La fedeltà dei film

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Quando al cinema esce un film tratto da un libro, potete fare questo esperimento: potete appostarvi all’uscita e contare il numero di spettatori delusi. Più il libro è famoso, maggiore sarà il numero di scontenti.

Ogni anno, almeno un paio di libri viene adattato per il cinema, e negli ultimi tempi sono stati anche più di un paio. L’industria cinematografica ha adattato sia libri commerciali sia la cosiddetta letteratura alta, ma i delusi ci sono sempre. Con l’Eleganza del riccio era scontenta persino l’autrice, e per il manifesto italiano aveva chiesto che venisse specificato che il film era “liberamente ispirato” e non “tratto”. Ma esistono davvero film “tratti”, mere trasposizioni? E soprattutto, hanno senso?

Ci sono libri che si prestano meglio a essere adattati, ma non sempre la facilità di trasposizione rende il film efficace. Un esempio è Il Signore degli Anelli di Tolkien/Jackson: forse temendo l’ira dei fan (che in questi casi arriva sempre e comunque) Jackson ha cercato di riprodurre il più fedelmente possibile la narrazione del libro, e il risultato è una specie di appendice animata. Non gli si possono negare certi meriti (scenografie e costumi in primis), ma resta da chiedersi se la trasposizione è avvenuta con successo.

L’adattamento del soggetto di un libro è un’operazione più complessa di quello che si crede perché i libri sono più complessi di quanto si crede. Chi è appassionato di cinema sa che un regista può mettere in pratica certi trucchi per rendere al meglio la scena che sta girando: si gioca con la cinepresa, con le inquadrature, ma anche con tempi e dialoghi. Lo stesso fa lo scrittore con il suo libro, ed essendo immagini e parole così distanti, è inevitabile che i trucchi che funzionano al cinema non siano quelli che funzionano in letteratura. Il problema, insomma, va ben oltre il trovarsi di fronte personaggi e ambientazioni differenti da quelle che ci eravamo immaginati durante la lettura.

Come andare a vedere la trasposizione cinematografica del proprio libro del cuore e non rimanere delusi? Semplicissimo: come hanno suggerito su aNobii, entrate in sala sapendo che state per guardare un film la cui trama vi è nota, e niente più. Non è Lo Hobbit di Tolkien che andrete a vedere, ma quello di Peter Jackson.

Jacopo Donati

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Jacopo Donati

Scrive per Finzioni Magazine e lavora per Bottega Finzioni. Al terzo lavoro con un "Finzioni" da qualche parte avrà la certezza di essere in Matrix o in qualche Truman Show.

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