Il dottor Kim

È morto il dittatore nordocoreano Kim Jong Il, che nel link vediamo mentre "vede delle cose". Molti di noi non se lo sono mai calcolato, perché la Corea del Nord non ha molti rapporti con l’Italia. Ma ho un caro amico la cui fidanzata è sudcoreana, e una volta ci ha spiegato che là il clima è molto diverso, ça va sans dire.

La prova è che la borsa della Corea del Sud è scesa di 3,5 punti, oggi. Il che rappresenta più o meno un momento di incertezza, ma facciamo un passo indietro. La storia della Corea del Nord (e prima ancora della Corea) è la storia di un piano inclinato verso una miseria desolante. Finita la guerra (in realtà mai finita, visto che è stato firmato un armistizio, ma non una pace) nel '53, la parte nord della penisola è rimasta comunista, mentre la parte sud ha sviluppato un regime liberale e democratico. La ragazza del mio amico mi ha detto che al 38° parallelo, dove c'è il confine tra i due stati, dal lato nord coreano si legge “Corea” mentre da quello sud si legge “USA", per i nordcoreani.

Dalla fine della guerra al 94 ha dominato Kim Il Sung, un tipetto poco raccomandabile: ha potenziato l’esercito a discapito dell’economia, che, nonostante fosse cresciuta a ritmi vertiginosi nei primi anni ha mostrato tutta la sua debolezza con il passare del tempo: sono un paese in carestia del 1995. Come se non bastasse ha iniziato a farsi adorare come una divinità, praticamente. Tanto che ancora adesso risulta essere il Presidente della Corea, nonostante sia già morto.

Suo figlio, Kim Jong Il, quello morto sabato, ha seguito le orme del padre sviluppando l’atomica, nel gelo della comunità internazionale. Un comunicato ci ha informato che “ha avuto un infarto dovuto al troppo lavoro”. Ora il successore è il terzogenito del de cuius, da qui l’incertezza dei mercati finanziari: il terzo Kim continuerà la politica di forza e bellicista dei suoi parenti?

La storia della Corea del Nord è anche la storia di molti che scappano da quel paese per non tornarci mai più, come i giocatori della nazionale. Tutto questo mi ha ricordato un po’ le parole di Boris Pasternak, o meglio, non proprio quelle del mancato Premio Nobel, ma del suo personaggio più famoso, il dottor Jurij Andrèevič Živàgo, Jury, per quelli che hanno letto il romanzo. Ecco cosa mi ero segnato, (pag 242, Feltrinelli):

Allontanatevi di centro verste ( circa un miglio n.d.r.) dalla linea ferroviaria. Dappertutto continue rivolte contadine. Contro chi? Domanderete voi. Contro i bianchi e contro i rossi, a seconda del potere che è stato instaurato. Voi direte: oh, naturale, il contadino è nemico di ogni ordine, non sa nemmeno lui che cosa vuole. Scusate, aspettate a cantar vittoria. Lo sa meglio di voi quello che vuole, solo che non è quello che vogliamo noi. Quando la rivoluzione lo ha svegliato, ha creduto che si realizzasse il suo sogno secolare di una vita autonoma, di un’esistenza anarchica nel suo podere lavorato con le sue braccia, senza dipendere da estranei e senza obblighi verso chicchessia. E invece, dalla morsa della vecchia statalità abbattuta è caduto sotto il potere incomparabilmente più aspro del superstato rivoluzionario. Voi dite che i contadini stanno bene. Voi, mio caro, non ne sapete nulla e, a quanto vedo, non volete nemmeno saperlo.

In Corea del Nord si fa la fame e il potere politico-militare se ne dimentica ogni giorno che passa. Vediamo di non dimenticarcelo anche noi fino alla prossima morte illustre. Ce l'aveva insegnato Pasternak, 54 anni fa: la rivoluzione crolla su se stessa generando uno stato militare, dove non è più possibile né amare né, tanto meno, vivere. Buon Natale, ci sentiamo lunedì.

Andrea H. Sesta

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.