Gay As You!

Sapete, noi diversamente eterosessuali siamo un po' strani in fatto di gusti. Ci piace essere fashion anche al funerale della nonna, ci piace cantare le canzoni di Renato Zero e Madonna anche mentre riceviamo il corpo di Cristo, ci piace sedurre neovescovi, e soprattutto ci piace farci illudere dal politicante di turno con promesse elettorali credibili quanto un miracolo. Ma per quanto riguarda i libri, abbiamo gli stessi vostri gusti. Fatevene una ragione.

Per questo motivo, alla vigilia del nuovo anno ero in fervida attesa di leggere le liste dei migliori libri pubblicati e/o letti in Italia nel 2012, fiducioso di trovarvi un buon numero di libri a tematica glbtq, proprio perché l'annata passata ne è stata ricca in offerta e in qualità. Con mio grande stupore e rammarico, a parte qualche buona eccezione, i tutori delle patrie lettere hanno decretato che la buona letteratura stava però altrove. Nessuno, almeno a mia contezza, dei canonizzatori contemporanei annoverava tra le uscite migliori il romanzo di Alan Hollinghurst, Il figlio dello sconosciuto, e questo per me era già sufficiente per rendere fallace e mendace qualsivoglia classifica letteraria.

Che anno è stato il 2012 per le gaie lettere in Italia, dunque? Un anno da ricordare, per molti motivi. Il primo, senza ombra di dubbio, è il ritorno alla scrittura di Aldo Busi con El especialista de Barcelona, un romanzo caleidoscopico che farà parlare di sé per molto tempo. Poi la pubblicazione dei Tricks di Renaud Camus, a trent'anni dall'edizione francese definitiva; una nuova traduzione di de Il giovane americano di Edmund White; il ritorno nei luoghi dell'infanzia e degli esordi narrativi di Jeanette Winterson con Perché essere felice quando puoi essere normale?; il Diario di Sintra di Auden, Isherwood e Spender; ma anche In una sola persona di John Irving, La casa grigia di Herman Bang, La Famiglia vuota di Colm Tóibín, Noi, gli animali di Justin Torres, L'Arte di vivere in difesa di Chad Harbach, Gli studenti di storia di Alan Bennett

Oltre Busi, molti gli autori italiani che hanno lasciato una traccia in questo anno appena trascorso, primo fra tutti Walter Siti che ha scritto un romanzo (Resistere non serve a niente) apparentemente non gay, ma dove il desiderio omosessuale corre come una corrente carsica lungo tutta la narrazione. Esordienti, ma degni di nota, sono L'eredità dei corpi di Marco Porru, Non passare per il sangue di Eduardo Savarese e Goditi il problema di Sebastiano Mauri. Non deludono mai L.R. Carrino (Esercizi sulla madre), Alessandro Fullin (Ho molto tempo dopo di te), Tommaso Giartosio (L'O di Roma. In tondo e senza fermarsi mai), Alcìde Pierantozzi (Ivan il terribile), Franco Buffoni (Il servo di Byron). Per la poesia vanno almeno citati La confusione è precisa in amore di Vittorio Lingiardi, Poesie 1975-2012 di Franco Buffoni, Poesie 1965-1993 di Giovanni Testori, e le antologie Le parole tra gli uomini a cura di Luca Baldoni e Nuovi poeti italiani Vol. 6 curata da Giovanna Rosadini.

Infine vorrei segnalare anche un paio di graphic novel: Sei tu mia madre? di Alison Bechdel e Madonna non esiste di Julián Almazán, quest'ultimo pubblicato da una casa editrice (Renbooks) specializzata in comics a tematica lgbtq.

Non avevo ragione? Ce ne è per tutti i gusti, anche i vostri!

GP Leonardi

Figlio illegittimo di Virginia Woolf e Morrissey, e separato alla nascita dalla sorella gemella Adrienne Rich, gp è una lesbica intrappolata nel corpo di un gay.

