Fallo in area

Alla fine è arrivata dalla UEFA una condanna a 15 mila euro per Antonio Cassano per alcune sue affermazioni in margine a una conferenza stampa. Tra le risa compiacenti dei giornalisti, Cassano aveva così risposto a una domanda tendenziosa sulla presenza di gay, bisessuali e metrosexual nella Nazionale: «Ci sono froci in nazionale? […] Se penso a quello che dico sai che cosa viene fuori […] So' froci? So' problemi loro. Me la sbrigo così, se no mi attaccano da tutte le parti. Son froci? Se la vedessero loro, mi auguro che non ci sono veramente in nazionale, però se lo ha detto Cecchi Paone…» Esattamente così.

Con buona pace dei benpensanti e dei fautori del politically correct, la condanna è profondamente ingiusta e deleteria per tutte e tutti, gay compresi. E non perché lede il diritto di espressione di ogni singolo individuo (quindi anche di un calciatore illetterato) a vociferare il suo odio verso le persone non eterosessuali (a quello ci siamo abituati, vedi alla voce PD), ma perché finisce per diventare un contentino alle comunità gay da esibire nelle grandi occasioni e un'occasione per non affrontare davvero il problema.

Ha ragione Cassano quando afferma che in una nazionale di calcio i froci non dovrebbero esserci. Uno stato che nega i diritti fondamentali alle persone gay (ma anche migranti, rom, con disabilità, ecc…) non merita di essere rappresentato, tanto meno in occasioni ufficiali come gli Europei di calcio.

Quello che le parole di Antonio Cassano non dicono, o meglio accennano velatamente, è che nel mondo del calcio non ci sono froci, perché sono tutti froci, in pectore. Panchinari in attesa di entrare in campo e dimostrare di far parte della squadra a pieni titoli. Reclamare il closet: lo spogliatoio come uno spazio privato di maschi tra maschi, dove ognuno può essere e fare quello che vuole, al riparo dallo sguardo e dalle attenzioni femminili, dove nemmeno Cecchi Paone (gay dichiarato) può entrare e aprirlo al mondo esterno, svelarne il contenuto, privarlo della sacralità: questo le parole di Cassano vogliono dirci. Ritualità ed evasione, lo aveva già compreso Pier Paolo Pasolini trent'anni fa.

Nel secondo romanzo di Nicolas Bendini, che attorno alla questione calcio e omosessualità sta costruendo tutta la sua poetica, c'è una scena che ben mette in scena le tensioni e pulsioni omoerotiche dei giocatori di calcio nello spazio segreto dello spogliatoio, il regno incontrastato dell'immaginario spornografico:

Bruno si sta mettendo il gel davanti allo specchio con una cura ammirevole.
“Mathieu, piantala di starmi sempre addosso” urla Stéphane, lanciandogli i jeans lontano.
“Lo sai che Mathieu stravede per te. Gli piaci, me l’ha detto lui” scherza Nicolas.
Mathieu scuote la testa sorridendo e poi va a riprendersi i jeans.
“Ah, davvero? Ti piaccio, Mathieu? Anche a me piaci. Ti trovo molto carino. E poi hai un culo bellissimo.
Poi dopo la partita, a giochi fatti l’argomento ritorna, e tutto si fa più chiaro:
Mathieu si toglie la maglietta, poi cerca il bagnoschiuma nella borsa.
“Leonardo? Da me non avrete una sola parola cattiva su Leonardo. É fantastico, è bellissimo, davvero, amo Leonardo, Io mi sposerei Leonardo. Qui si può, no?!.
“Sì, qui si può. Anche io e Mathieu ci sposeremo. Presto” scherza Stéphane. “Te l’ha detto?”
“No, non mi ha detto niente. Sono geloso. Come hai fatto a conquistarlo?”
[…]
“Hai capito perché me lo voglio sposare? Ha visto che culo?” insiste Stéphane indicando Mathieu.

