Radical Chic a chi?

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La settimana scorsa ho saltato il turno. Chiedo scusa, ma ero a Cuba per lavoro e, come saprete, da lì la connessione internet non è il massimo. Ma già sabato ero a casetta e, vinto il jet leg con la sola forza di volontà, domenica alle 14.00 ero già in piazza per la manifestazione Se non ora quando? Ad un certo punto, sul palco a Verona, ha preso la parola Michela Murgia, e mentre parlava, mi sono segnato parti del suo il suo discorso, ha detto: « è il linguaggio della vittima che legittima il linguaggio dell’aggressore».

Dal palco tutte le oratrici (e un liceale – oratore) hanno ribadito un concetto chiave: quella manifestazione non era contro qualche tipo di donna, ma contro quel insopportabile rapporto che si è venuto a creare tra sesso e potere. Favori sessuali in cambio di privilegi: regali, soldi ed elezioni. La Murgia, con le sue parole, ha mostrato un altro punto della questione, facendo notare che il problema non è solo di sfrutta, ma anche di chi si fa sfruttare, e di chi tace. Durante la guerra di secessione, ha ricordato, negli Stati Uniti, ci sono stati degli schiavi che hanno lottato al fianco dei sudisti. Le circostanze storiche sono diverse, ma l’immagine calza a pennello.

Ma mentre lei e le altre oratrici (e un oratore) erano sul palco, e la piazza si riempiva di persone, qualcuno, un ministro dell’istruzione, ha avuto la brillante idea di liquidare tutta la manifestazione con un «solo poche radical chic». Ecco. Chissà se la Gelmini sa dove quel termine è nato? Cosa significa Radical Chic?

Il termine è stato inventato da quel genio di Tom Wolfe, ed è apparso per la prima volta nel giugno del 1970 in un suo lungo articolo pubblicato sulla rivista New York, titolato Radical Chic: That Party at Lenny’s. Il giornalista ha raccontato di una raccolta fondi che il pianista Leonard Bernstein ha organizzato per il gruppo delle Black Panthers, degli attivisti per i diritti dell’autoaffermazione dei neri d’America. Tutto l’articolo, in inglese, lo trovate qui e qui. Wolfe si diverte a prendere in giro e smascherare tutte le contraddizioni di questo gruppo di affermati intellettuali: prima di Leonard, altri del suo giro hanno avuto modo di organizzare altre feste, ma si erano dimenticati di lasciare la giornata libera ai loro domestici, di colore. L’altro grande problema è come riferirsi ai Black Panthers:  «When talking to one’s white servants, one doesn’t really know whether to refer to blacks as blacks, Negroes, or colored people. When talking to other… well, cultivated persons, one says blacks, of course. It is the only word, currently, that implicitly shows one’s awareness of the dignity of the black race. But somehow when you start to say the word to your own white servants, you hesitate. You can’t get it out of your throat.» Problemoni, insomma.

I Radical Chic, quelli definiti da Wolfe, sono quelli che, chiusi nei loro salotti, appoggiano a parole alcuni argomenti rivoluzionari, e magari sono pure disposti a staccare ingenti assegni dai loro blocchetti, ma i RC non scendono in piazza. Da un lato si mostrano veramente coinvolti nella causa che decidono di abbracciare, ma dall’altra esibiscono questa allenaza perché è alla moda. Esempi: Pamela Anderson e Marina Ripa di Meana. Non scendono in piazza, al massimo si agitano nei salotti, televisivi o meno.

Definire «poche Radical Chic» chi era in piazza sabato è una forma di disinformazione: sui numeri fa ragione la matematica (almeno un milione di persone) e sulla qualità della gente presente, la definizione stessa dell’epiteto.

Andrea Sesta

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

4 Commenti
  1. Proprio come i Radical Chic si interessano a cause importanti solo per moda, per assurdo ora l'epiteto Radical Chic è diventato di  moda e viene usato talmente fuoriluogo ed a caso che qualcuno addirittura lo considera un complimento!

  2. E' quello che ho pensato io stessa sentendo la boutade della Gelmini, solita ignorante.