12 Commenti
  1. Sì, buoni libri a tematica gay ne sono usciti quest’anno, ma non ci si deve stupire che non siano “pompati” o recensiti nei vari blog letterari o nelle riviste di settore. Alcuni che citi, in modo particolare gli italiani – e fa piacere – sono stati recensiti dal Domenicale del Sole24Ore che è ecumenico.
    Ma, e qui torniamo a un tema più volte toccato in queste pagine, se il libro te lo devi comprare e non ti arriva dalla casa editrice, la tua scelta di lettore forte eterosessuale non cade sulla letteratura gay. Per quanto questa, se bella e importante, possa insegnare a te, etero, una diversa visione del mondo, che è un po’ la ragione per cui molti leggono.
    Molti lettori leggono per avere conferma rassicurante del loro mondo, ma che lettura ridotta, riduttiva, triste, monca. Specie se praticata da giovani lettori.
    Se posso permettermi, dato che la chiusura del pezzo è impostata un po’ sulla serie “noi e loro” (ehi, guardate che ce ne è anche per voi etero!), posso dire, con un tocco polemico, che i lettori forti omosessuali sono migliori dei lettori forti eterosessuali, così come i cinefili gay hanno una marcia in più dei cinefili etero (parlo solo dei maschi, perché le femmine sono assai più recettive).
    Un lettore gay può appassionarsi a storie d’amore eterosessuale tormentate empatizzando con i personaggi e poi a storie d’amore omosessuali tormentate empatizzando coi personaggi.
    Un lettore etero generalmente proprio non ce la fa, deve ricondurre tutto a una dimensione più rassicurante e familiare. I due cowboy innamorati di Anne Proulx proprio non li capisce se non trasformando la storia di un amore impossibile in qualcosa di etero, quando il vero e unico dramma sta nel fatto che i due sono gay (altrimenti il problema non sussisterebbe e nemmeno il racconto).
    Per quanta letteratura a tematica gay di grande qualità e livello possa uscire in Italia, i suoi lettori saranno inevitabilmente per la maggior parte gay, critici che li leggono per lavoro o sporadici etero illuminati.
    Il mercato parla chiaro, però questa suo pezzo così bello e importante chissà, magari potrà spingere qualche lettore eterosessuale (e i molti omosessuali distratti dalle ultime uscite modaiole) a incontrare un autore che non conosceva, sentimenti e pulsioni che ignorava e magari capire e accettare e farsi persino piacere che la letteratura non è solo “ragazzo incontra ragazza”.

  2. Io invece credo che tendenzialmente se un romanzo e’ convincente e trascinante dal punto di vista narrativo, anche se racconta una storia gay e affronta personaggi distanti dai lettori etero, non si preclud l’amore di questi ultimi. È difficile, piuttosto, trovare romanzi a tematica glbt che non siano didattici o pieni di messaggi, cosa che la letteratura non dovrebbe mai fare. Mi è capitato di leggere autori italiani che hanno affrontato la tematica gay riducendola solo a se stessa, spesso con una morale addirittura. Romanzi nell’articolo citati, come ll bellissimo L ‘eredità dei corpi per esempio, ha un pubblico etero numerosissimo, dimostrato dai lettori e dalle lettrici che ne parlano nei blog letterari, ed è stato recensito praticamente su ogni testata giornalistica. Il romanzo di Alcide Pierantozzi l’ho trovato povero narrativamente e con tanta voglia di scioccare il pubblico. Ho trovato invece interessanti il servo di Byron e Non passare per il sangue. Gli altri non li ho ancora letti. Inizierò presto il romanzo di Busi.

