La barbiera di Siviglia

Sogni d’oro è un bel film di Nanni Moretti, premiato con il Leone d’argento a Venezia, nel 1981. Nel film Michele Apicella, il protagonista alterego del regista, sogna una discussione tra sé e un altro regista. Un dibattito in una tribuna simil-elettorale, in cui entrambi i registi hanno del pubblico alle spalle. Rimasto a corto d’argomenti, Michele Apicella, su invito di un suo consigliere, inizia ad apostrofare l’avversario con una serire d’improperi in romanesco. Qui l’estratto.

Era l’attacco finale, e la sentenza del pubblico decreta la vittoria del match. E voi direte “ma qui non parlate di letteratura?”. E io vi risponderò “sì, proprio ora”. Il presidente della giuria, a Venezia, quell’anno era Italo Calvino. Contenti? Non ancora? Allora andate su sito di Habemus Papam e scoprite come vincere tutti i libri del catalogo Fandango (ne abbiamo già parlato, avete tempo fino ad oggi!)

Dicevamo… 1981! amiche lettrici e amici lettori. Il tono che la campagna elettorale per le amministrative ha raggiunto in questi giorni, è arrivato a quei livelli. Offese e calunnie. Prendete l’infelice mossa che l’attuale sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha fatto mercoledì nel dibattito andato in onda su Sky contro il candidato sindaco Giuliano Pisapia. A 10 secondi dalla fine del programma, la signora Brichetto ha parlato di una condanna di Pisapia per furto d’auto. Peccato che Pisapia sia stato assolto con formula piena. Ma il tempo per il dibattito era scaduto, nessuno spazio per nessuna replica, e la frittata ormai era fatta.

Il Barbiere di Siviglia è un melodramma buffo, in due atti, scritto da Gioachino Rossini su libretto di Cesare Sterbini, che a sua volta si è ispirato alla commedia di Beaumarchais. La storia è presto detta: Il Conte d’Almaviva ama Rosina, che però è sotto le grinfie del tutore, don Bartolo. Il Conte chiede aiuto a Figaro, il barbiere factotum di Siviglia, che decide d’aiutarlo e gli consiglia di fingersi Lindoro, un soldato. Intanto Don Basilio, amico di Bartolo, sa che il Conte D’Almaviva ha delle mire su Rosina, così consiglia a Bartolo di calunniarlo.*

«La calunnia è un venticello,

un'auretta assai gentile

che insensibile, sottile,

leggermente, dolcemente,

incomincia a sussurrar.

Piano, piano, terra terra,

sottovoce, sibilando,

va scorrendo, va ronzando

nelle orecchie della gente

s'introduce destramente,

e le teste ed i cervelli

fa stordire e fa gonfiar.

Dalla bocca fuori uscendo

lo schiamazza va crescendo,

prende forza a poco a poco,

vola già di loco in loco;

sembra ti tuono, la tempesta

che nei sen della foresta

va fischiando, brontolando

e ti fa d'orror gelar.

Alla fin trabocca e scoppia,

si propaga, si raddoppia

e produce un'esplosione

come un colpo di cannone,

un tremuoto, un temporale,

un tumulto generale,

che fa l'aria rimbombar.

E il meschino calunniato,

avvilito, calpestato,

sotto il pubblico flagello. 

per gran sorte a crepar.»

Volete sapere se la calunnia avrà i suoi effetti? Ottimo motivo per leggervi il libretto, o andare all’opera. Nei processi, negli USA, prima di una deposizione si dichiara di «dire tutta la verità, nient’altro che la verità.» Raccontare una mezza verità equivale a mentire. E non è il caso di votare chi mente, no?

Andrea H. Sesta

*se vi interessa la versione degli Elii, allora andate qui.

 

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

2 Commenti
  1. Bello, in un post solo mi avete citato Nanni Moretti, Italo Calvino, Milano, Rossini e gli Elio e le Storie Tese! Grazie, ora sono contenta!
    😀