Facciamolo come le rane

Certo che nel medioevo c’era da impazzire. Nei secoli in cui la macchina organizzativa ecclesiastica ce l’aveva fatta, aveva intuito e si era insidiata con successo negli antri delle debolezze degli uomini di allora, era necessario inventarsi di tutto per mascherare il lato carnale dell’amore.

I paragovernatori in gonnella insomma avevano portato a termine la loro minuziosa operazione di lavaggio del cervello quando Richard de Fournival si dava da fare nella classe che contava.

Cancelliere e chirurgo francese (oil non oc), poeta per diletto, a Richard le donne piacevano molto. Forse troppo per la strettissima etichetta cortese, che poco concedeva all’eros schietto e palpitante come era stato nei latini.

Furbo come una volpe – capirete, capirete – Richard non stava più nella pelle di dire alla sua dama che cosa le avrebbe fatto in privato e il come e il perché. Rischiando pestaggi da parte di mariti gelosi, fustigate pubbliche o evirazioni, l’ingenioso francese ha deciso di scrivere un mitissimo bestiario, genere che come i libri delle ore, i calendari e i compendi scolastici non suscitavano il benché minimo sospetto nei benpensanti.

Sì, peccato che scrisse il Bestiario d’amore… ossia, la rassegna dei comportamenti amorosi di tutte le specie animali conosciute all’alba del 1200.

Un’allegoria sessuale continua, che supera le 100 pagine, figurarsi quanta pergamena ha fatto fuori, dove lo stallone d’antan ha canalizzato tutti i suoi impulsi sessuali, mediando l’ardore tramite maschere animalesche.

Detto così sembra molto grezzo, ma la finezza che l’impeto amoroso di Richard raggiunge è una delizia da assaporare anche oggi. Nessuna scena di accoppiamento, ma sottili minuetti erotici di animali che animali non sono.

Siamo noi esseri umani nel miglior stato psico-mentale quelli che descrive Richard, un tombeur de femmes come attualmente ci possiamo solo sognare.  

Pare che a Richard la volta del Bestiario sia andata pure bene: si è meritato la risposta per iscritto di una dama. Certo, ha l’aria di una che non prendi in giro, tutta rigida e bacchettona, ma io leggo nel suo trattatello una certa, sgamata, sagacia…

Ada Micheli

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

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