  3. Caro Souflle e cara Giuliana, grazie dei vostri commenti.
    Il mio pezzo nasce proprio dallo sconforto di non aver trovato citato il libro di Hollinghurst in nessuna delle liste dei migliori libri. Ci sono molti motivi per questa scelta, a mo avviso. Non ultimo che si tratta di un autore britannico e il nostro mercato letterario e la critica sono più benevoli e propensi vero gli Stati Uniti. Credo che, invece, Alan Hollinghurst sia un grandissimo scrittore e finora non ha sbagliato un libro. Quest’ultimo è davvero molto bello e merita sicuramente di essere letto, a prescindere da dove ci si posiziona sessualmente.
    Non sempre ci si identifica nei personaggi del libro o nelle situazioni ivi raccontate. Un testo gay, che parte dunque dalla specificità lgbtq ma che va oltre i confini del genere, sa parlare anche a lettori non dichiaratamente gay. Così come i romanzi di Jane Austen, di George Eliot, di Gustave Flaubert… parlano a lettori non eterosessuali. Perché questi ultimi non leggono testi gay, dunque? E secondo me sta qui il valore aggiunto di questi testi, un testo gay valido riesce a problematizzare alcuni nostri dogmi, ci rimette in discussione, ci fa vedere il mondo da un’altra parte. Molti lettori eterosessuali non sono pronti e/o non voglio questo tipo di impegno, credo.

  4. Ecco, invece io credo che ogni suo libro a partire da The Swimming Pool Library sia stato peggiore del precedente. Non ho avuto particolare interesse a leggere The Stranger’s Child quando è uscito in inglese, e anche lì, dove Hollinghurst lo tengono in palmo di mano tutti, gay e etero, le recensioni serie (non blurbesche) sono state parecchio mixed. Per cui io personalmente sarei invece piuttosto incline a diffidare di ogni lista dei migliori libri che lo includa.

    Per il resto, mi sembra che il critico (e forse il lettore) italiano sia spesso superficiale e/o specialista. Per esempio sono stati tradotti – adesso non so se nel 2012 o 2011 – Respirazione Artificiale di Ricardo Piglia, Gli Addii di Juan Carlos Onetti. Ne ha parlato qualcuno di quelli che citano Bolaño ogni dieci minuti? A guardare i blog letterari sembra che tutti leggano le stesse cose, in sequenza – tutti che parlano di Il Tempo è un Bastardo, poi tutti Il Senso della Fine, poi L’Arte di Vivere in Difesa, poi Limonov – ognuno dei quali è “nuovo” “diverso” “capolavoro” etc.
    Io se devo essere sincero non ho molto il posto dell’editoria italiana – tendo a guardare altrove e leggo con regolarità in inglese, tedesco, spagnolo, francese, meno frequentemente portoghese e olandese e sto imparando il russo – ma ogni tanto mi accorgo che qualche VERO capolavoro è tradotto o ripubblicato, magari da case editrici minuscole e invisibili e da lingue che non siano le uniche due – inglese e francese – che hanno “peso”, ma non se ne accorge nessuno. Può darsi che i lettori eterosessuali non siano “pronti”, ma penso che la realtà sia più semplice: il critico e il lettore italiano pesca dal suo orticello/interesse specialistico + i libri “del momento” e non ha tempo per altro.
    Mi ricordo qualche anno fa Biondillo su Nazione Indiana raccontava di aver scoperto Herta Müller (PRIMA del Nobel) e di averla messa in mano ad un critico che conosceva raccomandandogliela caldamente, e questi gli aveva risposto no grazie non si può legger tutto.

  5. “El especialista de Barcelona” è un iper-romanzo perché divora tutti i generi letterari per generarne non uno nuovo, ma un distillato di letteratura che scintilla, come un prisma.
    Anche vero che Busi ha saputo catturare l’attenzione per il solo fatto che erano dieci anni e più che non scriveva romanzi, ma proprio per stare sul caso di Busi: il clamore delle sue opere non si ricava, o non si ricava soltanto, dai suoi contenuti (perché tempo due settimane e ci sarà chi avrà pubblicato il libro che contiene di più contenendosi di meno) quanto dal come sono stati scritti: la letteratura non è per cosa scrivi, ma per come lo scrivi: con quale audacia, coraggio, intelligenza, bellezza.

