Antonio Scurati, numero 2

Premessa, prima di conoscere Antonio Scurati come lettore, l'ho conosciuto come studente. E tra lo studente e il lettore, c'è di mezzo l'amico. Certo, se gli chiedete "conosci Andrea H. Sesta?" vi risponderà "chi?". Ma ci conosciamo, e siamo amici. Ma qui, giustamente, gli scrivo innanzitutto come (ex) studente e lettore, poi come amico.

Perché giovedì sera Antonio Scurati è arrivato secondo al Premio Strega, per la seconda volta dopo il 2009. Povero Scurati.

Chi non conosce Bill Bernbach e la sua campagna per la Avis? BB si trova a lavorare con Avis, la compagnia di noleggio macchine, in un momento in cui la Hertz era la leader indiscussa del settore. Ora, visto che nasconderlo era impossibile, e visto che l'effetto gregge ha sempre funzionato, BB tramuta una debolezza in un punto di forza: Avis si impegna di più. We try harder!

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La campagna va alla grande, un po' perché fa ridere rispetto alle altre pubblicità dell'epoca che si limitavano a comparare costi e macchine, un po' perché essere i numeri 2 genera più empatia che essere i numeri 1, no?

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E questo è un po' quello che fa anche Antonio Scurati. Lui è il numero due. Per due volte, addirittura. Lui sa che non può accontentarsi di fare la cosa giusta, ma deve ogni giorno trovare il modo di farla nel modo migliore. E di impegnarsi di più! Il problema di Scurati non risiede nei suoi romanzi, questo è fuori di ogni dubbio. Che lui si impegni ad arrivare ogni volta in finale è un dato di fatto. Nemmeno i suoi lettori sono da biasimare. Romanzo dopo romanzo si appassionano alle storie narrate da Scurati, ai suoi discorsi, alle sue emozioni.

Come tutti i fan, anche i lettori di Scurati chiedono il bis. Bis. BIS. E Scurati li accontenta!

Quelli che gli stolti chiamano auto-plagi sono dei calchi. Non lo sanno forse quegli sciagurati che è il contesto a dare la misura del valore letterario di un testo? Esempi: facile per noi, ora, dare contro il fascismo. Ma fatelo nell'anno 1925… e non è finita qui. I calchi generano echi, rimandi. Praticamente degli ipertesti 1.0.

E qui il valore di Scurati raddoppia. Ecco, ci risiamo col numero due.

Perché AS non si limita a riproporre quanto ha già scritto, autocitandosi, ma rimaneggia il materiale già lavorato. Come un marmista che libera dal peso della pietra inerte un'opera d'arte. Come diceva Borges:

Che cosa sono le molte traduzioni dell’Iliade (…) se non diverse prospettive di un fatto mobile, se non un lungo sorteggio sperimentale di omissioni e di enfasi? Non è strettamente necessario cambiare lingua; questo deliberato gioco dell’attenzione non è impossibile all’interno di una stessa letteratura. (…) Non possono esserci che abbozzi (Prologhi, 1975)

Ogni volta che racconti la stessa storia, stai raccontando una storia diversa. Scurati lo sa. Borges lo sapeva. Aggiunge Borges qualche riga dopo:

Il concetto di testo "definitivo" corrisponde soltanto alla religione o alla stanchezza (Prologhi, 1975).

Scurati lo sa. Borges lo sapeva. E voi?

Buona settimana.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

7 Commenti
  1. A parte gli errori di grammatica “E Scurati GLI accontenta”, che magari era LI…
    Trovo questo articolo un po’ fazioso. Dare dello stolto a chi pensa sia “plagio” quello di Scurati è altrettanto stolto. Proprio perché non si può parlare di “calchi”.
    I calchi si possono fare tra altri autori, come King in Shining CALCA Poe e la sua Maschera della morte rossa, ma calcarsi da solo, sostanzialmente, è impossibile. Un auto-calco si chiama “non sapere cosa scrivere e ricopio quello che avevo già scritto”.
    Benissimo, hai citato l’Iliade e Borges ecc.. ma quegli autori (che mi domando come si faccia poi ad accostare Borges e Omero a Scurati… ma vabbè) non usano mai le stesse parole per esprimere magari concetti molti simili tra libro e libro. Almeno lo scrittore dovrebbe avere il buon senso di cambiare qualcosa.
    Come quando sei a scuola e devi consegnare una ricerca, che scopiazzi da Wikipedia ma almeno, per una questione anche di etica morale, qualche frase la cambi, o almeno l’ordine di qualche parola. Scurati non fa nemmeno quello.
    E che sia arrivato secondo al Premio Strega è altrettanto uno scempio. Non solo perché ci arrivano sempre gli stessi scrittori, ma perché ci arriva con un libro che si è autoscopiazzato. E poi come pretendeva di arrivare primo se con quello che ha “calcato” era arrivato secondo?

