In memoria di Paul Walker

Paul Walker, figlio, padre, attore e amico, è morto. In momenti come questo la letteratura fornisce conforto. E lo fa in due modi: universalizzando e sintetizzando il dolore. Un dolore universalizzato e condiviso è, in termini antropologici, molto più facile da accettare rispetto ad una tragedia individuale.

Allo stesso modo, questa (con)divisione del dolore è la chiave dell'accettazione: ciò che percepiamo come "comune" è  è molto più tollerabile di ciò che è visto come singolare. Soffriamo in tanti, ma in insieme.

Quindi accettiamo di buon cuore la poesia che Vin Diesel scriverebbe per Paul Walker, se volesse parafrasare In morte di fratello Giovanni, di Ugo Foscolo.

In morte del fratello Paul

Un dì, s’io non andrò sempre driftando
di gente in gente, me vedrai seduto
sul tuo sedile Sparco, o fratel mio, gemendo
il fior de’ tuoi gentili anni caduto.

Il nitrometano esaurito, la Honda Civic traendo,
parlan di me con le bronzine che hai fuso:
ma un quarto di miglio alla volta vivendo;
da lunge i miei tetti saluto,

sento gli avversi agenti FBI, e le secrete
cure che al viver tuo furon tempesta,
e prego anch’io nel tuo porto quiete.

Questo di tanta NOX oggi mi resta!
folla urlante, la Dodge Charger rendete
allora al petto di Mia Toretto mesta.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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