    “Resistere non serve a niente” di Waltrer Siti l’ho letto, ma a non servire a niente – a me è venuto da pensare, leggendolo – è il romanzo di Siti, per il semplice fatto che è un romanzo scritto male, quali che siano le sue tematiche esplicite o implicite, è un libro che sbraga, che non è attento a se stesso, che non sa come dirsi compiutamente.

    Quanto ad Alan Hollinghurst e a “Il figlio dello sconosciuto”: non sarà piaciuto, però ha il suo posto d’onore – meritato dall’autore – su tutti gli scaffali di letteratura, rintracciabile alla lettera H, e se voglia particolare di leggerlo non ne ho è perché il suo “La linea della bellezza” mi lasciò incerto, come se la suddetta linea non si fosse sollevata dalla superificie piana sulla quale era stata tracciata.

    Questo microelenco non per dare la testimonianza di un etero che ci tiene a far sapere quanto sia virtuso il suo leggere narrativa gay e e che ora tiene in scaffale un libro di White, ma quella di un appassionato di letteratura che nei libri spera di trovarci la qualità di una mente che crea. Il libro più bello letto l’anno scorso, per puro caso, mi sento di dire che è “Dhalgren” di Samuel R. Delany, un libro scritto a metà Anni Settanta e nel quale sa di preistorico, parlare di omosessualità e/o eterosessualità: ci sono solo persone, uomini e donne alle prese con i loro desiderarsi reciprocamente: uomini con uomini con donne con donne senza nessuna prescrizione preventiva. Una sessualità liberata in un contesto abbondonato dalla “civiltà” contemporanea.

    Ma in “El especialista de Barcelona” di Busi la riflessione fa un passo in avanti, perché avverte: in questi tempi di sesso inteso come carta moneta, e straccia, parlare di sessualità è quasi un arretramento romantico, quello che era rivoluzionario 40 anni fa adesso è borghese; sono ormai sono ben altre – ovvero sempre le stesse e più inclementi – le discriminazioni: contro chi vuole pensiero, contro chi vuole libertà; contro chi vuole vivere a modo suo e non nel modello che gli viene imposto.

    Per dire: il discorso deve spostarsi dal circolo mediatico della ricezione. Altrimenti il traguardo della letteratura gay eccetera eccetera sarà quello di vendere QUANTO gli altri generi. Diventare prodotto tra i prodotti ed essere irrisoria uguale, insomma.

    La letteratura – mi pare – non è e non può essere descritta dal quante persone hanno recensito il libro e quante copie ne hanno ordinato i megastore. Si dovrebbe ridare centralità all’opera e alla lettura, tradendo finalmente le logiche editoriali mainstream. Così come sottolinea Marco nel suo commento. Anzi, proprio a Marco, e tenendo da parte l”invidia per chi legge in sei o sette linghe differenti, chiedo: se hai qualche soffiata, se hai qualche titolo che non finisce nella rete perché la sua intenzione non principalmente questa, la prendo d’involata.

    Un grato saluto!,
    Antonio Coda

  6. Alcuni titoli di autori che apprezzo, più o meno recenti o ordinabili – tranne i tre scandinavi, letti tutti in originale:

    Casa di Campagna di Josè Donoso
    Respirazione Artificiale di Ricardo Piglia
    Gli Addii di Juan Carlos Onetti
    Scene da una Battaglia Sotterranea di Rodolfo E. Fogwill
    Specchi Neri di Arno Schmidt
    Di Passaggio di Jenny Erpenbeck
    I giorni e gli anni vol.1 e 2 di Uwe Johnson
    L’Occhio dell’Uragano di Patrick White
    Il Transito di Venere di Shirley Hazzard
    Don Casmurro di Jose Maria Machado de Assis
    Humus di Raul Brandão
    Il Mandarino di José Maria Eça de Queiroz
    Il Muschio Grigio Arde di Thor Vilhjalmsson
    Sotto il Ghiacciaio di Halldor Laxness
    Il Castello di Ghiaccio di Tarjei Vesaas
    Un Ebreo come Esempio di Jacques Chessex

    Mi interessa La Casa Grigia di Bang citato nell’articolo.