  2. Grazie per la segnalazione, ora correggo.

    Chiaramente il paragone con wikipedia non sta in piedi.

    Il contesto fornisce il senso del testo, al di là dell’autore.

  3. Qualche contesto.
    Il mio paragone con Wikipedia è sicuramente più azzeccato di quello con Borges e Omero.
    Un articolo fazioso, di parte, poco oggettivo. Non definire il lavoro di Scurati un “plagio”, su un sito come Finzioni poi, è disarmante. Soprattutto se si parla di “calco”, termine del quale forse allora non c’è una conoscenza approfondita.

  4. “Come quando sei a scuola e devi consegnare una ricerca, che scopiazzi da Wikipedia” implica il rapporto studente-insegnate, implica copiare materiale altrui senza citare la fonte, implica non rispettare le regole del gioco, cioè che i gli elaborati sono uno strumento di (auto)valutazione nel contesto dell’istruzione ecc ecc…

    Scurati, evidentemente, andava fiero di quello che aveva scritto e aveva voglia di riproporlo.

    Tra l’altro tu scrivi ” qualche frase la cambi, o almeno l’ordine di qualche parola. Scurati non fa nemmeno quello”. Questo è totalmente sbagliato, le variazioni ci sono http://www.satisfiction.me/antonio-scurati-se-al-premio-strega-va-in-onda-lautoplagio/

    I Fratelli Coen, Tarantino ma anche Bukowski sono autori che ripropongono in continuazione lo stesso materiale, con qualche variazione sul tema. Cosa dici “Bukowski si copiava da solo?”. Non mi sembra.

  5. Ripeto: non ho mai visto nessuno degli autori da te citati ASSOLUTAMENTE riportare pezzi di testi o di film interamente uguali ad altri precedenti.

    Il rapporto insegnante-studente è lo stesso che c’è tra scrittore-lettore. Se leggo un libro e mi accorgo che lo scrittore non ha nemmeno avuto la forza di scrivere nuove pagine, io sinceramente ci rimango male, mi arrabbio. Dove va a finire il patto implicito tra autore e lettore?
    Senza contare che il mio paragona è provocatorio e non “specifico”. Il mio intento era paragonare, più che il gesto in sé, la figura proprio di Scurati che pare un bambino delle elementari che non ha nemmeno voglia di riscrivere qualche pagina.

    Una cosa del genere non si può proprio vedere in un candidato allo Strega, cosa che falsa il concorso in generale e la serietà dell’autore stessa.
    Ma poi dai, ci stiamo prendendo in giro? “Le variazioni ci sono”. Quante? 2 parole ogni 10 righe. Ma cosa è? Stiamo giocando alle differenze?

    Una cosa del genere per me è deplorevole, per la letteratura italiana, per lo Strega e per lo scrittore. Un po’ pure imbarazzante per chi ha scritto l’articolo. Che tanto anche se non lo scriveva che era amico di Scurati, si capiva lo stesso, vista l’arringa.

  6. Ora non ho con me i romanzi e i racconti di Bukowski (potrei averli per il weekend). Ti assicuro che racconta più volte, in diversi libri, le stesse storie. Come quella volta che stava scopando e gli è caduto un vado in testa. Oppure la storia che dopo è finita anche nel film Barfly è presente sia in Factotum sia in un racconto.

    Nel film “Il grande Lebowski” Bunny ha lo stesso cognome di un personaggio di Fargo (sia del film, sia della recentissima serie): Knudssen.

    Su Tarantino bisognerebbe aprire un capitolo a parte, ma Iene-Pulp Fiction- True Romance e Bastardi senza gloria sono legati a doppio filo. Nomi e situazioni ricorrenti. Per non parlare delle inquadrature… http://vimeo.com/37540504

    “Il rapporto insegnante-studente è lo stesso che c’è tra scrittore-lettore.” Ecco, su Finzioni non crediamo che questo sia vero. Essere uno scrittore non conferisce nessun titolo di insegnamento. A meno che poi qualcuno non inizi a dire Scurati sì, Fabio Volo no, Moccia sì, Omero no.

    Poi il fatto che sia stato candidato allo Strega è temporalmente successivo al fatto che Il padre infedele abbia dei calchi, così facendo antempoi l’effetto alla causa. Non puoi dire “Una cosa del genere non si può proprio vedere in un candidato allo Strega”, perché non è che il libro è stato scritto con l’intento di finire nella cinquina finalista.

    Però riconosco che sull’argomento ci possono essere differenze di vedute.