Ricordarsi che

Certo, la giornata della memoria è solo una giornata, mentre la memoria dovrebbe continuare sempre. Oltre le commemorazioni e il rispetto davanti al dramma della persecuzione degli ebrei ad opera del nazi-fascismo, spesso torna l'argomento "una giornata, solo una giornata, dovrebbe essere così tutto l'anno". È un bene che se ne parli ed un bene che il ricordo venga tenuto vivo. Inoltre credo che tutti abbiamo cose più importanti a cui pensare, prima di entrare nel dibattito "giorno sì, giorno no".

Ma perché vi sto dicendo questo? Prima leggiamo due righe tratte da La notte, il racconto autobiografico di Elie Wiesel, un sopravissuto di Buchenwald. Lui era un ragazzo, suo padre intanto stava morendo letteralmente di fatica e malnutrizione.

– È tuo padre quello lì? – mi domandò il responsabile del blocco.
– Sì.
– È molto malato.
– Il dottore non gli vuol far nulla.
Mi guardò negli occhi:
– Il dottore non gli può far nulla. E neanche tu.
 
Appoggiò la sua grande mano pelosa sul la mia spalla e aggiunse: – Ascoltami bene, piccolo; non dimenticare che sei in un campo di concentramento. Qui ognuno deve lottare per se stesso e non pensare agli altri. Neanche al proprio padre. Qui non c’è padre che tenga, né fratello, né amico. Ognuno vive e muore per sé, solo. Ti do un buon consiglio: non dare più la tua razione di pane e di zuppa al tuo vecchio padre. Tu non puoi fare più nulla per lui, e così invece ti stai ammazzando. Tu dovresti al contrario ricevere la sua razione… Lo ascoltai senza interromperlo. Aveva ragione, pensavo nell’intimo di me stesso, senza che osassi confessarmelo. Troppo tardi per salvare il tuo vecchio padre, mi dicevo. Potresti avere due razioni di pane, due razioni di zuppa…

Il ragazzo, pur essendo una vittima, è talmente immerso nella disperazione che è arrivato al calcolo matematico (ultimo appiglio razionale davanti all'orrore): senza il padre avrebbe avuto più cibo a sua disposizione. Paradossalmente questo è lo stesso ragionamento nazista: la "soluzione finale" non era che la risposta più logica alla necessità di purificare la razza senza far pagare i costi delle "razze inferiori" al popolo tedesco.

Tra tutte le cose che si possono dire oggi, credo che sia bene ricordare anche questo: se anche chi è vittima si dimentica di esserlo, schiacciato da un presente troppo presente, forse perché troppo debole per continuare a combattere, forse perché non c'è più nulla da fare, è proprio in quel momento che lo non possiamo abbandonare. Per questo non possiamo abbandonare il ricordo di quello che è successo. È proprio in quel momento che la memoria conta.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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