    Fa piacere la citazione di Delany – come Donoso o Patrick White nella mia lista, si tratta di un autore omosessuale che è citato molto raramente (e qui parlo anche della ricezione all’estero) nei discorsi sulla letteratura a tematica lgbt. Sarebbe interessante anche capire come si forma il “canone” della letteratura lgbt, le logiche per cui alcuni autori vengono ripescati e altri rimangono invisibili…

  7. Parto anche io dall’invidia per chi può leggere in più lingue. Io da anglista pentito posso leggere e comprendere in fondo solo testi in lingua inglese, per gli altri mi devo rifare con le traduzioni.
    Non sono d’accordo con te, caro Marco su Hollinghurst. Continuo a pensare che il suo migliore romanzo sia “The Swimming Pool Library”, ma di certo “The Line of Beauty” è un grande romanzo. Uno dei più importanti degli anni 0. Un romanzo di una generazione, dell’epoca di passaggio dal welfare al neoliberismo, dall’essenzialismo sessuale al sovvertimento dei generi. E quest’ultimo invece, The Stranger’s Child (che per me, modernista bloomsburiano evoca mondi ancora possibili) è un buon libro. Le recensioni le ho lette, e concordo con alcuni dei giudizi negativi. Quello che mi fa specie è che si dedicano paginone intere all’ultimo di Julian Barnes, uno “scrittore” che ha veramente poco da scrivere, e niente o quasi niente a Hollinghurst.
    Ad Antonio Coda devo ancora un giudizio sul Walter Siti di “Resistere non serve a niente”. Purtroppo non ce l’ho. Il romanzo non mi ha convinto del tutto, ma è comunque un libro che andava scritto. Siti ha perso però un’occasione di spostare il discorso più in là. Ma quando avrò le idee più chiare le risponderò più dettagliatamente.
    Concordo su Samuel R. Delany che però io conosco più come teorico/critico post-queer, ma questa è un’altra storia.
    Infine sul canone. Si sbaglia a considerarlo come una lista di libri fissa e immutabile. Ogni canone letterario (perché non ce n’è uno solo) è immerso nella cultura che lo produce, e come questa cultura può cambiare, ampliarsi, ridursi oppure scomparire. io che su queste cose ci passato molto tempo, mi sono fatto un’idea ben precisa. Ma più passano gli anni e più credo che questa idea me la sono fatta per poterla confutare.
    Grazie a tutti per le suggestioni,
    gp

  8. Ringrazio Marco per le segnalazioni: ci sono delle conferme sulla letteratura latino-americana meno “magica” che così vedono aumentare il loro grado di priorità di lettura.

    E giusto altre due parole, perché ogni opera merita il suo rispetto e mi dispiacerebbe aver l’aria di chi le tratta con superificialità.

    Quando non esprimo entusiasmo per “Resistere non serve a niente” certo non posso mettere da parte la bravura di Siti nello scrivere pagine ad alta intensità(le prime soprattutto, e quelle dell’amore adolescenziale tra un obeso e una mucolitica hanno una cruda bellezza, purtroppo poi irripetuta); il suo limite è quello che si è dato da solo: “doveva” essere un libro contemporaneo e ha finito col risentire di tutti le imperfezioni anche buffe di un instant-book.

    E su Hollinghurst: “La linea della bellezza” è sicuramente un libro ambizioso e il suo protagonita (Nick Guest – in merito al quale le interpretazioni sono aperte: è lui a contagiare l’organismo ospite della famiglia conservatrice inglese o è la famiglia conservatrice inglese – e la loro ideologia – a contagiare Nick e con Nick la società inglese tutta?) sfugge allo stereotipo dell’omosessuale che da dichiarare, o da non da dichiarare, ha solo la sua omosessualità. Però – almeno in traduzione – Hollinghurst ha una autoindulgenza nello stile che lo rallenta, e anche il suo ritratto della famiglia borghese e di potere è abbastanza statica e, come dire, prevedibile.

