Schivare i proiettili

Quando ieri sera, sulla galleria foto di repubblica.it, ho notato che un indiano di 16 anni ha risolto un problema che ancora 350 anni fa Isacco Newton non era riuscito a risolvere, ho pensato “Grande Giove!”. Poi ho deciso di andare a fondo sulla questione, ma nei giornali italiani tutto quello che ho trovato è stato soltanto la notizia così come ve la sto dicendo ora.

Ma stamattina, dopo una bella doccia e una colazione proteica, sono corso subito in redazione a Finzioni, per sfogliare i maggior quotidiani internazionali e non, cercando qualche informazione di più su questa notiziona. Ecco, alcuni di voi stanno già dicendo “meh, non mi interessa”. Ma non capite. Non stiamo parlando di una rivoluzione ok, ma del fatto che uno sbarbatello ha risolto quello che fior fior di matematici e fisici teorici non erano mai stati in grado di fare. Chi glielo spiega a Sheldon Cooper?

Shouryya Ray, il ragazzo indiano che vive a Dresda da anni, ha risolto due problemi di dinamica e meccanica. Ha creato una formula in grado di calcolare il percorso in volo di una pallottola e può predire con che angolo incontrerà il muro, a che velocità e soprattutto l’angolo con cui dal muro continuerà la sua traiettoria. Non è semplice come credete, perché ci sono due belle variabili in gioco: la gravità terrestre e la resistenza dell'aria.

Prima di un paio di giorni fa, non era possibile, tuttavia. Non esisteva una formula, ma sono montagne di calcoli fatti per approssimazione. Quando il professore gli ha detto “È impossibile”, parlandogli dei problema posto da Newton, lui ha pensato “Ora lo vediamo se è impossibile.”

Sapete chi altri se ne infischiava dei barbosi professori che dicevano “È impossibile?” Galileo Galilei. Tre settimane fa, quando Paolini ha portato in televisione lo spettacolo teatrale dedicato allo scienziato-filosofo, ho sentito una poesia, che testé vi ripropongo. Scherzando, e rifacendosi alla tradizione degli stornelli toscani, Galileo dice che non c’è bisogno della toga e si immagina il tempo in cui non era necessaria, diciamo.

E ti fo confessare a tuo dispetto,
Che ‘l sommo ben sarebbe andare ignudo.
E perchè vegghi che quel ch’io ho detto
È chiaro e certo e sta com’io lo dico,
Al senso e alla ragion te ne rimetto.
Volgiti a quel felice tempo antico,
Privo d’ogni malizia e d’ogni inganno,
Ch’ebbe sì la natura e ‘l cielo amico;
E troverai che tutto quanto l’anno
Andava nud’ognun, picciol e grande,
Come dicon i libri che lo sanno.

Non ch’altro, e’ non portavon le mutande,
Ma quant’era in altrui di buono o bello
Stava scoperto da tutte le bande.
E così ognun, secondo il suo cervello,
Coloriva e ‘ncarnava il suo disegno,
Secondo che gettava il suo pennello;
Nè bisognava affaticar l’ingegno
A strolagar per via d’architettura,
O ‘ndovinar da qualche contrassegno:
Non occorreva andar per cognettura,
Perchè la roba stava in su la mostra,
E si vendeva a peso e a misura.
Tutta la poesia è abbastanza lunga, ma la troverete qui, si intitola Capitolo contro 'l portar toga. Non è necessario che vi spieghi che la toga è anche un'allegoria del potere accademico, vero? E come dargli torto, del resto. Tra l'altro, se proprio volete trovarci anche una morale più legata alla lettura, prendetela così: quando leggere una pessima recensione di un libro, ma una vocina dentro la vostra testa vi dice "non so perché, ma voglio leggerlo lo stesso", leggetelo lo stesso. Cosa vi può andare storto? Buona settimana!

 

 

p.s. ora sarà possibile schivare i proiettili, come in Matrix. Oppure potremmo far rimbalzare i proiettili come Xena faceva rimbalzare il suo disco fatto di lame rotanti.

 

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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