autore eterosessuale (fino a prova contraria), pubblicato nel 2004, lo stesso anno in cui Alan Hollinghurst diede alle stampe The Line of Beauty (La linea della bellezza), considerato come il capolavoro di questo sottogenere narrativo. Pensato come una sceneggiatura per una serie prodotta da Channel 4 Films, Will Self decise di pubblicare questa rielaborazione postmoderna de Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde in forma narrativa dopo aver abbandonato il progetto televisivo.

 

Il processo a Oscar Wilde consacrò The Picture of Dorian Gray come un “libro sodomitico”, la cui lettura avrebbe corrotto le menti e il fisico dei giovani inglesi. Il romanzo, e per osmosi il suo autore, sono diventati nel corso del Novecento sinonimi di omosessualità; contro questa mitologia (o grande narrazione) lavora la riscrittura di Will Self. E lo fa attraverso la parodia e la citazione.

 

Il romanzo di Will Self si presenta come un'operazione metanarrativa fin dal sottotitolo: An Imitation, a ribadire sì la discendenza diretta con il predecessore tardovittoriano (“Il ritratto di Dorian Gray è la profezia, Dorian è il suo compimento”, come ebbe a dire un critico inglese), ma anche a svelarne da subito lo spirito parodistico. Si tratta, infatti, di un doppio di un doppio teso a destabilizzare il lettore (o la lettrice), destabilizzante così come tutta l'operazione letteraria che sta dietro il libro: uno scrittore apparentemente eterosessuale che scrive un romanzo apparentemente gay produce un effetto di disorientamento, di confusione di generi (letterari e/o sessuali), che confonde le aspettative e mette in discussione la politica delle identità precostituite e la narrazione sulla (e nella) quale essa si è costruita.

 

Sebbene dall'ideologia e dall'estetica della tarda età vittoriana si passi a quelle thatcheriane, i due Dorian restano simboli della decadenza, ridotti a merce e cannibalizzati dal loro stesso edonismo. Il Cathode Narcissus, l'installazione multimediale (il cui autore, Baz Hallward, è presentato come un seguace di Andy Warhol) che sostituisce il ritratto di Dorian Gray, è però un residuo pop, un'opera d'arte che riproduce se stessa all'infinito attraverso il trasferimento (che è imitazione) su un nuovo supporto tecnologico. Una forma di rappresentazione reiterata, e dunque serializzata (come il progetto iniziale di Self per la TV), di un corpo che è assunto a opera d'arte. Nei video dell'installazione, Dorian balla all'unisono con la raffigurazione frammentaria e discontinua della sua immagine digitale disposta a semicerchio, ma nell'ultimo monitor si vede solo la sua bocca rosa in movimento che, però, resta muta.

 

Così come non è possibile copiare corpi, ma solo riprodurli virtualmente a costo anche di privarli della voce, Dorian non può copiare Dorian Gray, ma solo riscriverlo, persino a costo di privarlo della sua funzione messianica. Finalmente.

GP Leonardi

Figlio illegittimo di Virginia Woolf e Morrissey, e separato alla nascita dalla sorella gemella Adrienne Rich, gp è una lesbica intrappolata nel corpo di un gay.

1 Commento
  1. La curiosità – e la sfida – di leggere Will Self è altissima, ma le recensioni lette nel giro della Rete su “Dorian”, sono parecchio demotivanti, sembra che il Self migliore sia altrove, e fatta la tara a chi in Will Self cercava Oscar Wilde stando ai commenti sembra sia stata una operazione letteraria fallita. Naturalmente, non resta che leggerlo.

    Il cambio di paradigma di Self – tramite contrasto – segna comunque una differenza sostanziale valida come denuncia: Will Self – autore che, mi sembra di capire non conoscendone affatto la biografia, non avendo mai dovuto dichiarare niente è eterosessuale come è implicito lo sia chiunque fino a “parola contraria”- scrive un romanzo post-gay (ma Oscar Wilde scriveva opere gay?? Wilde SCRIVEVA e tanto basta) e lo fa scopertamente, questo a prescindere dalla qualità della sua resa nell’opera. I “precedenti” non sono scrittori omosessuali che hanno scopertamente scritto di finzioni eterosessuali, ma scrittori che hanno “dovuto” scrivere di finzioni eterosessuali, per poter scrivere.

    La sensazione – di sollievo, con il sospetto però di starsi soltanto consolando tra sé e sé – è che almeno in letteratura la sessualità raccontata nella finzione non debba sottoporsi anticipatamente a nessuna forma di censura (intatta sarà sempre l’autocensura, ovvero i tabù linguistici che chi scrive non riuscirà a scardinare da sé), e il passaggio dalla non-repressione in scrittura alla non-repressione in vita dovrebbe essere immediato no ma improcrastinabile sì.

    Il punto in più dell’evoluzione letteraria – mi sembra – è allora l’attesa del romanzo di un autore scopertamente omosessuale che scrive di finzioni eterosessuali, che so uno “Schiavo d’amore” di Maugham “aggiornato” e scritto proprio da Hollinghurst. Magari già c’è e non so qual è.

    Dopodiché tutti magari scriveranno quello che sentono necessario scrivere, senza dover stare prima a ragionare su chi è omosessuale e chi eterosessuale, dentro la finzione o fuori (neanche esistesse mai, un fuori-dalla-finzione, poi). Non perché il discorso della sessualità diventerà secondario o “neutralizzato”, ma perché si sarà sbarazzato del gravame degli inascoltabili pre-discorsi sulla sessualità, che più la analizzano e più la annullano, poiché provano a controllarla “capendola”, neanche fosse un teorema e non ogni volta una nuova combinazione tutta da dimostrare.

    I miei saluti!,
    Coda