    Sia come sia, è di letteratura che qui si parla! E in questi territori le molteplici espressioni della sessualità trovano sempre spazio: è la civiltà fuori dalla letteratura a non mettersi ancora al passo della realtà, che non è altro (o meglio: non dovrebbe essere altro) che la sintesi di tutte le volontà di vivere esistenti.

    Un saluto a Gp e a tutti!,
    Coda

  9. Riapro la discussione. Sul blog del Guardian stanno scegliendo il libro di febbraio per il club di lettura, e sarà a tematica lgbt perché febbraio è Lgbt history month in Gran Bretagna. Siamo già a 131 commenti, ma è il secondo, quello di Aggie H, che mi ha colpito. Lo stralcio (non c’è bisogno di tradurre, vero?):

    …Books in which characters happen to be gay, not gay as a plot device.

    I have come across so few of these books that I notice them when I do. The Art of Fielding irked me recently because the plot depended entirely on the laughably stereotyped gay character Being Gay and the latently bisexual character Being Latently Bisexual.

    It made me think fondly of a book I’d read shortly before. I’d think fondly of the brilliant Hawthorn & Child under any circumstances. In this context, it’s an added bonus that the fascinating, complex main character just happens to be gay.

    As in life, this fact only arises in incidentally and in realistic context. He is not stereotyped. He is not defined by his sexuality. Even the gay orgy is not defined by its sexuality. I challenge anyone to read the chapter that switches back and forth between a homosexual orgy and riot police charging a demonstration and be able to tell the difference at all times.

    Ho appena finito Hawthorn & Child – che mi ero deciso ad acquistare proprio a causa dei ripetuti apprezzamenti da parte di tanti blogger o commentatori che stimo (inclusa Aggie), tanto più significativi in quanto provenienti da persone con gusti ed approcci alla letteratura variegati. E’ un romanzo-in-storie: sapevo che vi era una componente gay (il capitolo di cui parla Aggie è un pezzo di bravura) ma nessuno ne ha parlato come romanzo gay – forse non lo è, se paragonato ai romanzi di Edmund White o a The Line of Beauty, ma se consideriamo tale quel The Art of Fielding/L’arte di vivere in difesa che Aggie deride, certamente sì.
    Allora forse il problema, come dice Giuliana è l’immagine del romanzo a tematica lgbt come “romanzo gay e basta” spesso buonista e moralisteggiante, o addirittura stereotipato, magari enfatizzata da una presentazione che mette in secondo piano eventuali motivi d’interesse diversi o ulteriori. Del resto anche qui da noi uno scrittore come Tondelli è stato autore di culto per tanti ragazzi eterosessuali.

