Niente sesso, siamo froci

© Pierre & Gilles, Saint Yves de Treguier

Cunnilibrus / Niente sesso, siamo froci.

“Se si vedono due omosessuali, o meglio due ragazzi che se ne vanno insieme a dormire nello stesso letto, in fondo li si tollera, ma se la mattina dopo si risvegliano col sorriso sulle labbra, si tengono per mano, si abbracciano teneramente, e affermano così la loro felicità, questo non glielo si perdona. Non è la prima mossa verso il piacere ad essere insopportabile, ma il risveglio felice,” così Michel Foucault nel 1978. Non l’atto sessuale in sé, ma le conseguenze omoaffettive di quell’atto erano inaccettabili agli occhi dei francesi e degli americani di trent’anni fa. Diverso mi sembra il caso dell’Italia, oggi come allora. Qui da noi non si tollera né l’idea dell’atto sessuale né il tenersi per mano e ancor peggio sono le stesse persone gay a ritenere che certi atteggiamenti in pubblico non si debbano tenere. Bisogna non ostentare la propria omosessualità, non dare all’occhio. Come se un eterosessuale non ostentasse continuamente la propria sessualità…

Questo meccanismo di autocensura lo applicano anche molti dei nostri scrittori gay. Il sesso tra due uomini è fuori dei confini del narrabile, lo si può fare ma non raccontare. Racconta Edmund White che prima di Stonewall non esistevano che due tipi di romanzi a tematica omosessuale: uno pensato per un pubblico eterosessuale che tende a descrivere gli omosessuali come creature perse che vanno accettate (sic!), e l’altro è il romanzo pornografico, quello che si legge con una mano sola. La novità della letteratura gay nata negli anni Settanta sta nell’avere creato una letteratura per gay scritta da gay che raccontava l’esperienza omosessuale in maniera più antologica possibile, non tralasciando nessun aspetto, neanche il sesso dunque. Nel suo ultimo libro pubblicato in Italia (Ragazzo di città, Playground 2010), White descrive così quel periodo: “negli anni Cinquanta e Sessanta ci era stato negato il sesso (avevamo pochissimi posti d’incontro ed eravamo così spaventati da diventare quasi invisibili, persino a noi stessi) ed ora eravamo euforici per tutte quelle opportunità, in precedenza sconosciute, di accoppiarci (triplicarci e quadruplicarci)? Pensavamo che la libertà sessuale coincidesse con la libertà. Certo prendevamo in considerazione la possibilità di una ‘politica gay’ o di una ‘cultura gay’, ma solo se prima era garantita la completa libertà sessuale.”

Questa libertà dei corpi e dei piaceri del corpo, nel nostro paese, non mi pare ancora ben assimilata. Che il catechismo della chiesa cattolica inviti ancora le persone omosessuali alla castità, alla virtù della padronanza di sé, può apparire alquanto bizzarro, ma che ci siano del resto persone pronte a seguire queste indicazioni, almeno pubblicamente, lo è ancora di più. Così Tiziano Ferro può fare coming out in un libro (Trent’anni e una chiaccherata con papà, Kowalski, 2010), ma  il suo racconto cancella accuratamente e volutamente ogni possibilità e traccia di sessualità gay. Si può essere gay ma non fare il gay.
Fatta qualche rara eccezione (Aldo Busi, Walter Siti e pochi altri), bisogna ancora una volta ritornare a Pier Paolo Pasolini, e più precisamente all’appunto 55 (“Il pratone della Casilina”) di Petrolio, e ripartire da lì perché anche da noi l’esperienza gay possa essere raccontata a tutto tondo.

Gian Pietro Leonardi
 

GP Leonardi

Figlio illegittimo di Virginia Woolf e Morrissey, e separato alla nascita dalla sorella gemella Adrienne Rich, gp è una lesbica intrappolata nel corpo di un gay.

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