I ragazzi terribili

Photocredit: Raphael Perez

 

La storiografia tradizionale tende a dimenticare facilmente aspetti meno noti, ideologicamente trascurabili, e a normalizzare le vite di alcuni personaggi del passato. È questo il caso di Ivan il terribile (Ivan IV di Russia, 1530 – 1584) passato alla storia e alla letteratura per il suo scellerato regno costellato di violenze e di terrore. Pochi sanno, o ricordano, che Ivan amava anche circondarsi di giovani, belli e aitanti, meglio se con la passione per il travestimento. Uno di questi era il nobile russo Fyodor Basmanov che fu quasi certamente anche suo amante, come testimoniano alcuni racconti dell'epoca che lo rappresentano vestito in abiti femminili mentre balla per lo zar. Bisogna tener presente però, che almeno fino al 1700, in Russia l'omosessualità era sufficientemente accettata, fino al punto che molti viaggiatori europei si stupivano di questa circostanza. Alla fine del XIX secolo il clima mutò totalmente, come dimostra Il principe Serebrjanyj (1862) di A. K. Tolstoy in cui Fyodor viene descritto, con toni omofobici, come un comandante militare esperto, ma anche come un omosessuale effeminato che divideva il letto con lo zar, e che amava parlare di cosmetici in pubblico. Caduto in disgrazia Fyodor fu ucciso nel 1570, dopo esser stato costretto ad ammazzare il proprio il padre.

 

Di questa ambiguità sessuale dello zar più temuto delle Russie la storiografia ufficiale non fa menzione alcuna. Non stupisce più di tanto, perciò, non trovare nominata la parola gay in nessuna delle principali recensioni di Ivan il terribile di Alcìde Pierantozzi, romanzo che sotto molti aspetti riscrive il mito del regnante russo in chiave contemporanea, a partire proprio dai nomi dei protagonisti. Il libro non è, forse, stato propriamente pensato per lettori gay, né distribuito e commercializzato particolarmente per quel mercato specifico, né è stato etichettato frettolosamente come “romanzo gay”, anche se uno dei due narratori è apertamente omosessuale. Si tratta semplicemente di una scelta di marketing editoriale o c’è qualcosa di più?

 

Gli adolescenti della profonda e desolante provincia italiana che l'autore racconta faticano a riconoscersi in categorie identitarie basate esclusivamente sull'orientamento sessuale. Fare sesso, farne tanto, farlo senza protezione, consenzientemente e consapevolmente con persone del proprio sesso biologico non è per i giovani di oggi, almeno quelli nati dopo la rivoluzione digitale, un motivo sufficiente per riconoscersi in una determinata categoria sessuale e dunque sociale. Questi ragazzi e ragazze non sono gay, né eterosessuali, ma nemmeno bisessuali, queer, post-gay, o altre etichette identitarie a cui la società e la cultura novecentesca ci aveva abituati a pensare, rinforzando volontariamente o involontariamente alcune dicotomie fondanti della civiltà occidentale, tipo omo/eterosessuale, maschile/femminile,attivo/passivo. Gli adolescenti raccontati da Pierantozzi rifuggono un'idea polarizzata dell'identità e della sessualità, non conta più con chi né come si fa sesso, ma se è disponibile a soddisfare un principio di piacere totalizzante.

 

La globalizzazione e geolocalizzazione dei desideri, l'accessibilità illimitata e incondizionata alla rete, la frammentarietà delle playlist musicali, la precarietà lavorativa e familiare, e una democratizzazione e desacralizzazione dell'uso dei corpi e dei piaceri, fanno sì che questi giovani, eternamente adolescenti, vivano in uno stato di indefinitezza costante. Omosessuali ed eterosessuali contemporaneamente, attivi e passivi, maschi e femmine allo stesso tempo, allo stesso modo. In Italia si è passati dall'essere froci, quando l'omosessualità era considerata ancora un tabù se non un peccato da non nominare, al post-gay, senza aver vissuto una vera, dura ma sana stagione di emancipazione sociale e di conquista di spazi pubblici e diritti politici. Questa nuova tendenza, che Ivan il terribile sa eccellentemente cogliere nelle sue prime rappresentazioni, mi sembra vada oltre e in qualche modo si configura come un forte fattore destabilizzante e distruttivo, capace di annientare finalmente quel sistema binario culturale che talvolta non ci permette di poter vivere fino in fondo l'esperienza.

GP Leonardi

Figlio illegittimo di Virginia Woolf e Morrissey, e separato alla nascita dalla sorella gemella Adrienne Rich, gp è una lesbica intrappolata nel corpo di un gay.

3 Commenti
  1. Il tema della ricerca sconfinata e illimitata del piacere è centrale nella società contemporanea. L’assenza del limite è proprio la causa dell’impossibilità di vivere in pieno la dimensione del desiderio, che si perde in un’orgia senza fine, ma anche senza consapevolezza, senza profondità.

  2. @Diego: la ricerca sconfinata del piacere è un tratto di tutte le società moderne. Attraverso il contatto fisico, la mescolanza di corpi e piaceri, si genera conoscenza. La pelle è la superficie attraverso la quale si concretizza l’esperienza. Potrebbe essere un’orgia senza fine, come la definisce lei. Oppure un altro modo di concepire e vivere la profondità.