  10. Grazie Marco.
    Mi sento un po’ intimidito a questo punto dall’intervenire perché non ho le conoscenze e la cultura necessaria per farlo, rispetto a quelle che hai tu.
    Quindi il mio contributo sarà inevitabilmente limitato dalla mia esperienza (limitata).
    Credo possiamo dare tutti per assodato che un romanzo a tema glbt o con personaggi omosessuali debba essere prima di tutto un buon romanzo.
    E a volte queste etichettature, spesso usate in modo spregiativo o ghettizzante, fanno più male che bene. Un’altra è “romanzo per signore”.
    Una volta ci fu proprio una polemica sul Domenicale del Sole a questo proposito. Diverse scrittrici si risentirono per la definizione, spregiativa, letteratura femminile o “romanzi per signore” intendendo, come hai accennato tu a romanzi stereotipati, con la morale, ecc. quando nessuno ha mai usato quella di “romanzo per signori”. Eppure sono presenti anche questi, sono ugualmente stereotipati, ugualmente con la “morale”.
    Ma, poiché evidentemente siamo forse ancora in quella che Jarman negli anni ’80 definiva “eterosocietà” ci troviamo a “criticare” solo gli stereotipi nei romanzi gay e non in quelli, appunto, “per maschietti etero” carichi di testosterone e virilità.
    Aggiungo un altro appunto alla lavagna della discussione.
    Su un settimanale di cinema una microrecensione presentava I segreti di Brokeback Mountain che andava in onda in un qualche canale. Il recensore esordiva dicendo che il fatto che i due protagonisti vivano un amore omosessuale è secondario.
    Ora, chi ha visto il film e letto il romanzo di Anne Proulx sa bene che il fatto che i due vivano un amore gay è l’asse portante. Non si può dire “è un film sull’amore contrastato dalla società” (quindi anche gli etero possono traslare). No, è un film su due uomini che si amano, che fanno sesso tra le montagne e che se li beccano nel Wyoming li uccidono.
    Quindi i due non sono “incidentalmente gay”. Se fossero stati etero non avremmo avuto tragedia e storia.
    E dato che la commentatrice citata da Marco mischia arte e vita reale (posto che la letteratura o il cinema debbano raccontare sempre e solo vita “reale”), non so le vostre esperienze, ma, ad esempio, a tavola se un etero racconta esperienze sessuali tutti ascoltano divertiti e ammiccanti. Quando tocca al commensale gay, vedi sorrisi tirati e sguardi vaganti. Non vedono l’ora che finisca.
    Ricordo a una festa su un terrazzo una chiacchiera in libertà con un ragazzo e una ragazza appena conosciuti. Ad un certo punto, del tutto incidentalmente, cito il mio compagno. Il volto del ragazzo tradisce una smorfia di disgusto. Non se lo aspettava.
    Cito questi banali episodi non per generalizzare o spostare il discorso, ma per dire che l’esperienza gay che trovi in un romanzo vive e deve vivere della sua essenza.
    Tralasciando il discorso, che mi pare scontato, del buon romanzo (che vale per tutti) ci sono cose che non possono essere traslate e andrebbero accettate.
    Quando Augusten Burroughs nel – per me – splendido Dry racconta la sua disintossicazione dall’alcol e in pagine di grande commozione la sua vita col suo compagno e il cane, non sta raccontando di una “coppia” (quindi anche gli etero si possono identificare), ma di una coppia gay. Che è diversa da una coppia etero. Anche solo per la vita un po’ più complicata, per le dinamiche sessuali e sentimentali differenti, per tutta una serie di considerazioni che chi conosce il mondo gay sa apprezzare.
    Il fatto che il pubblico etero – e quello di Augusten è numeroso – si appassioni ai suoi libri e ai suoi personaggi, non significa che l’autore abbia decolorato lo spessore gay dei suoi personaggi. No, al pubblico etero piacciono proprio perché essi sono, così.
    Sarebbe poi come chiedere a un autore che racconta di personaggi neri, di schiarirli un po’, cosicché il pubblico bianco possa capire.
    Non so se queste mie parole confuse possano aggiungere qualcosa, mi scuso se non lo hanno fatto.
    Anche io non amo lo stereotipo (né gay né etero). Un personaggio, come nella vita reale, può essere incidentalmente gay e, come nella vita reale, può essere “checca”, “orso”, “bravo ragazzo che non si vede per niente” (uso qui la frase tipica che si continua a sentire).
    Questo non cambia il fatto che il suo essere gay modifica la sua visione del mondo e i rapporti con gli altri personaggi, introduce nella storia dinamiche diverse e porta a confrontarsi con un mondo altro da sé che, a mio parere per apprezzarlo non occorre ricondurlo a qualcosa di proprio (un po’ come quelli che al ristorante, di fronte a un piatto esotico e particolare, per rassicurarsi, dicono “ma sì in fondo è come il nostro tipico piatto …). No, non lo è, non lo è davvero. Ma è buonissimo lo stesso, non trovi?