Benché tutti etero, almeno sulla carta, le loro attenzioni si riversano sul sedere di Mathieu (non a caso il più giovane e bello della squadra), che metaforicamente diventa la porta dove tutti vogliono fare goal. Nello spazio dello spogliatoio questa fantasia è concessa e condivisa, a volte realizzata. Guai a farla uscire da lì, però.

Nicolas Bendini, I fuoriclasse, Playground Libri, 2012, pp. 152.

GP Leonardi

Figlio illegittimo di Virginia Woolf e Morrissey, e separato alla nascita dalla sorella gemella Adrienne Rich, gp è una lesbica intrappolata nel corpo di un gay.

6 Commenti
  1. Io faccio il tifo William Faulkner, anche se Thomas Pynchon… Cormac McCarthy è troppo per essere solo americano e: Willa Cather, Annie Proulx e Carson Mccullers chi sono? e Wallace Stegner? Infine: se c’è Ursula K Le Guin, è per puro dispetto che non ci sia Philip K. Dick.

    Un saluto!,
    Antonio Coda

  2. .. Sorry, ho postato il commento all’articolo sbagliato!

    Provo a, riparare? dicendo la mia su Cassano: cos’altro avrebbe potuto dire per tornarsene ogni tanto a Bari senza dover fare ogni volta il pieno di canzonature da strapaese? A modo suo ha raggiunto il livello sportivo medio di apertura e tolleranza, del tipo – Beh, ma io non ho nulla in contrario al fatto che esistano! Ha accontentato i giornalisti che volevano fare un po’ di colore rosa, perché impicciona è proprio la domanda: di un calciatore cosa può interessarmi con chi preferisce fare la doccia? Le uniche prestazioni di cui sia lecito domandargli sono quelle agonistiche in campo, per il resto sono fatti suoi che può evitare di buttare nel calderone del gossip nazionale: l’omosessualità sta diventando un tormentone da hit estiva tutto l’anno invece che l’ingiustizia che tocca a parte della cittadinanza alle prese con un deficit culturale nel Paese che cerca di rimediare alle sue ansie con exploit birichine da rotocalco.

    Un saluto e mi scuso ancora per il primo commento fuori luogo!
    Antonio Coda

  3. Gentile Antonio,
    eccoci finalmente anche in questa sede. Mi scuso per il ritardo di questa mia risposta, ma non ero in Italia. Ha perfettamente ragione su Ca$$ano: è stato un inconsapevole vettore di sano e diffuso qualunquismo. Il punto è che l’omosessualità in Italia, qui e ora, crea discorsi, che vanno dal gossip alla politica. Ben più di un tormentone estivo. Credo che sia il momento di riappropriarci di quei discorsi, non lasciare che altri parlino al posto nostro. E se questo passa anche attraverso il gossip, ben venga. Grazie del suo commento e a presto
    gp

  4. Quel che davvero è mancata, in questa occasione, è stata una disinibita e destabilizzante boutade di un calciatore omosessuale, omosessuale anche solo per finta e per il piacere di dare alle forze in campo un movimento più tarantolato del solito rincorrere un’unica palla per i ventidue che se la disputano: lui sarebbe stato l’attore che si sarebbe meritato la scena, sottraendola ai soliti figuranti del teatrino dell’inopinione pubblica. Però anche gli spogliatoi mantengono inalterato il loro delizioso – per chi ne è tagliato fuori – regime isolazionista, e perciò resistono i discorsi pronunciati su di chi non si decide a pronunciare in prima persona i suoi.

    Un saluto!,
    Coda

  5. Ha perfettamente ragione. Sempre più spesso mi trovo in accordo con quanto afferma. C’è mancata una liberatoria boutade, che avrebbe fatto fare corto circuito ai discorsi egemoni sulle omosessualità.
    Invece, io credo nelle contaminazioni. Non mi piacciono gli isolamenti. Mi piace l’erosione, il dubbio.
    A presto
    gp