  11. E a volte queste etichettature, spesso usate in modo spregiativo o ghettizzante, fanno più male che bene. Un’altra è “romanzo per signore”.
    Una volta ci fu proprio una polemica sul Domenicale del Sole a questo proposito. Diverse scrittrici si risentirono per la definizione, spregiativa, letteratura femminile o “romanzi per signore” intendendo, come hai accennato tu a romanzi stereotipati, con la morale, ecc. quando nessuno ha mai usato quella di “romanzo per signori”. Eppure sono presenti anche questi, sono ugualmente stereotipati, ugualmente con la “morale”.

    Ed hanno ragione. Sia ad un livello di letteratura “leggera” femminile, sia a livello di letteratura “seria” ci sono meccanismi di svalutazione.

    Ma, poiché evidentemente siamo forse ancora in quella che Jarman negli anni ’80 definiva “eterosocietà” ci troviamo a “criticare” solo gli stereotipi nei romanzi gay e non in quelli, appunto, “per maschietti etero” carichi di testosterone e virilità.

    Non so. Alcuni stereotipi etero sono idealizzazioni maschili, a volte misogine, e in quanto tali ormai spesso criticate. Ma quelli gay sono spesso una collezione di cliché: è ridicolo che l’unico personaggio gay, anche se sportivo o poliziotto, sia elegantissimo, parli come Oscar Wilde e abbia tutti i cd di Mina o Barbra Streisand. E da quanto ho capito in The Art of Fielding siamo a quei livelli.

    Quindi i due non sono “incidentalmente gay”. Se fossero stati etero non avremmo avuto tragedia e storia.

    Capisco, ma credo che l’intento fosse di dire che è una bella storia d’amore, che può piacere a tutti quelli che amano le storie d’amore (se non sono bigotti).
    Non è Cruising 😉

    Per quanto riguarda gli episodi che citi, naturalmente sono successi anche a me innumerevoli volte, visto che sono esattamente il tipo di “bravo ragazzo che non si vede per niente”.
    Ma non mi sono mai successi con persone che ho conosciuto attraverso l’interesse per i libri, colle quali anzi mi sono sempre trovato a parlare e scherzare tranquillamente da subito e senza problemi.
    Per cui, se è ovvio che l’omofobia esiste, e che l’italiano medio non legge oltre Moccia, Camilleri e le sfumature, non credo essa sia un fattore significativo quando si parla di lettori forti. Penso intervengano altre dinamiche, che magari hanno a che fare coll’etichetizzazione in sè. Ad esempio un mio amico parlando di L’Uomo Femmina di Joanna Russ ha detto che se l’è tenuto per anni in casa senza leggerlo perché temeva fosse femminista/palloso, poi quando l’ha letto gli è piaciuto moltissimo (è stato uno dei suoi libri dell’anno assieme a Faulkner) perché era femminista/emozionante, ed ancor oggi cattivo ed attuale.

    non cambia il fatto che il suo essere gay modifica la sua visione del mondo e i rapporti con gli altri personaggi, introduce nella storia dinamiche diverse e porta a confrontarsi con un mondo altro da sé

    Sicuramente, ma nel momento in cui il personaggio è “incidentalmente” gay (o nero) nel romanzo, allora è proprio la capacità di evitare i cliché che fa emergere le varie differenze, di volta in volta nei diversi contesti, in maniera naturale, declinate in modo specifico secondo le caratteristiche del personaggio.
    Quello che credo Aggie volesse dire è che, quando non si tratta di romanzi al 100% “gay” (o “neri” come Radici o Amatissima di Toni Morrison), è raro proprio trovare quell’equilibrio che fa sì che i personaggi gay o neri non siano né etero/bianchi con una mano di vernice né collezioni di cliché più o meno simpatetici o offensivi.